Ho passato tanto tempo a tessere l’ordito;
centinaia di fili sottili o più spessi,
accostati con pazienza, colori e sfumature,
un vivido disegno ispirato alla solennità
delle alte cime innevate e solitarie.
Milioni e milioni sono ora i nodi
di questo tappeto di emozioni realizzato
per collegare il cuore al cervello,
lo sguardo, le parole e i tanti silenzi;
per colmare il nulla del buio più profondo.
Ho appena avuto pochi giorni per rimirarlo,
per godere la sua armonia e del mio lavoro
essere soddisfatto; ma subito mi accorgo
che iniziano alcune sfilacciature, si appanna
un angolo, si confonde l’immagine voluta.
Il mio tappeto soffre il passare delle ore
e dei mesi. Invecchia rapidamente ed io non
ho più la forza e la voglia di riprendere
a tessere l’ordito, di riparare. Le imperfezioni
vanno accettate come testimonianze.
