15 Aprile 2026 - mercoledì

Nei mesi di discussione e preparazione che hanno preceduto il lancio di TUTTI Europa 2030, erede di quel TUTTI che negli anni ‘70 riuniva le giovani e i giovani che si battevano per un’Europa vivibile e solidale, si è parlato molto di inclusione. Chi siamo noi e dunque a chi parliamo? A chi vogliamo dare voce in questo nostro spazio, che punta ad alimentare lo scambio, a diffondere idee progressiste e ad incanalare le forze per un futuro più giusto ed equo? Come evitare il rischio di parlare al nostro riflesso nello specchio?

La conversazione si è presentata in varie forme e modi, ossia non sempre come riflessione cosciente sul tema. Molto più spesso ci siamo inciampati trasversalmente, parlando di progetti e iniziative per esempio, del nome che abbiamo scelto per la nostra associazione (perché TUTTI e non TUTT* o TUTTƏ come diremmo noi millennials?) o della composizione del nostro direttivo, ma anche nelle riflessioni circa i danni della pandemia e dunque la destinazione degli investimenti resi disponibili da Next Generation EU.

Del resto, questo non dovrebbe sorprendere: l’inclusione non è qualcosa che si può mettere in un cassetto o tirare fuori all’occorrenza. Essere femminista, per esempio, non è qualcosa che si manifesta quando ci diciamo al fianco delle donne, ma un modo di condurre la nostra esistenza tutti i giorni, di trattare e di pensare alle persone con cui abbiamo a che fare – si, anche gli uomini! – indipendentemente dal fatto che esse ci piacciano o meno, di scegliere di mobilitarci per alcune battaglie sociali oppure di non farlo.

Nel numero di apertura, io stessa parlavo dell’importanza di incoraggiare la partecipazione dei giovani al dibattito pubblico, come uno dei molti aspetti su cui lavorare per rendere tale dibattito più sano, costruttivo e variegato, riferendomi in maniera esplicita anche a chi si identifica in diversi orientamenti religiosi o sessuali, alle diverse etnie, appartenenze di censo, provenienza geografica, abilità fisica e mentale.

Proprio seguendo questo spirito, dunque, a valle di numerose conversazioni e confronti, abbiamo deciso di eliminare le categorie “donna” e “giovani” dal nostro sito.

Vogliamo parlare di donne e con le donne sempre, non dentro un perimetro;

vogliamo parlare di giovani e con i giovani sempre, non quando è il loro turno.

Soprattutto, lungi dal negare la necessità di interventi mirati dove l’esclusione è un problema sistematizzato, vogliamo oggi prendere una posizione: parlare di donne e giovani, con le donne e con i giovani, a proposito di tutti i temi che riguardano la nostra società, alla quale crediamo di appartenere con pari dignità e voce in capitolo senza eccezioni.

Non smettiamo quindi di trattare i temi che riguardano o che colpiscono principalmente specifiche categorie. Al contrario, oggi scegliamo di condividere il peso di questi temi in maniera paritaria, abbattendo il recinto, e facendocene carico. Riconosciamo, cioè, con questo piccolo atto simbolico, che vogliamo portare avanti le battaglie per la partecipazione in un fronte comune, in maniera unita e condivisa tra tutte e tutti… Anzi, condivisa tra TUTTI!

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Sono figlia di una storica redattrice di TUTTI, da cui origina il progetto Tutti Europa 2030. Sono nata in Campania, cresciuta a Roma ma girovago per vocazione. Vivo a Berlino dove lavoro come product manager nel settore farmaceutico. Ho scritto e pubblicato racconti brevi su riviste letterarie, oltre a due romanzi foto-letterari (Song of Mourning e Song of Leaving – ed. Epoke). Tra il 2019 e il 2020 sono stata la coordinatrice cittadina di Volt Firenze, capitolo cittadino di Volt Europa, il primo partito paneuropeo. Oggi coordino il team Pubbliche Relazioni per conto di Volt Italia. Nel 2021 lancerò il mio podcast per parlare dei cambiamenti eccezionali della nostra epoca, dell’impatto che hanno avuto sulla nostra vita quotidiana, e del futuro che ci piacerebbe abitare.

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