Negli ultimi dodici mesi sono più di 16000 le richieste di informazioni gestite dal numero bianco dell’associazione Luca Conoscioni, di cui 1707 richieste specifiche sull’assistenza all’eutanasia e al suicidio medicalmente assistito, e 393 richieste su interruzione delle terapie e sedazione palliativa profonda.

Secondo l’associazione Coscioni, fondata in Italia nel 2002, questo dato è in crescita del 14% rispetto all’anno precedente, così come sono molte le persone che chiedono non solo informazioni sulle procedure italiane ma anche contatti con strutture svizzere o di altri paesi.

La Svizzera resta naturalmente il paese più vicino e più facile da raggiungere per una persona gravemente malata e in fase terminale, malgrado l’elevato costo medio che sia aggira sui 12.000€, ma ci sono altri paesi europei in cui l’eutanasia è stata legalizzata come la Spagna, il Portogallo, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, una legge è in discussione in Francia e in Gran Bretagna mentre in Germania e in Austria l’eutanasia è stata depenalizzata sempre a seguito di sentenze delle Corti Costituzionali.

Per questo ci spiega Marca Cappato, uno dei leader dell’associazione Coscioni “stiamo lavorando anche ad una iniziativa a livello europeo insieme ad altre associazioni che operano su questi temi anche in altri paesi”.

La sentenza della Corte Costituzionale

“In realtà – prosegue Cappato – l’aiuto a morire in determinate condizioni è già in vigore in tutta Italia in virtù della sentenza della Corte Costituzionale, a seguito del caso di disobbedienza civile per l’aiuto che abbiamo fornito a Fabio Antoniano, più noto come DJ Fabo, per il quale sto aspettando un processo a Como, e si tratta di una sentenza che nei fatti ha valore di legge”.

Sono 13 le persone attualmente sotto processo in Italia per assistenza al fine vita di malati terminali, ci riferisce Cappato, ma è sulla base della sentenza della Corte che in alcune regioni come la Lombardia il servizio sanitario ha aiutato a morire tre persone, di cui una poche settimane fa, anche in assenza di una delibera dell’assessore, così come è già avvenuto nelle Marche, in Friuli e in Piemonte.

“Però alcune delle persone che hanno ottenuto assistenza in Italia avevano già prenotato o fissato una data all’estero – spiega Cappato – e hanno cambiato destinazione solo dopo aver capito che potevano farlo legalmente in Italia”.

“Ma le regioni non possono attribuire o togliere un diritto mentre le regioni che hanno approvato una legge hanno approvato un testo di tipo organizzativo, mentre il diritto c’è in tutta Italia, così come per altre prestazioni sanitarie che non possono essere erogate in una regione e non in un’altra”,

La legge della Regione Veneto

Ma allora, chiediamo a Cappato, perché ha fatto tanto scalpore l’approvazione di una legge a livello regionale come quella del Veneto?

“Le leggi regionali dispongono gli aspetti organizzativi, per esempio com’è composta la commissione valutatrice, le procedure, le tempistiche etc. ma i principi e le condizioni sono stati stabiliti dalla Corte Costituzionale secondo cui la prima condizione è la capacità di intendere e di volere da parte del richiedente, inoltre deve essere stabilito il carattere irreversibile della malattia che produca sofferenza insopportabile fisica o psichica, infine la persona malata deve essere dipendente da trattamenti di sostegno vitale. Se una persona riassume tutte le condizioni ha diritto di chiedere aiuto al servizio sanitario nazionale, che deve verificare quelle condizioni e nel caso fornire questo aiuto”.

Forse ha fatto scalpore perché il Veneto è la prima regione gestita dal centro destra che approva questo tipo di norma?

“Non mi sembra che sia stata una virata opportunistica dell’ultimo momento – risponde Cappato – può anche darsi che qualcuno abbia avuto questo riflesso ma io non ci vedo una manovra elettoralistica”

“In ogni caso la sinistra non ha mai preso il tema come campagna elettorale, Conte non mi sembra che si sia mai pronunciato sull’argomento e la stessa Schlein fa campagna elettorale su altri temi e non mi sembra che abbia mai scelto questo”.

Una legge nazionale sull’eutanasia

“Per quanto riguarda il livello nazionale c’è una piena ostilità del partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, ma neanche gli altri non sembrano particolarmente favorevoli o mobilitati, e anche se la Lega in Veneto ha trovato dei consensi non è detto che possa trovare gli stessi a livello nazionale”.

Malgrado questo tu continui a denunciare il fatto che non ci sia ancora una legge nazionale

“Sarebbe importante che la facessero, ma non qualsiasi legge, perché per esempio la legge attualmente in discussione in parlamento – il testo base Zanettin Zurlo – se fosse approvata cancellerebbe le leggi regionali, perché praticamente toglierebbe il ruolo del servizio sanitario nazionale, nonostante questo fosse stato stabilito dalla Corte Costituzionale stessa, quindi, se questa è la legge che la maggioranza vorrebbe approvare, è molto meglio che non approvino nulla”.

“Se approvassero La nostra legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia, che rafforza i diritti di scegliere, allora sì, ma se devono approvare una legge che toglie quello che noi abbiamo conquistato, molto meglio che non facciano nulla”.

In questo contesto, conclude Marco Cappato, noi continuiamo a raccogliere le firme e le stiamo depositando in Lombardia, in Piemonte in Lazio e in Campania.

Autore

  • Esperta in affari europei, con oltre 25 anni di esperienza nel settore della comunicazione all'interno delle istituzioni a Bruxelles (gruppi politici del Parlamento europeo e Direzione Comunicazione) come giornalista (tra cui Il Sole 24ore, Reuters e AGI) e come consulente di imprese, che le ha permesso di sviluppare una profonda conoscenza del funzionamento e dello sviluppo storico dell'UE, nonché una vasta rete di relazioni.
    Formazione in comunicazione strategica (Laurea con lode in Linguistica applicata agli studi politici nel Regno Unito) riconosciuta dalla Commissione europea nelle sue liste di esperti esterni.

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