“Ragazze, imparate ad aggrapparvi al vuoto”
Diceva la nonna, fumando tante sigarette.
Lei assomigliava a un vampiro o a un altro mostro;
Di nome faceva Galia, ma tutti la chiamavano Greta.
Anni prima lei faceva la funambola in un circo;
Si comportava ancora come fosse su un palcoscenico.
“Aggrapparsi al vuoto, al niente, al foro dell’anello
L’ho imparato nel circo del periodo sovietico”.
“Aggrapparsi al vuoto e intanto cerchi con il piede
L’appoggio doloroso, invisibile agli altri, sottile.
Il vuoto, ragazze, è una cosa che non cede,
Quando il resto del mondo va a farsi benedire”.
La nonna emanava le volute spesse di fumo;
Sulle labbra aveva il rossetto rosso carminio.
Le sue tre nipoti erano magre, piccole e svelte
Potrebbero stare in equilibrio sulla fune, sotto la cupola.
Ora le ragazze si aggrappano, fino ad avere i crampi alle dita,
Al vuoto, che è rimasto nella loro città, nella loro casa e nel cortile.
Si aggrappano, mentre la loro vita è bruciata dal nemico;
Cercano con il piede un appoggio doloroso, invisibile e sottile.
Traduzione di Tania Gryf
