Se i dati sulla astensione al voto sono reali ci parlano di un distacco considerevole dei cittadini dalla politica e una parte di questi cittadini sono certamente progressisti e si sentono orfani di una politica che li rappresenti.

Io voto e non lascio decidere ad altri per me ma in una certa misura anche io mi sento orfano e cercherò di spiegare il perché. Andare avanti e progredire è il pensiero da sempre dei progressisti legati a valori che da sempre sono legati alla sinistra occidentale ma oggi si fa fatica a individuare chi rappresenta quei valori e ho l’impressione, più di una impressione, che il nostro paese sia fermo tra rigurgiti destrorsi e incapacità della sinistra di proiettarsi nel futuro mentre altri paesi sono già nel futuro.

Se si vuole guardare il futuro bisogna proiettarsi nel mondo che sarà e in parte nel mondo che già esiste ma noi preferiamo sempre guardare il dito e non la luna, siamo fermi al nostro passato, per quanto bello sia, e i nostri giovani non hanno gli strumenti per poter competere in un mondo sempre più interconnesso.

 

Foto di Dorothe da Pixabay

La scuola e l’università non preparano i ragazzi alla realtà. A me sembra impossibile che la maggior parte dei giovani non parlino correttamente l’inglese, divenuta la lingua del mondo; mi sembra fuori del tempo che non si studi seriamente l’uso di Internet nei suoi aspetti tecnologici e etici; mi sembra stupidamente presuntuoso che si studi letteratura antica senza parimenti studiare la grande letteratura contemporanea di tutti i paesi e non solo italiana; trovo anacronistico che si studi la storia non oltre la Seconda guerra mondiale comparando la storia occidentale con quella di altri continenti; trovo incompatibile la pretesa di creare cittadini del mondo senza studiare elementi di diritto proprio nel paese culla del diritto; non trova ragione lo studio della geografia, importantissima, se non la si allarga al pianeta ma la si tiene ristretta al particolare; non facciamo il bene dei nostri giovani se non promuoviamo lo sport in ambito scolastico. Il risultato della situazione attuale è la disaffezione dei nostri giovani al sapere e la loro impreparazione ad affrontare quello che li aspetta.

Come creare lavoro se non siamo nemmeno capaci di mettere in connessione domanda ed offerta e, aggiungo, rimaniamo ancorati a schemi ormai desueti? Cosa fanno i sindacati oltre ad assistere pensionati e dipendenti pubblici? Come ci prepariamo alle nuove tecnologie che stanno per innervare la modernità? Siamo pronti per gestire la intelligenza artificiale? Il Costituente ha previsto una sanità pubblica e per tutti senza distinzioni, ma è ancora così? Se per fare un esame bisogna aspettare mesi mentre le malattie non aspettano? È ancora così se l’80% dei bilanci regionali sono occupati dai costi per la sanità e i cittadini pagano le tasse più alte d’Europa?

Siamo in grado di pensare a un sistema diverso? Abbiamo la capacità di consumare a dismisura e produciamo una quantità enorme di rifiuti ma non siamo in grado di prevedere idonei impianti di smaltimento e di riciclo. Abbiamo una ricetta utile e concreta per far sì che i cittadini possano pagare meno tasse e non siano costantemente vessati dal socio di maggioranza che gli leva il sangue? Abbiamo un pensiero concreto e umano per poter affrontare il crescente fenomeno immigratorio che ci faccia uscire dal binomio aiutiamoli a casa loro e accogliamo tutti? Possiamo pensare a grandi opere senza aspettare 50 anni e, nel frattempo, realizzare opere utili?

Foto di Mariann Szőke da Pixabay

Possiamo riformare la nostra assurda e nemica burocrazia e trasformarla in qualcosa di utile per i cittadini? Possiamo realizzare un sistema di tecnologia informatica per i servizi essenziali che sia al passo con i tempi e funzioni? Insomma, ho fatto alcuni esempi per dimostrare che il nostro paese è fuori del tempo, in totale declino e i nostri giovani totalmente impreparati ad affrontare il domani. Cosa fa la politica dinanzi a tutto ciò? Non pensa! Si limita a discutere se la Meloni è fascista o no, a produrre tweet e fare una infinita campagna elettorale senza reali contenuti blaterando promesse che non manterrà o accostando Leonardo al ponte di Messina. I cittadini sono stanchi e non votano, è così ma è anche vero che in un paese che ha avuto mille padroni manca quella capacità di reagire, di scendere in piazza, di proporre e protestare e di chiedere a gran voce un reale cambio di passo con rigore, competenza e onestà, il minimo che si può chiedere a un politico! Quello che facciamo oggi avrà un effetto tra dieci o venti anni e abbiamo già ipotecato il prossimo ventennio, ma almeno gettiamo un seme per il dopo.

Ora partiamo dalla ineludibile considerazione che siamo in serie B.

Foto di apertura di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

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Ex Avvocato. Ex Senatore della Repubblica. Ex presidente di Cinecittà Holding. Attuale direttore di Italian Film Fest, festival del cinema Italiano in Brasile. Direttore di Polis, scuola di formazione politica con sede a Sao Paulo (Brasile).

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