Il primo ministro canadese ed ex banchiere centrale Mark Carney al Forum di Davos nel gennaio 2026 ha introdotto nel dibattito politico internazionale il concetto di “medie potenze”. Concetto ribadito nei successivi interventi internazionali e nel settembre 2026 anche al Parlamento europeo. Concetto sostanzialmente condiviso nei principi anche dalla Commissione Ue.
I punti chiave della sua visione si concentrano sul fatto che l’ordine internazionale basato sulle regole è finito. L’ordine internazionale liberale è rotto e le superpotenze come Stati Uniti e Cina usano l’integrazione economica e i dazi come armi di coercizione e ricatto politico. Quindi, secondo Carney, le “medie potenze” occidentali dovrebbero smettere di illudersi che il vecchio sistema funzioni, unire le forze con una “geometria variabile” di accordi commerciali e diplomatici extra-egemoni e costruire una forte resilienza economica interna.
Per il Canada, tutto ciò ha significato il raddoppio della spesa per la difesa entro il 2030, l’eliminazione dele barriere commerciali interne, l’accelerazione degli investimenti in energia e intelligenza artificiale e la ricerca di un forte partenariato strategico con l’Unione Europea che vada oltre il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), accordo “provvisorio” tra Ue e Canada firmato nel 2016 e ancora non ratificato da alcuni Paesi membri, tra cui l’Italia.
Un approccio, quello del Presidente canadese, a nostro avviso condivisibile e realistico che comunque andrebbe approfondito a livello di Istituzioni europee sia in ambito politico che economico.
Per fornire un contributo culturale al dibattito e al fine di fare proposte concrete per la sua attuazione in questo articolo, riprendendo anche alcuni passaggi di miei precedenti lavori, si propone la creazione una zona di libero scambio denominata “Large Free Trade Association (LFTA)” tra le “medie potenze” occidentali sul modello dell’EFTA supportata dall’istituzione di un accordo monetario e un paniere di monete dei Paesi partecipanti alla free zonesul modello del “Serpente Monetario” e dell’ECU conosciuti in Europa negli anni settanta/ottanta.
Una proposta la cui attuazione dovrà essere introdotta con gradualità e con modalità eventualmente differenziate per i Paesi aderenti secondo un percorso condiviso.
La LFTA potrebbe dare origine a un grande mercato economico a tariffe doganali “zero” e grande stabilità monetaria costituito potenzialmente da circa un miliardo di abitanti e che rappresenterebbe circa il 50% (circa 50mila miliardi di dollari) del Pil mondiale che, al 2019, era pari a circa 94mila miliardi di dollari (fonte: FMI).
Tecnicamente una area di libero scambio è costituita da più Stati, nella quale è prevista la libera circolazione delle merci e dei servizi e la conseguente soppressione di tutti i vincoli imposti al commercio (tariffari e non tariffari) all’ interno dell’area. Gli Stati associati alla zona di libero scambio sono invece liberi di agire individualmente nei confronti di Stati terzi; quest’ultimo elemento differenzia la zona di libero scambio rispetto all’ unione doganale.
In relazione al “Serpente Monetario”, ricostruendo alcuni passaggi storici, fu istituito in due tappe.
Nella prima fu costruito il “Serpente Monetario” (1972-1979)
che costituì il primo tentativo di tenere stabili i cambi tra le monete europee.
Dopo la fine di Bretton Woods, i paesi CEE decisero che le loro monete non dovevano oscillare troppo tra di loro limitandosi a una banda di oscillazione del ±2,25% l’una rispetto all’altra – da qui il nome “serpente” perché l’andamento delle oscillazioni tra monete sembrava un serpente che si muove. Successivamente fu introdotto l’ECU – European Currency Unit (1979-1998)
Un impianto di politica economica e monetaria che fu propedeutico alla creazione dell’euro alcuni anni dopo.
Nel nostro caso il paniere di monete, al fine di dare una stabilità monetaria agli scambi tra le “medie potenze” occidentali, dovrebbe essere composto dall’euro (moneta di riferimento), dal dollaro canadese e da tutte le monete dei Paesi occidentali che decideranno di aderirvi (ad esempio yen giapponese, dollaro australiano, etc.).
Entrando maggiormente nel merito, e solo come mero esempio, in questa sede si propone una semplice simulazione per la creazione di una “moneta delle medie potenze (MMP)” composta dalla sommatoria dei pesi delle singole monete inserite nel paniere. La simulazione, ovviamente, potrebbe interessare anche altre monete appartenenti a paesi anch’essi aderenti all’iniziativa. La simulazione parte dal “peso valutario” in termini di flussi di merci, di servizi e di moneta per transazioni speculative e/o carry trade, che le singole monete utilizzate (euro, dollaro canadese, dollaro australiano e yen) hanno nel contesto internazionale. Utilizzando questo metodo di stima che potremmo denominare “mix bilanciato”, dato 100 la composizione del MMP il risultato è il seguente:
- Euro: 45% – è la valuta base e domina l’export UE;
- Dollaro canadese: 20% – CETA, materie prime, energia;
- Yen: 20% – tecnologia, area di riferimento principale USA-Asia, valuta rifugio.
- Dollaro australiano: 15% – materie prime area di riferimento principale Asia-Pacifico;
Questo mix sarebbe probabilmente ottimale per una PMI europea e non solo che esporta in Canada/Australia/Giappone e viceversa che vuole stabilizzare i costi utilizzando un paniere monetario anti-speculazione.
La proposta nel suo insieme seguirebbe quanto insegnato dai grandi economisti del passato (da Ricardo a Keynes e Mundell, solo per citarne alcuni) che si sono occupati di commercio internazionale, monete non convenzionali (vedi Bancor) e aree valutarie ottimali, e andrebbe a costituire una importante risposta alle politiche protezionistiche e al tentativo egemonico di un mondo bipolare USA-Cina nell’interesse delle “medie potenze” occidentali.
Se attuato nella sua interezza con modalità graduate nel tempo secondo un percorso condiviso a livello internazionale, il progetto di area valutaria comune e relativa zona di libero scambio favorirebbe la stabilità monetaria nell’area occidentale con dei tassi di interesse più bassi rispetto ad oggi (il biennio 2025-2026 è stato caratterizzato da un continuo amento dei tassi di interesse) grazie alla minore fluttuazione dei cambi e a più basse pressioni inflazionistiche. Una stabilità che favorirebbe un aumento degli scambi commerciali e una maggiore crescita del Pil e dell’occupazione dell’intera area interessata e darebbe più forza economica e politica all’Europa e più in generale alle “medie potenze” occidentali, diventando leader alla pari di un importante rete di interlocutori globali inclusi USA e Cina.
