15 Aprile 2026 - mercoledì

 

Lo scorso 9 febbraio è stata pubblicata la “Esortazione pastorale” della Conferenza Episcopale Venezuelana (CEV). Nel bel articolo di Marcello Neri dell’Appia Institute si sottolinea che, in base alle indicazioni della Santa Sede, i vescovi hanno dovuto lavorare per giungere ad un testo concordato e condiviso.

L’incoraggiamento per il popolo venezuelano

Nel documento dei vescovi vi è un’analisi ampia ed esplicita della grave situazione in cui si trova il Venezuela e di un insieme di linee guida per un programma che riporti la democrazia, la pace e la libertà nel paese. Notiamo come con cura non sono mai nominati gli Stati Uniti, Maduro o la Presidente ad interim Delcy Rodriguez; ci si riferisce all’accaduto come “i fatti del 3 gennaio”.

Cattedrale metropolitana di Caracas (foto da Wikipedia)

Suggestivo il titolo scelto per il documento episcopale: “Spunterà la tua luce come l’aurora” (Isaia 58,8). Può sembrare la gioia per un nuovo giorno, ma se si va a cercare nella Bibbia, si trova che prima del versetto si elencano azioni giuste da compiere e poi il testo continua con “la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia e la gloria del Signore ti seguirà”.

Mi sembra dunque non solo un augurio per il futuro, ma la richiesta di operare in maniera giusta per essere confortati dal Signore e per superare i dolori, i soprusi, la povertà. Insomma un invito a girare la pagina e scrivere con nuovo impegno il futuro del paese.

Per corroborare questo “messaggio di speranza per tutto il popolo venezuelano” i vescovi ricordano un celebre passo evangelico: “Gesù seda la tempesta” (Matteo 8, 23-27), quando sulla barca investita da vento e mareggiata il Signore fece tornare il sereno sorprendendo i discepoli. L’intento è chiaro, rassicurare i tanti cattolici che “non sono soli in mezzo alla turbolenza delle onde e delle tempeste”, in questo momento buio per il loro paese.

 

Un passato doloroso

L’analisi sul passato è impietosa e coraggiosa, i vescovi citano tutte le gravi problematiche sofferte dal popolo venezuelano: “dall’impoverimento generalizzato”, “alla corruzione impunita”, alla “violazione dei diritti umani e sociali”. Poi esprimono “vicinanza e solidarietà” ai “prigionieri politici e ai loro familiari”, “ai milioni di cittadini costretti ad emigrare”, cui segue un lungo elenco di figure di persone ingiustamente colpite, fino al dolore per chi è “morto a causa di violenza”.

Conferenza stampa della CEV per presentare l’Esortazione pastorale

La Chiesa Cattolica si impegna a supportare i bisognosi e i vessati; chiede al popolo venezuelano di “evitare violenza, menzogne, odio, vendette e guerra di parole” per avviare un processo di riconciliazione per conseguire “verità e giustizia”.

Inoltre il documento ricorda che la Costituzione si basa sulla “sovranità popolare (…) che fu ignorata quando gli organi dello Stato hanno omesso di pubblicare i risultati dettagliati delle elezioni presidenziali del 28 luglio 2024”.

Infine i vescovi condannano i “gruppi irregolari che controllano vasti territori delle nostre regioni (…) e i gruppi stranieri che hanno esercitato impunemente l’estrazione illegale di risorse minerarie”.

 

Linee guida per il futuro

Il documento dei vescovi inizia la parte propositiva riportando la frase del Papa detta all’Angelus il giorno dopo l’intervento USA: “Il bene del caro popolo venezuelano deve prevalere su qualsiasi altra considerazione e portare al superamento della violenza e all’avvio di percorsi di giustizia e pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo Stato di diritto sancito dalla Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di tutti e singolarmente”.

La CEV esprime i principi cristiani: “evitare la violenza, bandire la menzogna, l’odio, il rancore, la vendetta e la guerra delle parole, lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, stabilità e concordia, con particolare attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”.

Ma ritiene opportuno anche specificare: “le risorse ottenute dalla ripresa dell’industria petrolifera siano destinate al miglioramento della qualità dei salari e all’attuazione di programmi sociali, concepiti non in un’ottica di clientelismo partitico, ma generando iniziative personali, comunitarie e imprenditoriali che garantiscano un lavoro e una retribuzione dignitosi che consentano ai cittadini di vivere e di provvedere alle necessità proprie e delle loro famiglie”.

Pompa di estrazione del petrolio (foto Wikipedia)

Infine i vescovi ipotizzano anche “un’amnistia generale” per i detenuti ingiustamente, nell’ambito di una “ferma volontà di rispettare la dignità delle persone”, anche attraverso una “riconciliazione nazionale”.

 

Considerazioni speranzose

Avevo concluso il mio articolo di gennaio sull’attacco USA in Venezuela con alcune “Considerazioni tristi”. Purtroppo si è avverato, per ora, un diretto controllo degli USA sulla produzione del petrolio. Sono state invitate pochi giorni fa 5 fra i maggiori colossi petroliferi (fra cui anche la italiana ENI) a riprendere o ampliare la loro attività nel paese. Ma quanto delle risorse guadagnate andrà davvero al popolo venezuelano? Sarà una violenta rapina?

Già in passato la Chiesa cattolica, che è molto diffusa nel paese e seguita dalla maggioranza della popolazione, era intervenuta per cercare di difendere i diritti e la libertà nel paese. Questo documento della CEV appare un vero e proprio programma per garantire il prossimo futuro del paese in modo equo e dignitoso.

Mappa giurisdizioni ecclesiastiche del Venezuela (da Wikipedia)

La Chiesa cattolica di fatto si propone come interlocutore strategico per lo sviluppo del paese. Ha già lanciato una iniziativa di preghiera e azione: “Guarire la ferita. Abbracciare la vita”, un titolo che racchiude la sintesi del citato documento, collegandosi con le parole di Isaia. Auguriamo ad essa e alle forze democratiche del Venezuela di riportare presto democrazia e benessere in un paese martoriato.

 

NOTA: un sentito ringraziamento all’amico Francesco Sisci -fondatore di Appia Institute- e a Marcello Neri che mi ha inviato il citato articolo sul documento della CEV.

 

 

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Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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