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    Home»Europa»Pace o guerra passano dal grano ucraino
    Europa

    Pace o guerra passano dal grano ucraino

    Flavio de LucaDi Flavio de LucaGiugno 20, 20220 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
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    La situazione continua a peggiorare. Molti anni fa, non so più ora, era in voga il detto «chi picchia per primo picchia due volte». L’idea era che anticipare le mosse dell’avversario dava il vantaggio di vederlo stramazzare al suolo o quantomeno intontirlo. Non funziona e, in ogni caso, chi colpisce per primo, in genere, è il più impaurito se non il meno sicuro di sé. Putin è pericoloso perché, messo alle strette, potrebbe effettivamente colpire per primo magari con una nucleare tattica.

    Le prime ministre di Finlandia e Svezia, Sanna Marin e Magdalena Andersson

    Finlandia e Svezia hanno deciso di entrare nella NATO, legittimamente e comprensibilmente, ma la decisione rischia di far precipitare la situazione con la Russia, sebbene non dovrebbe essere così: nessuno dei due Paesi è equiparabile all’Ucraina, per secoli costola della Russia.

    La decisione costituisce un altro superamento dell’assetto geopolitico che dura da oltre 70 anni e provocherà la reazione di Mosca, che, a proposito di insicurezza, soffre di sindrome d’accerchiamento. La decisione della GB di offrire lo scudo militare a quei due Paesi nel corso dell’anno necessario a rendere operativo l’ingresso nell’Alleanza Atlantica suggerisce invece timori più seri per i rapporti internazionali. Qualsiasi azione della Russia contro quei Paesi importerebbe difatti la risposta militare diretta della Gran Bretagna e, automaticamente, il coinvolgimento degli USA. A quel punto sarebbe guerra globale.

    Crimea, Kherson, Zaporizhzhia Lugansk, Donetsk Donbass e Odessa valgono il rischio? Per la Russia sicuramente ma per l’UE e gli USA e i loro interessi globali? Forse no, ma lo valgono i principi secondo cui le Nazioni forti non possono farsi giustizia da sole soprattutto se non hanno piena ragione.

    Piazza Rossa- Mosca
    Foto libera da Pixabay

    È presumibile che una volta messi al sicuro i propri confini e ridotta la presenza ucraina sul Mar Nero la Russia si fermerà a meno che un contrattacco inizi a rimettere indietro le lancette dell’orologio. Il massimo che si poteva sperare sarebbe stata la nascita di una zona cuscinetto smilitarizzata ma le sanzioni sono state vissute dalla Russia come conferma di una guerra per procura di cui l’UE si è fatta alfiere. Ci vorranno anni per ricostruire rapporti di buon vicinato e un nemico comune da affrontare per riprendere i rapporti commerciali.

    Le tante parole pronunciate rendono ardua anche l’attenuazione delle sanzioni economiche e commerciali adottate contro la Russia. Più facile che quest’ultima si renda disponibile a riprendere la fornitura del grano e consentire all’Ucraina di fare altrettanto con quello che le rimarrà al termine di questa prima fase del conflitto. Perché se questo non diventerà freddo e strisciante e resterà caldo la situazione non cambierà. Molto dipende dall’Ucraina che, per bocca del suo Presidente, potrebbe irrigidirsi sulla restituzione dei territori occupati invocando il principio dell’inviolabilità.

    Sia chiaro: nessuno potrebbe dargli torto, l’integrità territoriale è sacra ma lo era anche quella della Palestina, dell’Egitto e di Cuba. Ci vorrà tanta buona volontà, altrettanta intelligenza e la regia degli Stati Uniti; l’UE resterà fuori gioco fintanto che la von der Leyen continuerà con i toni da crociata.

    Da subito ho espresso timori per l’allargamento dei motivi di confronto fra Occidente e Blocco Euroasiatico, indicando i riscontri nella convergenza di Cina e India sul fiancheggiamento passivo della Russia e nel sostegno attivo di molti Stati Mediorientali.

    Tempio della pace celeste, Pechino

    Il Paese della stella Rossa, dopo aver esercitato il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla mozione contro la Russia, ha aumentato le importazioni di beni da quel Paese. Poi si è rivolta agli USA ricordandogli l’accordo sull’Unica Cina al Mondo e accelerando la formalizzazione degli accordi con alcune isole Stato nel Sud-est Pacifico. Infine ha iniziato manovre militari navali inusuali tra Giappone e Formosa e voli di jet militari insieme ai russi, durante la visita di Biden in Giappone. Anche l’India seppur in silenzio si è mossa e in modo terribilmente efficace: ha negato a Occidente e Terzo Mondo la disponibilità del proprio grano per compensare il crollo delle esportazioni da Ucraina e Russia. Il Capitalismo Globale può colpire più duramente delle armi e dopo UE ed USA ora è l’altro blocco Russo-Indo-Cinese a fare quadrato e rispondere. Così continuando il Mondo si dividerà di nuovo in blocchi: USA, Canada, GB, UE, Australia da una parte, Russia, Cina, India, Paesi di Africa e Medio Oriente in orbita russa e cinese dall’altra. Il resto del Mondo, che produce poco, esporta molto e consuma quello che riceve in cambio starà a guardare flirtando alternativamente con chi gli conviene.

