Il recente botta e risposta tra Meloni e Trump è avvenuto in un frangente in cui bisognava tenere la schiena dritta. Il “crollo del ponte con Trump” che ne è derivato impone al Presidente Meloni e al suo partito di ripensare la politica estera. Fermo restando che si tratta di prendere atto dell’allontanamento di Trump dal suo alleato italiano, non di recidere i fili che legano l’Italia agli Stati Uniti d’America. Quanto è avvenuto in quei giorni avrà il valore di una folgorazione sulla via di Damasco se Meloni saprà trarne le conseguenze. L’opzione praticabile è una sola: ritornare alla Casa Europea.
È fortemente auspicabile che la Destra che governa l’Italia si converta all’idea che l’interesse generale da promuovere e difendere non è soltanto quello del popolo italiano, ma anche quello sovrannazionale europeo, di cui il primo è parte integrante e sostanziale. Questo significa cambiare atteggiamento riguardo all’abolizione del potere di veto nelle decisioni del Consiglio dell’Unione Europea e alla costruzione di un esercito europeo. Trump e la sua corte, con riferimento ai rapporti tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Europea, hanno scelto di deviare dalla via maestra percorsa dal suo Paese negli ultimi ottant’anni. In più, Trump si comporta in modo tale da dare ai suoi alleati europei l’impressione di volerli maltrattare e perfino minacciarli (“sposto le truppe”). Uno che dice di essere amico non si comporta così o se lo fa inavvertitamente si premura di chiarire che le sue intenzioni non sono quelle che appaiono. Bisogna prendere atto di questo movimento di deriva dell’America di Trump dall’Europa, seppur con rammarico.
Con la consapevolezza che, quando la Storia si rimette in movimento, com’è avvenuto con lo scatenamento della guerra d’Ucraina, può succedere di tutto. Trump, nel persistere nella sua “politica del caos” (com’è stata definita), ha commesso un doppio errore di valutazione: l’Italia repubblicana, nata dalla Resistenza, è amica di tutti, ma non è vassalla di nessuno; e non è neanche sola e sperduta, perché è parte integrante di una coalizione di Paesi che totalizzano centinaia di milioni di persone e costituiscono il secondo mercato globale. Trump e i suoi seguaci – che sono in diminuzione a quanto pare – dovrebbero riflettere sul vecchio adagio “avere un amico è come avere un tesoro” e imparare dalla Storia, che è maestra di vita. Quest’ultima insegna che non conviene prendere a sberle gli alleati e che gli imperi nascono e muoiono, come ogni altra cosa al mondo. Vedi per esempio l’Impero Romano (non v’era cosa al mondo maggior di Roma).
