Devo riconoscere che sento un crescente, profondissimo malessere, che mi accompagna da un po’ di tempo, per l’incapacità della politica, non soltanto di risolvere ma almeno di affrontare, non solo i giganteschi problemi che affliggono oggi il nostro mondo, ma soprattutto e in primo luogo quelli delle persone, dei cittadini che costituirebbero invece la responsabilità della politica. Mi rendo conto che non è facile, perché il riscaldamento climatico, la violenza tra i giovani, i femminicidi, le guerre, l’intelligenza artificiale, sono temi giganteschi, ai quali la comunità umana non si è confrontata, almeno negli ultimi decenni.

Non sono così bravo, come molti dei giornalisti che animano questo periodico, a fare inchieste, oppure vere interviste. Però mia nonna mi aveva insegnato a parlare con tutti, a persone in strada che non conoscevo. Allora mi metteva in imbarazzo, adesso mi piace moltissimo parlare con gli sconosciuti in mezzo alla strada, e molte persone mi rispondono sorridendo: anche a loro piace comunicare con qualcuno. Se lo fai a Napoli, oppure a Trieste, poi non riusciresti più a fermare i tuoi interlocutori. Non mi riferirò quindi a vere interviste, ma cercherò di darvi conto di qualche chiacchierata con persone che vivono e lavorano nel mio quartiere. Comprando un mazzo di fiori, un etto di prosciutto, non riesco mai a non buttarla in politica.
Il primo è il mio fioraio, dal quale ormai vado spesso: una famiglia che viene da Napoli e ha piazzato il suo camioncino vicino a casa mia. Sono così bravi, affettuosi e gentili, che oggi sono diventati i custodi delle terrazze di tutto il quartiere. “Ci andrai a votare, Mario?”. ”Che cosa dovrei andarci a fare, non ho niente da dare e nulla da chiedere, soprattutto ai politici della mia città. Mio padre conosceva i nomi di quelli della vecchia politica, io so a malapena il nome del nostro sindaco di Napoli”. “Allora la politica non ti serve a nulla, non ti interessa.” “No mi interessa solo di evitare i problemi che ci crea, per esempio se devo portare mia madre all’ospedale”. Il mio tabaccaio lo conosco da due generazioni, mio padre andava a comprare i francobolli e le buste da suo padre. Ettore non è un uomo da grandi discorsi. ”Alcune persone che frequentano questa tabaccheria, mi chiedono di ricaricare un telefonino, o di comprare sigarette, e poi vedo che manca loro qualche euro per farlo. Quando ero più giovane non era così. Appena potrò, venderò la tabaccheria e chiuderò finalmente baracca e burattini. Del resto sicuramente molte cose le compri già su Internet, e quindi i colleghi, le botteghe che sono su questa strada, chiuderanno pian piano una ad una. L’edicola di via Chiana regge soltanto perché Franco, il proprietario, non saprebbe come occupare la sua giornata se non continuasse a vendere i giornali. Mio padre era iscritto al partito socialista, un vero militante, non si perdeva una riunione. Ma nella piccola sede di questo quartiere, che adesso è chiusa, venivano a parlare personaggi come Nenni o Paietta. Oggi hai mai più visto un comizio, dove i politici li si poteva guardare in faccia?”. Grazia, la farmacista, è molto più giovane di tutti loro, è laureata, conosce la mia famiglia e tutti i suoi membri meglio di me. “Siamo diventati in realtà coloro che forniscono la prima assistenza ai nostri clienti, siamo noi che prescriviamo le medicine, consigliamo i trattamenti, oppure indirizziamo le persone a qualche medico privato che non è un ladro come moltissimi altri e che pratica prezzi quasi accettabili. Certo è vero, il farmacista e come un dottore, ha fatto gli stessi studi, ma ho potuto vedere che i cosiddetti medici di famiglia fanno ben poco, a parte inviarci ricette trasmesse per e-mail. Cosa fa la politica per tutte queste persone, spesso in difficoltà? Non so perché, continuo ancora ad ascoltare i telegiornali, un’abitudine di famiglia. A parte guerre, femminicidi, incendi ed alluvioni, la politica è un gruppo di persone che si parla fra loro, discutendo di poltrone, di potere e di soldi. I frequentissimi scandali, e in particolare quelli più recenti, non creano più nessuna meraviglia. Sìamo abituati a pensare che questa è la politica, e non ce n’è un’altra.”
