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    Home»Mondo»La realtà dell’Ucraina, oltre ipotesi e teorie
    Mondo

    La realtà dell’Ucraina, oltre ipotesi e teorie

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaSettembre 20, 20241 VisualizzazioniLettura 6 min.
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    Mi sono ripromesso di non scrivere più della guerra in Ucraina, perché non voglio in alcun modo inserirmi nelle analisi, ipotesi e congetture di tutti quegli esperti, giornalisti e politici che ne parlano tutti i giorni, spesso ripetendo le stesse cose. È inevitabile che in un confronto bellico i commentatori finiscano per portare argomenti a favore del loro pensiero, cioè cercando di dimostrare che hanno ragione gli ucraini o che, in fondo, Putin è giustificato.

    Comunque, invece, il vero problema è che molti commentatori sono andati in Ucraina a guerra iniziata e si sono avvalsi di testimonianze raccolte per strada oppure di interviste fatte a persone di rilievo, ma che ovviamente riferivano le posizioni delle compagini politiche cui appartenevano. La realtà del popolo ucraino è quindi vista con grande superficialità, e senza una profonda conoscenza delle diverse posizioni delle componenti della società ucraina.

    Io, invece, grazie al fatto di aver avuto la direzione di un grande progetto europeo di Mondimpresa, ho frequentato l’Ucraina per tre anni, subito dopo la caduta del Comunismo, e grosso modo nelle mie varie missioni ho trascorso mesi con le varie componenti del paese. Successivamente, ho anche coordinato un progetto di collaborazione fra l’Università Parthenope di Napoli e la Kyiv National Economic University, la più importante università dell’Ucraina.

    Mi riferisco quindi non a qualche intervista, ma a mesi di lavoro con imprenditori, membri delle associazioni imprenditoriali, professori, studenti e persino artisti, musicisti e scrittori, senza trascurare molti politici con visioni profondamente diverse. Queste persone le vedevo a bevute di birra tra amici, riunioni e pranzi di lavoro, lezioni e colloqui con professori e studenti, ma anche matrimoni, balli tradizionali e inviti in famiglia.

    Che cos’era l’Ucraina durante il periodo sovietico e praticamente fino alla rivoluzione di Maidan? In realtà, se si vuole fare un riferimento storico, basta pensare ai movimenti e alle guerre di indipendenza delle colonie in tutto il mondo.

    La componente più importante era senz’altro quella che gestiva l’economia. Banche, compagnie di assicurazioni, società energetiche, alberghi e persino i ristoranti erano di proprietà di russi che in pratica avevano un enorme potere su tutto il paese. I colonizzatori russi erano fortissimi anche dopo la caduta dell’era sovietica, ed è innegabile che anche la società civile fosse costituita da molte famiglie composte da russi e ucraini. Curioso, ma ampiamente prevedibile, che un professore ucraino mi facesse notare ironicamente come, nelle cene e nelle riunioni, si parlasse spesso russo: oggi le stesse persone parlano soltanto ucraino! È un voltagabbana interessato oppure la coscienza di potersi finalmente dichiarare apertamente ucraini?

    Inutile dire che per lavorare e fare carriera occorresse avere buoni rapporti con i colonizzatori russi. Quindi, come in tutte le colonie, dall’Africa al mondo arabo, fino all’Afghanistan, coloro che lavoravano con i colonizzatori erano visti come collaborazionisti (in francese i famosi “collabo”).

     

     

    La seconda componente della società ucraina raccoglieva invece tutti gli indipendentisti, cioè coloro che volevano un’Ucraina sovrana e libera dal giogo di Mosca. In tutte le colonie, in tutti i paesi occupati da stranieri, gli indipendentisti hanno iniziato come piccolissimi gruppi, perseguitati dai colonizzatori. I carbonari di Mazzini erano fra questi, insieme con gli irredentisti italiani, Pisacane, e certamente anche i garibaldini che non vestivano divise sabaude. Questi ultimi avrebbero potuto essere considerati dai Borboni come terroristi se il concetto fosse esistito in quell’epoca.

