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Illustrazione di Maria Giovanna Lanfranchi
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Inchiesta sulla crisi della stampa
Deriva in acque pericolose
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Dieci anni fa era una piccola febbre infettiva. Adesso è diventata una malattia gravissima da coma profondo. I giornali italiani, e l’informazione più in generale, vivono una catastrofe che fa impallidire la crisi delle testate europee ed americane. In Italia molti quotidiani e riviste hanno chiuso i battenti mentre chi è sopravvissuto vive difficoltà gravissime: copie vendute a picco, redazioni svuotate, precariato e lavoro nero a pioggia.
I giornali di carta in genere vanno malissimo e sono schiacciati dalle perdite, quelli online boccheggiano, le televisioni sono in forte affanno. La crisi è generale ed epocale: la concorrenza di Internet e le interminabili recessioni economiche non hanno avuto risposte adeguate. Finora i grandi editori hanno risposto alla crisi praticamente solo tagliando le spese e, in particolare, il costo del lavoro. I giornalisti espulsi dalle testate con gli stati di crisi a ripetizione sono finiti prepensionati portando l’Inpgi (l’istituto di previdenza della categoria) sull’orlo della bancarotta.
“TUTTI europa ventitrenta” dedica l’inchiesta dell’aggiornamento del 20 ottobre alla crisi della stampa: c’è una analisi sul dramma dell’informazione e una riflessione su possibili risposte strutturali a un problema strutturale. Al centro c’è la necessità di puntare sulla qualità dell’informazione combattendo l’omologazione. In particolare riflettiamo su tre possibili soluzioni: 1) la creazione di fondazioni tra giornalisti e lettori col ruolo di editori (l’esperimento negli Usa ha salvato dalla chiusura molti giornali locali), 2) il varo di bonus giornali con le caratteristiche di bonus democrazia, 3) l’evoluzione di blog e di mini testate digitali in pubblicazioni di successo (come è avvenuto in alcuni paesi europei).
Le rare “luci” accese nel buio profondo della crisi (giornali di carta e online che vendono e assumono giornalisti) costituiscono una speranza ed esempi sui quali riflettere.
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