Credo che tutti noi ragazzi abbiamo impressa nella mente l’immagine dell’Europa come “luogo felice”, quasi come un libro di favole in cui la lettura prosegue tranquilla, perché si ha la consapevolezza che arriverà il lieto fine.

Questa idea non è un’utopia, ma la realtà in cui siamo nati: viaggi senza passaporti, festival musicali, multiculturalismo gastronomico…eppure, tutto ciò si sta dissolvendo sotto i nostri occhi.

Dal 2022 stiamo assistendo al tramonto del mondo post-bellico, basato sull’unione e sulla pace, ed al risorgere del nazionalismo.

Perché tutto questo? E perché ci fa così tanta paura?

La risposta ci è stata data nell’incontro tenutosi il 9 aprile con il professor Sergio Fabbrini, direttore della School of Government dell’Università Luiss, insegnante di Scienze politiche e Relazioni Internazionali presso lo stesso ateneo e Comparative Politics alla University of California di Berkeley.

La Seconda guerra mondiale è di fatto stata genitrice dell’Europa per come la conosciamo, ma ha anche rappresentato un “mai più storico”. Se quel “mai” si sta trasformando in “ancora”, vengono a crollare tutte le nostre certezze.

Siamo nati in un’Europa in cui potevamo essere tutto ciò che volevamo, studenti, artisti, musicisti, italiani, ma anche francesi, tedeschi, inglesi: tante identità, tutte racchiuse in quella europea.

Quando l’identità torna ad essere una sola, allora questa diventa cruciale, tutto ciò che abbiamo, e per la difesa della quale saremo disposti a tutto.

Di qui il nazionalismo, non civile, legato ai limiti territoriali, ma etnico, del tipo “sono italiana in quanto biologicamente italiana e non posso essere nient’altro”.

Di qui l’identità singola, che sembra essere il rifugio più semplice dinanzi alle problematiche titaniche che all’Unione Europea viene oggi richiesto di risolvere.

Di qui la Brexit, il primo fallimento del progetto europeo, deposto per ritornare alla grandezza britannica.

Cosa fare quindi? Seguire questa strada? Ritornare ai 30 stati sovrani della Pace di Westfalia, persi nell’anarchia?

Eppure, esistono i libri di storia, sappiamo che è stata l’anarchia a causare le due Grandi Guerre, perché farlo ancora?

Non bisogna poi dimenticare un secondo ordine di problema, stavolta non immediatamente intrinseco, ma che ci riguarda direttamente:

“Russian out, Germans down, America in”, così disse Hastings Ismay, primo segretario generale della NATO, riassumendo gli obiettivi iniziali dell’alleanza.

Questa mentalità, vista l’incapacità di costituire un esercito comune europeo, ci ha indotti a consegnare la nostra difesa agli Stati Uniti d’America, che pure adesso sembrano non avere più alcun desiderio di proteggerci.

Forse il vero rischio non è soltanto il ritorno del nazionalismo, ma dimenticare perché l’Europa è nata: trasformare il “mai più” in una promessa da difendere, e non in una semplice illusione storica.

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