    Di questi indipendentisti, molto prima di Maidan, ne ho conosciuti moltissimi, soprattutto tra gli intellettuali, i professori universitari, e praticamente la totalità degli studenti, ma c’erano anche tanti imprenditori e semplici lavoratori che non potevano operare perché l’economia era controllata dai russi.

    L’ultima espressione del potere dei russi sull’Ucraina è stato il presidente Janukovyč, eletto tre volte, ma con sistemi di elezioni gestiti dai colonizzatori russi. Era quindi il classico collaborazionista e nel 2014, con Maidan, è fuggito per rifugiarsi in Russia, la sua vera patria.

    Poroshenko è stato quindi l’espressione del mondo indipendentista ucraino, che finalmente si liberava dai vecchi padroni. Può essere che la cacciata di Janukovyč si possa definire colpo di stato, ma moltissimi governi delle ex colonie, quelli nati dalla lotta armata contro i colonizzatori, potrebbero anch’essi definirsi autori di colpi di stato. Zelensky può avere tutti i difetti del mondo, ma comunque ha rappresentato e rappresenta la vittoria degli indipendentisti ucraini.

    L’ultima componente era quella della piccola borghesia e degli agricoltori. È quasi impossibile sapere quanti di loro fossero convintamente filorussi, perché avevano dovuto abbassare la testa per avere un lavoro o coltivare liberamente le loro terre. Mai, però, gli agricoltori ucraini hanno dimenticato l’Holodomor, e cioè il massacro dei piccoli proprietari ucraini attuato per fame dalla criminalità di Stalin, che aveva sequestrato loro i raccolti e le derrate alimentari.

    Perché molti cosiddetti studiosi non paragonano l’indipendenza ucraina a tutte le analoghe guerre di indipendenza delle colonie nella gran parte del mondo, soprattutto alla fine della Seconda guerra mondiale?

    Perché si concentrano sull’aiuto americano che sarebbe stato soltanto l’espressione della volontà di isolare la Russia, invece di considerare l’indipendenza ucraina come una delle tante decolonizzazioni? Poco importa quale fosse l’intenzione degli americani nell’aiutare gli ucraini, perché per moltissimi di loro l’America è stata, ed è, il più grande supporto per l’affermazione della loro indipendenza dai padroni russi, che hanno ampiamente dimostrato le loro pratiche criminali nell’invasione.

    Chi ha lavorato a Tallinn e Vilnius come me sa che i paesi baltici hanno rispedito a casa gli antichi padroni russi senza massacrarli come forse avrebbero meritato.

    In Ucraina c’erano senza dubbio gruppi e componenti naziste, soprattutto perché i tedeschi erano i nemici degli oppressori russi, ma i nazisti erano dappertutto in Europa: molti austriaci hanno militato egregiamente nelle SS naziste, e i nazisti sono stati supportati attivamente anche nella persecuzione degli ebrei dal governo di Vichy e da quello di Salò. Anche il mondo arabo ha spesso appoggiato i nazisti, perché perseguitavano gli ebrei e si opponevano agli inglesi.

    Ogni paese ha avuto ed ha ancora le sue minoranze, come il Tirolo in Austria, gli alsaziani in Francia, e moltissimi altri paesi. Nulla di strano che nel Donbass ci fossero comunità russofone, come c’erano le comunità tedesche in molti paesi europei, e guarda caso Hitler, come Putin, ha utilizzato quella scusa per invadere molti paesi. Il caso del Tirolo in Italia, invece, mostra bene qual era il giusto modo per includere una minoranza riconoscendole l’uso della lingua e un notevole livello di autonomia.

    Nella sintesi che ho fatto, che molti grandi esperti considereranno sintetica e superficiale, ho solo cercato di tracciare i lineamenti della geopolitica della realtà, che purtroppo non sembra molto importante per moltissimi studiosi. L’ho fatto non leggendo libri o copiando articoli, ma attraverso la mia esperienza personale, che è soltanto una testimonianza, e sono sicuro che i veri terzomondisti degli anni settanta capiranno agevolmente quello che ho cercato di dire.

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

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