Potrei continuare a lungo, parlando del droghiere, del macellaio, del medico che vive davanti a casa mia. Una cosa però li accomuna, nessuno andrà a votare, e quando un mio carissimo amico, impegnatissimo nella politica di sinistra, mi ha detto che anche lui era tentato di non andare a votare, ho dovuto fare un’amara riflessione. Però le lezioni più interessanti me le hanno date le riunioni e le manifestazioni dei ragazzi di Ultima Generazione. Sabato 11 maggio sono stato in mezzo a loro a Piazza Vittorio Emanuele, per la loro prima grande manifestazione, molto più tranquilla e pacifica degli atti di disobbedienza civile per i quali sono molto noti. Per la prima volta non si parlava solo della crisi ambientale, ma c’erano piccoli gruppi di lavoro sull’eguaglianza di genere, sulla tipologia delle proteste, sulle guerre ed in particolare quella in Palestina, sul trattamento riservato da questa politica al mondo giovanile. Sono costretti a lavori precari e mal pagati, non hanno sufficienti aiuti per iscriversi e frequentare l’università, se prendono in affitto una stanza per stare più vicino al luogo dove studiano, devono pagare per un solo letto 500 o 600 €. È facile capire che il problema ambientale, che li ha fatti mettere insieme, è diventato soltanto uno di questi moltissimi altri drammi che colpiranno la loro vita. Le prime volte che li ho incontrati, quando, da professore settantenne, parlavo di politica, di fare politica, mi guardavano perplessi. Per loro le azioni di disturbo erano l’unico obiettivo: ora non è più così. E anche qui non mi sono astenuto dal chiedere “per chi voterete?”.
Ha ragione lei, occorrerebbe un sovvertimento dal profondo, forse ben oltre le pacifiche dimostrazioni di disobbedienza civile. Non voglio spingermi oltre, per non scandalizzare nessuno, ma il sistema Italia di cui parlava questa ragazza, è quello che si basa sul furto, sulla corruzione, sul nepotismo, quello che compra i voti delle persone con 50 €. Ma soprattutto quello che è incapace di affrontare, se non di risolvere, i grandi problemi del nostro mondo, e soprattutto i problemi del mondo di quei ragazzi che subiranno le conseguenze di una politica inadeguata, francamente inaccettabile, forse disgustosa. Facciamo bene forse a cercare di informare i candidati alle elezioni europee di che cos’è l’Europa, e di quali sono le attuali sfide. Ma forse dimentichiamo di dire all’inizio “Ma voi ci andrete ad Bruxelles e di Strasburgo? Dove avete trovato i soldi per la campagna elettorale? Avete chiesto loro se sono mai andati a parlare con le comunità più fragili e disagiate, quelle delle nostre periferie, non della grande Europa che noi intellettuali vogliamo, ma di come risolvere i loro problemi di tutti i giorni, dei quali nessuno si interessa?”.
Per fortuna io non sono un giudice, quindi non mi interessa la correttezza delle inchieste, e non sono uno di quei farisei che si strappano le vesti per il rispetto della legge, che ci dicono che nessuno è colpevole fino all’ultima sentenza. Spero che possiate comprendere che alle persone che ho intervistato, e a me personalmente, interessa soltanto cercare di far capire quanto questa politica sia inefficace per tutti coloro che da essa non traggono specifici e diretti vantaggi. E non dimentichiamo i sacchi di banconote trovati a casa di qualche parlamentare o funzionario dell’Europa che vogliamo costruire. Temo che occorrerebbero mutamenti radicali, quelli che si ottengono però, come ci insegna la storia, soltanto con le rivoluzioni, con le teste che cadono nei cestini davanti alle tricoteuses di quella piazza di Parigi che oggi è intitolata alla concordia.
Ah dimenticavo: nella puntata del 15 maggio di Agorà, Chiara Appendino diceva esattamente quello che ho detto prima. Non è che molte persone, arrabbiate per questo disastro della politica, opteranno di nuovo per il Movimento 5Stelle?
L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.