
abate della Comunità di Deir Mar Musa,
fatta da chi ci ha trasmesso la lettera
“La democrazia è un meccanismo sociale, come tale non è né cristiano, né musulmano, né americano, né russo. Si tratta di una magnifica invenzione della razionalità umana che permette di oltrepassare le guerre. L’impegno in suo favore libera dal nichilismo, poiché è interamente volto a un bene che è più grande di te. Allora tu appartieni già al paradiso.”
Padre Paolo Dall’Oglio SJ, (Collera e luce – Emi 2013)
Paolo Dall’Oglio ha fondato nel 1991 la comunità monastica di Deir Mar Musa facendo risorgere un antico monastero sperduto fra le montagne del Qalamun siriano a 1300 metri di altitudine. Questo monastero è divenuto un saldo punto di riferimento per il dialogo islamo cristiano.
Nel giugno 2012 padre Paolo è stato espulso dalla Siria a motivo della sua netta presa di posizione contro il regime di Assad. Il 29 luglio del 2013 è stato rapito a Raqqa e da allora, di lui non si hanno notizie. La sua comunità è sopravvissuta alla guerra, al rapimento del suo fondatore, e nel 2015 al rapimento da parte dell’ISIS del cofondatore padre Jacques Mourad, (miracolosamente tornato libero ed ora arcivescovo di Homs). I monaci e le monache di Mar Musa non hanno mai lasciato il monastero e continuano con fiducia un cammino molto impegnativo; hanno accolto con gioia la caduta del regime e si impegnano come possono per far rinascere la nuova Siria. Il monastero accoglie oggi tantissimi giovani siriani che lì si recano per respirare aria di libertà.
Fra’ Jihad Youssef è l’attuale abate della comunità, qui di seguito la lettera aperta che ha scritto al nuovo presidente siriano.
Al signor Ahmad Al-Sharaa,
presidente della nuova Siria in questa fase cruciale, che la pace sia con te.
(Agostino Migone)
Fratello nell’ umanità, fratello nella cittadinanza sotto il tetto della Patria, che ella ha detto essere responsabilità di tutti costruire, e fratello nella fede nell’unico Dio, Creatore del cielo e della terra. Innanzitutto ringrazio Dio per la benedizione e il dono della libertà e per il fatto che, per la prima volta, posso scrivere queste parole senza timore di essere arrestato, ucciso o che qualcuno possa fare del male alla mia famiglia o ai miei amici. In secondo luogo, la ringrazio per il suo recente discorso che ha rivolto a me e a tutti i “fratelli e sorelle” siriani “come servitore e non come leader”. Questa espressione mi è particolarmente cara, perché è stata usata da Gesù Cristo quando si è rivolto ai suoi discepoli:” Voi mi chiamate Maestro e Signore, … (ma) io sono in mezzo a voi come uno che serve.” Lui ci ha insegnato che il potere è servizio e sacrificio e non profitto e dominio.
Scrivo queste parole guardandola negli occhi attraverso lo schermo, cercando di arrivare al suo cuore. Tuttavia, solo Dio conosce e vede i cuori. Quindi ho deciso di credere a quello che dice e di rispondere al suo invito ad “aprire un nuovo capitolo nella storia della nostra amata Patria.”
Anche io “chiedo a Dio che ci aiuti tutti a far risollevare la nostra Patria” in questa fase “di transizione”.
Sì questa è una fase cruciale e transitoria, un’occasione d’oro che nessuno ha il diritto di sprecare o trascurare. Richiede l’impegno di tutti, ciascuno secondo i propri talenti e capacità, a lavorare per il bene comune. Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è ascoltarsi a vicenda, dialogare e mettere in atto immediatamente le azioni necessarie di fronte all’emergenza, esercitando con consapevolezza e responsabilità i compiti e i ruoli che ci sono affidati, ciascuno nel proprio ambito di lavoro e dalla propria posizione.
Non ripeterò tutti i passaggi positivi del suo intervento, che sono numerosi e ispirano ottimismo, suggerendo l’inizio di una nuova era. Ma poiché ella ha chiesto a me, e a tutti i siriani, di partecipare alla “costruzione del nostro futuro nella libertà e nella dignità” permettetemi di soffermarmi su alcuni punti in uno spirito di “consultazione” e di autocritica costruttiva.
Cittadinanza e democrazia, cioè la dimensione civile e partecipativa, sono due garanzie per “costruire il futuro nella libertà e nella dignità”. La loro assenza in qualsiasi contratto sociale o sistema politico porta inevitabilmente, prima o poi, alla esclusione o emarginazione di una parte della popolazione a beneficio di un’altra o di una élite dominante.
Possa Dio proteggere il popolo siriano dall’orgoglio, dall’odio e dalla brama di potere e dominio, e concederci saggezza, dedizione e rettitudine per risollevare una nazione libera da “corruzione, nepotismo e concussione”. Solo così potrà nascere una Siria di libertà, progresso, conoscenza e civiltà, una Siria che sia un faro per i popoli, un esempio di diversità e di ricchezza umana, religiosa, etnica, linguistica e culturale.
E lode sia a Dio, Signore dei mondi, ora e per sempre, bei secoli dei secoli.
Cittadino siriano, monaco Jihad Youssef
