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    Home»Inchiesta Europa post Covid»Un calcio al Patto di “instabilità”
    Inchiesta Europa post Covid

    Un calcio al Patto di “instabilità”

    Rodolfo RuoccoDi Rodolfo RuoccoFebbraio 20, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Patto di stabilità al giro di boa. Mai più un bagno di sangue come in Grecia. Almeno è questa la speranza. Nel 2015 vinsero i rigoristi dei conti pubblici e la commissione europea, sulla spinta decisiva della Germania, impose severe regole di bilancio per il salvataggio di Atene. I costi sociali furono altissimi: per risparmiare chiusero ospedali, furono tagliate le pensioni, ridotti i dipendenti pubblici. Esplose la disoccupazione e la povertà.

    Patto di stabilità, Mario Draghi ed Emmanuel Macron
    Mario Draghi ed Emmanuel Macron

    Adesso l’Europa vuole voltare pagina in un momento particolarmente difficile, mentre è aperta la crisi dell’Ucraina, mentre c’è il rischio dell’invasione russa con Biden e Putin che mostrano i muscoli. L’euro, adottato da 19 paesi sui 27 componenti l’Unione europea, ha tagliato il  traguardo dei 20 anni di vita. Cominciò a circolare nei portafogli il primo gennaio 2002. e molto c’è da rivedere. Bruxelles prepara la riforma la riforma del Patto di stabilità per l’euro, la formula rigorista per la moneta unica basata su deficit minimi di bilancio (3% del reddito nazionale) e debito pubblico contenuto (60%). La Francia punta a rivedere il Patto di stabilità entro l’estate, al massimo entro l’autunno. Emmanuel Macron e Mario Draghi hanno capovolto la vecchia impostazione. Il presidente della Repubblica francese e il presidente del Consiglio italiano hanno raggiunto un accordo sulla nuova filosofia per l’euro: il debito pubblico deve scendere con la crescita economica e non «attraverso tasse più alte o tagli alla spesa sociale insostenibili».

    Il ministro dell’Economia francese Bruno La Maire è stato chiaro nella riunione dell’Eurogruppo di metà gennaio: «Il Patto deve essere anzitutto di crescita, la crescita deve venire prima della stabilità». In sintesi: l’Unione europea deve essere prima di tutto solidale, deve investire con fondi comuni nei settori strategici (ambiente, innovazione, tecnologie digitali, infrastrutture, sanità, istruzione) per ricostruire l’economia devastata dal Covid 19.

    Macron punta molto su questo progetto (il 10 aprile dovrà affrontare le elezioni presidenziali). Vorrebbe realizzare, o comunque preparare, la riforma del Patto di stabilità entro l’estate, entro il suo semestre di presidenza della Ue (è iniziato a gennaio e terminerà a giugno). L’Italia la pensa nello stesso modo. Paolo Gentiloni ora è «più ottimista». Il commissario europeo per l’Economia ha commentato positivamente l’incontro dell’Eurogruppo: «Ci sono sinceri sforzi di trovare un punto d’intesa» per «scrivere questa nuova storia insieme».

    L’obiettivo è assestare un calcio al Patto di stabilità che ha causato troppa “instabilità”. Ha provocato gravi danni economici, sociali e politici tirando la volata ai partiti populisti, ai sovranisti anti europei. Ma non sarà facile riformare il Patto di stabilità. Rischia di ripetersi lo scontro tra i paesi ricchi e “frugali” del Nord (guidati un tempo da Berlino) e quelli deboli e “spendaccioni” del Sud (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo).

    Patto di stabilità, Olaf Scholz
    Olaf Scholz

    Christian Linder, falco del governo tedesco, ha puntato i piedi all’Eurogruppo sulla necessità di tagliare il debito pubblico dei vari Stati: «Il Patto di stabilità ha mostrato di essere flessibile durante la crisi». Il ministro liberale tedesco delle Finanze si è rivolto al collega francese: «Io e Bruno siamo politici realistici e non siamo sognatori». E dietro il ministro tedesco si sono schierati altri antichi alleati dei “paesi frugali” come l’Austria.

    Certo il liberale Linder non è il socialdemocratico Olaf Scholz, il nuovo cancelliere della Repubblica federale tedesca. Scholz, a capo di un governo di coalizione con liberali e verdi, sostiene una politica economica espansiva in favore dei lavoratori e dei ceti popolari. Difficilmente appoggerà la linea del rigore quando si discuterà la riforma del Patto di stabilità, sospeso due anni fa sotto i lugubri colpi del Coronavirus. Del resto un programma finanziario espansivo e non rigorista è anche nell’interesse di Berlino: la Germania negli ultimi mesi del 2021 ha addirittura conosciuto i morsi della recessione causata dalla pandemia (le varianti Omicron e Delta hanno colpito duro), dal caro energia e dalla penuria di semiconduttori per la sua potente industria.

    Patto di stabilità, Christine Lagarde
    Christine Lagarde

    Il cancelliere ha il difficile compito di succedere ad Angela Merkel, dovrà anche fare i conti con le spinte della finanza tedesca favorevoli a bloccare la politica espansiva della Banca centrale europea. C’è chi chiede di alzare i bassissimi tassi d’interesse. La Merkel solo due anni fa, con l’arrivo del virus, disse sì alla messa in comune di una parte dei debito pubblico abbattendo un antico tabù tedesco. C’è chi protesta contro gli Eurobond sdoganati solo con l’arrivo della pandemia dopo anni di veti della Germania. A marzo la Bce presieduta da Christine Lagarde concluderà il piano d’acquisti straordinario di titoli del debito pubblico dei vari paesi per contrastare il Coronavirus (Pepp), anche se proseguirà nel programma di allentamento monetario (“quantitative easing”) avviato nel 2014 dall’allora presidente Draghi. Non saranno mesi semplici per i paesi europei con un alto debito pubblico come l’Italia soprattutto se la Bce aumenterà i tassi d’interesse per la rapida risalita dell’inflazione.

    Tuttavia anche Scholz è sul chi vive. Anche la parsimoniosa Germania ha aperto i rubinetti del debito pubblico per affrontare i costi del Covid e ha la necessità di rilanciare lo sviluppo. La Repubblica federale tedesca, un tempo la locomotiva d’Europa, ha chiuso il 2021 con un aumento del reddito nazionale basso: appena il 2,8% contro il 6,3% dell’Italia (per l’Istat è il 6,5%) e il 7% della Francia.

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    Rodolfo Ruocco

    Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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