OPPENHEIMER
“Oppenheimer” è l’idea platonica della “molteplicità” (cioè dell’enciclopedismo), che fu una delle ”Sei proposte per il nuovo millennio” contenute nelle “Lezioni Americane” di Calvino. È molteplice tutto ciò che in arte ti stimola a prendere un libro dalla biblioteca, rimettere un disco sul lettore, frugare tra i fumetti; a stabilire una connessione fra saperi. Molteplice è ciò che sollecita la discussione e la accoglie come parte di sé: il dibattito su “Oppenheimer”, in ogni sua forma e direzione, arricchisce e integra il film.
HAROLD SWERG
Harold Swerg è un piccolo anonimo archivista, il più tranquillo degli uomini. Purtroppo per lui, non il più comune. Harold Swerg, infatti, poteva battere a baseball più lontano di qualunque essere vivente; con un calcio poteva mandare il pallone più lontano di qualsiasi essere vivente, correre più veloce di qualsiasi essere vivente. Poteva. Ma non voleva. Presidenti di società sportive, di organizzazioni olimpiche, di eventi, promoter e ambasciatori erano ai suoi piedi. “Girerai il mondo, sarai ricchissimo! Prestigio, gloria, donne!” Niente. “ANDATE VIA!”, diceva. “Non mi piace il mondo dello sport. Mi piace il mondo degli archivi. Forse, chissà, un giorno sarò archivista capo”, confidava con un sorriso il piccolo ebreo.
Presidenti e organizzatori mandarono una dichiarazione alla stampa. I siti di notizie la riportarono in prima pagina: “HAROLD SWERG NON STA AL GIOCO”. E la gente diceva: “Ma allora un uomo che non sta al gioco è contro il gioco; se è contro il gioco è contro il fair play; se è contro il fair play è contro il nostro sistema di vita! BOOO!” Niente da fare: “Lasciatemi in pace”, rispondeva. E sembrava che sarebbe finita lì.
Torniamo a “Oppenheimer”.
“Oppenheimer”, ormai lo sanno tutti, è la storia del progetto di sviluppo della prima bomba atomica (progetto Manhattan); della costruzione della città che lo avrebbe ospitato (Los Alamos in New Mexico, in un territorio storicamente appartenuto agli Apaches); degli scienziati che vi collaborarono, ma soprattutto del primo di loro, Julius Robert Oppenheimer, scelto da Roosevelt, sopportato da Truman, processato da Eisenhower, riabilitato da Johnson. Vi assumono un ruolo marginale figure capitali come Fermi (nominato o poco più) o Bohr e quello di Einstein è ridotto a poco più di un cameo, ancorché di alto valore simbolico e narrativo. Ma tutto ruota intorno a lui, J.R.O., alla sua personalità, agli studi che lo avevano portato lì, alle sue simpatie politiche giovanili per il comunismo (più che altro un comunismo per amore, comunista essendo la sua prima fidanzata importante) che, non ostative per Roosevelt, molto lo divennero a posteriori per chi lo avrebbe “processato”, dieci anni dopo, in clima maccartista (non fu un vero processo anche se ne assunse le forme: non c’era in gioco la galera).
Il processo ebbe motivazioni dicibili e altre indicibili. Con scaltrezza drammaturgica, Nolan dà grande rilievo al risentimento verso Oppenheimer di un influente personaggio della politica americana, Lewis Lichtenstein Strauss, divenuto, per nomina di Eisenhower, Presidente della Commissione per l’Energia Atomica degli Stati Uniti e frustrato anni prima nelle sue ambizioni da Oppenheimer, che, poco stimandolo, lo aveva messo in cattiva luce all’interno della Commissione. Ma altro e ben più drammatico era il conflitto che quel processo, non ufficiale e a porte chiuse, esprimeva e che dà spessore e grandezza al film.
Swerg.
Ma furono indette le Olimpiadi. La Russia aveva qualcuno che a baseball batteva più lontano di tutti; qualcuno che calciava il pallone più lontano di tutti; qualcuno che correva più forte di tutti. Il Dipartimento di Stato convocò una riunione: “Harold Swerg deve partecipare alle Olimpiadi”. Mandarono un messo, che tornò con un messaggio: “No”. I servizi segreti controllarono la sua scheda personale: mai fatto parte di un gruppo politico. Capirono che non era interessato a far parte di qualcosa. Gli mandarono un funzionario del Dipartimento di Stato: “Tutti fanno parte di qualcosa”, gli disse. “Non io”, rispose Swerg. Gli mandarono un gruppo di senatori: “La regola di ogni democrazia è che decide la maggioranza e la maggioranza ha deciso che dovete partecipare alle Olimpiadi. Volete far crollare le basi del sistema?” “No. Voglio esser lasciato in pace.” Entrò in campo il NYT: “HAROLD SWERG MINA IL SISTEMA ALLE BASI”. Il Presidente stesso gli rivolse un appello: “Tu vuoi che noi perdiamo?” Gli chiese. Niente da fare. Gli andarono sotto casa con cartelli: “Swerg sleale”, “Swerg filo russo”. La stampa russa espresse il suo punto di vista e la Pravda titolò: “SWERG VIGLIACCO BORGHESE”. Era troppo. Swerg usci di casa e in mondovisione dichiarò: “Va bene. Gioco”. Il paese era elettrizzato: “SWERG GIOCA!”, “SWERG GIOCA”. Ogni partito si attribuiva il merito.