    Il Blocco Euroasiatico ha meno da perdere perché le loro forme di Stato e Governo si fondono nel neo-autoritarismo che si presenta come democrazia, verticistica, centralizzata con un sistema economico nel quale i grandi settori finanziari, industriali e finanziari sono nelle mani di imprese statali e oligarchi di fiducia che usano le regole del Capitalismo Globale per raggiungere gli obbiettivi indicati dal potere politico. Il neo-autoritarismo importa diversi vantaggi in termini di controllo di Stato e Società; non esistendo imprenditoria privata indipendente, porta la Popolazione a individuare nello Stato il soggetto che dispensa benessere e, quando necessario, punisce gli imprenditori privati che abusano della loro posizione privandoli di lussi e privilegi e spedendoli a pentirsi.

    Il Capitalismo Globale sembra perfetto per questa nuova forma politico-istituzionale delle Nazioni uscite, recentemente, da regimi dittatoriali secolari su base, prima, religiosa, poi, ideologica. Molti analisti sono convinti che le sanzioni economiche contro Cina e Russia non abbiano avuto l’effetto sperato e cominciano a temerne l’effetto boomerang che potrebbe agitare le società occidentali più di quanto non abbiano fatto loro con quelle cinese e russa. Un problema che affonda le ragioni sulla lunga abitudine NOSTRA al Benessere e LORO all’Indigenza. In UE i Paesi sono ormai divisi e stanno adottando meccanismi legali per aggirare il divieto di utilizzare il rublo per continuare ad acquistare gas e petrolio russi. Questo mentre cresce, con ragione, la preoccupazione per le disponibilità di farina e granturco: non va dimenticato che tutti gli scenari mettono la carestia al primo posto, come causa di un’eventuale guerra mondiale.

    Il viaggio a Washington di Mario Draghi sembrava aver prodotto l’effetto di convincere Biden a smorzare i toni e cercare il dialogo, forse, spiegando che un accordo diplomatico equilibrato potrebbe non accontentare Zelensky ma aprire la strada ad un nuovo grande accordo sull’assetto geopolitico del Pianeta, di cui sembra che molti sentano l’esigenza. Ma è durata poco. Il monito lanciato alla Cina per Taiwan ha sorpreso per prima la “Casa Bianca”, hanno scritto i giornali di mezzo Mondo, creando l’idea che ci sia uno iato tra il Presidente e non si sa bene chi: Segreteria di Stato, Pentagono, CIA, Congresso, Kamala Harris? Un’altra ragione di preoccupazione: gli USA sono la Nazione Leader non solo per le sue Forze Armate e i loro arsenali ma perché, da almeno un secolo, dà “tono” al Mondo.

    Il Mondo dal canto suo è troppo cambiato per poter essere gestito da questa Onu e da questi WTO, OMS ecc. Non solo per le infinite connessioni e interdipendenze tra Paesi politicamente agli antipodi e le loro culture spesso in contrasto. Ma perché molte Nazioni sono ancora insofferenti per la presunta superiorità etica che dicono, spesso ma torto, rivendicata dall’Occidente.

    Roberta Metsola, Presidente del Parlamento Europeo

    In questa situazione l’affacciarsi sulla scena di un nuovo soggetto pronto a rivendicare un ruolo al tavolo dei grandi aumenta il timore di un possibile rinnovamento egemonico che si aggiungerebbe ai tanti altri timori. Perché è questo che Presidente e Commissione Europea, con l’avallo del Presidente del Parlamento Europeo, stanno dimostrando di perseguire. Ipotizzare la costituzione di forze armate europee, magari tramite europeizzazione della Nato non più a trazione USA, e la centralizzazione della politica estera a Bruxelles significa infatti puntare ad una Federazione, o Confederazione, che espropria le corrispondenti competenze delle Nazioni che vi parteciperanno.

    La stessa proposta di abbandonare l’unanimità e adottare il maggioritario per le decisioni che contano è legittima ma somiglia tanto ad un neo-autoritarismo all’Occidentale, vista la rappresentatività più che indiretta delle Istituzioni UE. Draghi, sorprendendo molti anche diversi suoi estimatori tra cui forse anche la Segreteria di Stato USA, è stato tra i primi a proporlo, seguito a ruota dalla nomenclatura europea, ma il dibattito stava esplodendo e si è tirato il freno a mano: i motivi di divisione tra i Paesi dell’Unione erano abbastanza.

    Infine: siamo sicuri che l’Unione Europea, come aspirante super-potenza, piaccia a tutti solo a intermittenza perché nessuno, in fondo, ne sente il bisogno?

    Da un secolo i posti al Tavolo Supremo sono quelli di Yalta e sono 5. Siamo sicuri che chiedendo di passare a 6 non si dovrà tenere conto di almeno altre tre grandi realtà economico-militari più forti dell’UE e politicamente più stabili e meno simpatizzanti dell’Occidente?

     

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Capitalismo Globale Finlandia e Svezia grano ucraino NATO
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    Flavio de Luca

    Redaz. Roma – Docente universitario, avvocato quindi manager Specializzato in scienze amministrative ha approfondito i problemi dell’organizzazione amministrativa e dei pubblici poteri insegnando per quattro anni presso la scuola superiore della pubblica amministrazione e scrivendo un primo libro intitolato “definire l’amministrazione” edito da Rubettino. È stato al vertice di aziende pubbliche di Trasporti e Lavori Pubblici inoltre consulente legale e gestore del contenzioso di altra società pubblica di livello nazionale. Ha pubblicato: “Lavoro e immigrazione nuovi diritti di status individuale” edito da “Ed. Croce 2017 e “Tramonto del Welfare e capitalismo globale” edito da Pagine 2019.

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