15 Aprile 2026 - mercoledì

Le negazioni continuano…

L’aula di un Università

All’apertura dei sabati Giubilari, il Santo Padre dice: “Il Giubileo invita a ricominciare”.  Cara Meloni, queste parole hanno un senso profondo: ricominciare una nuova vita, ricominciare con nuove proposte politiche, oppure ricominciare da dove eravamo rimasti? Credo che sulla Giustizia questa parola “ricominciare” non trova la giusta collocazione, neppure dopo le parole del Santo Padre che in occasione dell’apertura della porta Santa a Rebibbia chiedeva un atto di clemenza dalla nostra politica. Neppure dopo le parole del nostro Presidente della Repubblica, che chiedeva di far respirare aria nuova alle persone recluse. Nelle carceri non si ricomincia, anzi si continua a morire, quando le persone sono in custodia dello Stato, già siamo a 5 persone detenute, ed un operatore penitenziario. Non solo la situazione non migliora, si continuano a negare i diritti delle persone recluse, nelle carceri siciliane il Provveditorato della Regione Sicilia, ha introdotto una norma che vieta degli specifici marchi di abbigliamento e l’introduzione, l’acquisto e l’uso di determinati alimenti. Queste disposizioni, secondo il Provveditore, servono per principi di parità di condizione dei detenuti.  No, caro Provveditore, la parità dei detenuti vengono negate ogni giorno dalla disparità di giudizio da parte dei Magistrati di Sorveglianza. In alcune Regioni rispondono su un’istanza del detenuto in due mesi, in altre ce ne vogliono sei o sette, questa è una disparità. Nei nostri Tribunali c’è una scritta “La legge è uguale per tutti”. Bisognerebbe iniziare a rispettare questa scritta, forse in quel caso le disparità inizierebbero a non esserci. Caro Presidente del Consiglio, capisco il Suo ruolo, capisco il Suo Partito Politico che nella propria campagna elettorale aveva promesso al proprio elettorato che maggior sicurezza significava riempire le carceri, ma mi lasci dire, Lei viene da una borgata romana, dove la povertà e l’illegalità non sono fenomeni che non conosce, Lei viene dalla strada avrà conosciuto persone che hanno sbagliato non solo per loro scelta, ma anche perché la società non offriva loro una giusta occasione.  Per finire questo concetto, Le vorrei raccontare una storia di una persona italiana detenuta presso il carcere di Vicenza, doveva discutere la sua tesi di Laurea presso l’Università La Sapienza di Roma, il Magistrato rispettando l’ordinamento penitenziario (l’esame di laurea rientra come evento eccezionale, perché non si verifica con regolare quotidianità), concede il Permesso con la scorta del personale della Polizia Penitenziaria, in abiti civili e di non usare manette durante l’esame. Viene impugnato da un magistrato del Dap, dichiarando che l’Università è un luogo dispersivo e non permette il controllo di vigilanza sul detenuto. Ora il detenuto sta facendo i vari ricorsi, e purtroppo non potrà fare la sua tesi di laura, anche perché l’università nelle sue regole non prevede la proclamazione da remoto. Ora si dovrà vedere se il detenuto potrà usufruire di un permesso normale. Per concludere, Presidente Meloni la libertà di studiare in carcere viene negata speriamo non si continui in questa direzione e si possa ricominciare non facendo proclami di costruzioni di nuove carceri oppure rimpatriando nei loro paesi d’origini le persone detenute a scontare la pena: sa perfettamente che questi provvedimenti hanno bisogno di moltissimo tempo e denaro (in questo caso quello pubblico); si può ricominciare pensando a provvedimenti di più attuazione previsti dalla nostra Costituzione, quali indulto e amnistia.

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