Oppenheimer.
Tutti tendiamo a pensare che le espressioni “bomba atomica”, “bomba H” o “bomba all’idrogeno” dicano la stessa cosa. Non è così. Alla bomba H (o all’idrogeno o termonucleare) si arriverà sette anni dopo Hiroshima. Per impulso di Harry Truman e sotto la direzione di un altro scienziato, Edward Teller. Oppenheimer si chiamò fuori. Per le differenze strutturali fra le due bombe c’è wikipedia. Quanto all’efficacia distruttiva, la più nota fra le prime, fatta esplodere nel ’54 nell’atollo di Bikini (oggi Repubblica delle Isole Marshall, allora controllata dagli americani) fu quantificata in mille volte quella di Hiroshima. Un “giocattolo”, la bomba di Oppenheimer, di cui solo tre esemplari risultano costruiti nella storia: quella del test Trinity – la prova generale – e le due sganciate sul Giappone. Quelle stipate negli odierni arsenali atomici sono tutte termonucleari. E naturalmente più moderne di quella di Bikini.
Swerg.
Incominciarono i giochi. Prima i battitori. Il russo Kopronoff (Eroe di baseball del popolo sovietico) batté a 912 piedi e 6 pollici. Toccò a Swerg: 912 piedi e 6 pollici. Uguale. Poi i calciatori. Wladimir Brosnokopsski (Eroe del football al merito della Stella Rossa) calciò il pallone a 314 Yarde, 4 piedi e 6 pollici di distanza. Swerg, senza scomporsi, a 314 Yarde, 4 piedi e 6 pollici. Fra la folla serpeggiò un mormorio di disappunto. Venne il turno dei corridori. L’avversario di Swerg era il formidabile Dimitri Pedalowski (Eroe della corsa veloce al merito del Mausoleo di Lenin). Arrivarono pari. Al millesimo di secondo. Harold Swerg fu chiamato dalla giuria: “Lei non ha dato tutto sé stesso!” “Certo che sì”, rispose Harold indignato. “Allora perché non ha vinto?” “Vincere non vuol dire dare tutto sé stesso. È per pareggiare, che ho dovuto dare tutto me stesso” “Che? Come?” disse la giuria. E Swerg: “Sareste capaci voi di calciare una palla a 310 Yarde di distanza? Ammazza! È stata una bella impresa. Non credevo proprio di farcela” Uscì in strada trionfante: “Gente! Chi vuole farsi pareggiare un record si faccia avanti!”
Ma nessuno venne. Perché a nessuno interessa pareggiare un record. E così lo lasciarono in pace. Il che era esattamente quello che voleva.
Vincere non è dare il meglio di sé. È il pareggio che chiede a ciascuno il meglio. Bisogna pareggiare per vivere in pace. Truman che ascolta Oppenheimer come se a parlare fosse un citrullo, sembra un po’ il Presidente che ascolta Swerg spiegargli che perdere è l’aspetto complementare del vincere e che in un gioco si vince e si perde, con i consiglieri intorno che fanno baccano perché non stia a sentirlo. Ma chi gli parla sarà anche il dottor Morte, ma sa che pareggiare, nel mondo che verrà, è l’unica garanzia del vivere in pace. La vittoria del prepotente accenderà sempre nello sconfitto voglie di rivincita e nel vincitore la tentazione di riprovarci. Per questo ci sono guerre che bisogna vincere, perché ne va della vita e perché è l’unico modo per tornare in pace. Ma la pace si fonda sul pareggio e sull’equilibrio. Anche quello del terrore? Se non c’è di meglio, sì. Si vince per tornare a casa; si pareggia per rimanerci. Da “vigliacco borghese”? Perché no. C’è tanto da fare a casa, in pace col mondo. (Anche di meglio che ordinare schede d’archivio, se vogliamo. Ma qui è questione di gusti.)

