Grillo licenziato. Grillo fondatore del M5S, Bossi della Lega, Prodi e Veltroni del Pd. Non tira una buona aria in Italia per i fondatori di partiti: Grillo è defenestrato da Conte, Bossi è messo ai margini da Salvini, Prodi e Veltroni hanno solo un rapporto affettivo e culturale con il partito nato dalla fusione tra Ds e Margherita.
Il caso più clamoroso e recente riguarda il disarcionamento di Beppe Grillo. Lo scoppiettante comico genovese perde l’antico carisma e la sua creatura politica: non è più il garante del Movimento 5 stelle.
Non è più il garante della forza politica da lui fondata a “colpi di vaffa…” contro i partiti tradizionali, le élites, le tecnocrazie e l’Europa. Il 24 novembre giunge il primo colpo. Con un voto online gli iscritti cinquestelle ascoltano Conte: cancellata la carica di garante con il 63% di sì. Grillo contesta, chiede e ottiene una seconda votazione. L’8 dicembre con una nuova consultazione arriva la seconda batosta ancora peggiore: sì all’abolizione della figura del garante da oltre l’80% dei votanti (e sale l’affluenza).
All’assemblea costituente pentastellata di Roma passa la linea di Giuseppe Conte. Grillo licenziato due volte. Il presidente del M5S tira un sospiro di sollievo: «Ora si volta pagina…Il Movimento si rifonda». Come? L’ex presidente del Consiglio vuole «una casa democratica per tutti», basta con «l’epoca delle cacciate e delle espulsioni» e «delle decisioni padronali». Ce l’ha con Beppe Grillo considerato il “padre padrone”.
È finito il consolato Conte-Grillo durato anni. Resta un solo console: Conte. Grillo licenziato due volte usa un linguaggio criptico: «Casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte». Non si sa se darà battaglia con una scissione o se abbandonerà la politica per fare solo il comico. Certo la tensione è altissima, può succedere di tutto. L’Elevato, come si definiva un tempo l’ex garante del M5S, poco prima delle votazioni picchia duro. Si fa riprendere su un carro funebre, singolare allegoria. Dà per morti i cinquestelle: «I valori sono stati traditi dal Mago di Oz che non si fa trovare». Il Mago di Oz, un falso mago, è il soprannome affibbiato a Conte. Il grido di battaglia è: «Riprendiamoci le nostre battaglie».
Grillo intende le battaglie delle origini: il populismo, l’antipolitica, l’attacco a tutti quando il M5S era all’opposizione e si definiva “né di destra né di sinistra”. Cavalcando la protesta sociale Grillo fa diventare il M5S la prima forza politica italiana con oltre il 32% dei voti nelle elezioni legislative del 2018. Ma il trionfo fa scoppiare le contraddizioni: il mai alleanze con altri partiti è contraddetto dal governo con la Lega, poi con il Pd, quindi con Draghi, il vituperato e poi esaltato presidente della Banca centrale europea. Il no all’Europa e l’addio all’euro scompare.
Si annebbia la politica ambientalista con il sì a grandi opere come la Tap (il metanodotto che arriva in Puglia dall’Adriatico) e la Tav (la nuova linea ferroviaria Torino-Lione). Il pacifismo sull’invio di armi all’Ucraina contro la Russia è a zig-zag. A ogni marcia indietro Grillo alla fine dice sì o se ne fa promotore (come il governo assieme al Pd).
Ma i grillini al governo deludono, perdono una marea di voti, oltre i due terzi. In gran parte i loro consensi si trasferiscono nell’astensione e a destra, solo in minima parte a sinistra.
Accade l’impensabile: l’Avvocato del popolo la spunta sul comico un tempo l’intoccabile. Grillo si sfoga quando l’assemblea costituente cinquestelle abolisce la carica di garante e il limite di due mandati elettivi (i tre mandati sono fortemente voluti dal gruppo dirigente grillino per continuare a svolgere attività politica). L’ex garante accusa: «Da francescani a gesuiti». Il riferimento è a San Francesco, il santo dei poveri, dell’amore e della pace al quale ha fatto riferimento il M5S di Grillo. Però il corrosivo comico ha poca dimestichezza con la povertà. Preferisce gli agi della sua villa in Costa Smeralda, di una seconda villa a Marina di Bibbona, dell’Hotel Forum, un lussuoso albergo a cinque stelle nel centro di Roma. Non solo. C’è anche un dato economico legato al portafoglio: alt ai 300.000 euro l’anno incassati da Grillo. Certo non sono un compenso da francescano. Conte annuncia: non rinnoverà il contratto di 300.000 euro con il fondatore perché «è responsabile di una controinformazione» contro il Movimento.
Difficilmente lo scontro finirà qui. Potrebbe realizzare una scissione, una battaglia di carte bollate sul simbolo o potrebbe soltanto dedicarsi al lavoro di comico. Potrebbe anche godersi la pensione a 76 anni.
