La rielezione di Ursula Von der Leyen alla presidenza della Commissione ha dato la stura ad una pandemia di commenti, prevalentemente riguardanti l’atteggiamento di Giorgia Meloni.
I suoi dicono che è stato un atto di coerenza non votarla, altri sostengono che ha fatto perdere importanza al nostro paese.
Ma c’è da fare una osservazione che mi sembra molto più importante.
Essersi affidata alle sinistre, ai progressisti, Verdi compresi, ha significato per la rieletta Presidente di affermare una continuità con una Europa integrata, progressista, che difende i diritti e mantiene la sua battaglia verde.
Nonostante il rafforzamento delle destre, queste battaglie devono continuare a caratterizzare l’Europa. E questo è tanto più importante, quanto più si profila la vittoria di Trump negli Stati Uniti.
Se l’America subirà una svolta reazionaria, proprio sui diritti, sulla difesa dell’ambiente e sul rispetto dei migranti come esseri umani, l’Europa rischia di rimanere l’ultimo baluardo delle democrazie sociali e progressiste.
La politica è certamente fatta di negoziati e compromessi, ma quale che sia il giudizio che diamo di Ursula Von der Leyen, dobbiamo ricordarci che l’hanno votata i partiti che vogliono una Europa sempre più coesa, forte, progressista e verde. Non sarà una battaglia facile ai nostri tempi, ma vale la pena di combatterla per non regredire nel buio della storia.

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Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

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