Un’estate dietro l’altra conferma una traiettoria climatica consolidata: indietro non si torna, il pianeta è sempre più caldo. Gli studi sul clima si sommano in ogni parte del mondo…meno male. Li leggi e ad ogni riga dai ragione a te stesso, al senso di frustrazione per le alte temperature con le quali conviviamo. È così da undici anni, almeno. E quando abbiamo avuto tra le mani l’ultimo studio della società Deloitte, realizzato con Politecnico di Milano, Ca’ Foscari, European University Institute e Ipsos-Doxa, abbiamo avuto la certezza di quello che sentiamo sulla nostra pelle: le temperature estive sono aumentate da non credere. Anche fino a 12°C rispetto alle medie, scrivono i ricercatori.

Italia a zero sul Pnacc

Nessuno di noi è climatologo di professione, ma il caldo estremo ci rende fiacchi, ci stritola nella mente, nel corpo e nel reddito. E pensa tu a tutti quelli che lavorano sotto il sole o non hanno l’aria condizionata in casa. Le estati roventi sono classiste. L’Europa, poi, si riscalda al doppio della media globale con l’Italia che può superare anche i 2°C in più di riscaldamento entro i prossimi dieci anni.

Andrà sempre peggio, finché non si prenderanno decisioni forti ed efficaci. Si può lanciare un invito? Negazionisti al potere (che soffrite il caldo come tutti) non seguite l’esempio del governo italiano che dopo tre anni non ha speso un euro per il Piano nazionale per l’Adattamento ai Cambiamenti climatici, il Pnacc firmato Meloni- Picchetto Fratin.

Hanno impiegato tre anni per scrivere mille pagine e poi non hanno trovato un euro per avvertirci che stavano facendo qualcosa. Il PIL italiano, dice lo studio Deloitte, a causa del cambiamento climatico potrebbe ridursi tra l’1,6% e il 6% entro il 2050, con le conseguenze che immaginiamo. Meloni è eccitata per i buoni dati sull’economia, ma è distratta sul futuro ambientale e sociale.

Sul fronte delle imprese, il quadro di oggi è preoccupante: solo il 34% delle PMI italiane considera il rischio climatico centrale nella gestione del rischio. Devono mettere soldi e non ne hanno. Tra lavoratori a bollire nei capannoni, scadenze fiscali, energia alle stelle, imbonitori in cerca di voti, vanno verso il baratro: forza economica calante dello sventurato Paese d’o sole.

Un quadro desolante che ci spinge verso l’intelligenza artificiale che può diventare una leva trasversale per pianificare meglio l’adattamento al climate change, monitorare i rischi in tempo reale e svegliare dal sonno della ragione gli utili idioti dello status quo. Ma il tempo non ha tempo.

Autore

  • Nato a Pomigliano d’Arco (Na) è giornalista professionista iscritto all'Ordine dei Giornalisti dal 1986. Laureato in Scienze Politiche, attualmente è Direttore responsabile del quotidiano www.ItaliaNotizie24.it. Ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Il Denaro, Specchio Economico, www.Firstonline.it. Si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. É stato Direttore di periodici locali ed account manager in Eni e Italgas. Ha fatto parte di Comitati, Commissioni speciali su ambiente ed energia. Già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi) è membro della Federazione Italiana Media Ambientali ( FIMA) e della Free Lance International Press (Flip). E' autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero“ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79” e il "Premio Nadia Toffa 2022 ".

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