Europa spezzata
Europa spezzata, stiamo assistendo al funerale della civiltà?

L’Europa che stiamo vivendo sta passando uno dei momenti più difficili – sarei tentato di dire dei più brutti – della sua storia dopo la fine del Secondo Conflitto Mondiale; una storia che l’allora Ministro degli Esteri Robert Schuman ispirandosi ad una Nota consegnatagli da Jean Monnet aveva tratteggiato come “une Europe pour la paix” che non si sarebbe potuto costruire “d’un seul coup ni dans une construction d’ensemble mais par des réalisations concrètes créant d’abord une solidarité de fait”.

Oggi l’Unione Europea, sebbene ancora un’“Europa del non finito” a causa soprattutto delle sue lacune nei campi della politica estera e della sicurezza, si trova confinata a dover fungere suo malgrado da spettatrice inerme di fronte al tentativo di due Grandi Potenze di riportare la pace in Ucraina: insomma ignorandola del tutto quasi che il ristabilimento della pace in una parte del Vecchio Continente debba essere il risultato inevitabile di una “res inter alios acta”!

Ora, proprio la Conferenza sulla Sicurezza tenutasi a Monaco di Baviera la settimana scorsa dal 14 al 16 febbraio e che aveva riunito una sessantina di Capi di Stato o di Governo assieme a Rappresentanti di Organizzazioni internazionali ci aveva fornito soprattutto attraverso gli interventi della Presidente della Commissione Europea, del Vice Presidente degli Stati Uniti d’America e del Presidente dell’Ucraina una panoramica piuttosto completa ed altrettanto terrificante del conflitto in corso in una parte dell’Europa Orientale caratterizzato quanto alla sua conclusione da punti di vista non coincidenti – anzi completamente opposti – tra le due rive dell’Oceano Atlantico.

Così per Ursula Von der Leyen il necessario coinvolgimento dell’Unione Europea per riportare la pace in Ucraina  avrebbe dovuto passare attraverso la proposta d’attivare una clausola di salvaguardia quanto ai maggiori investimenti per la difesa da parte di tutti i ventisette gli Stati Membri;  e a tal fine aveva avanzato la proposta d’allentare quelle regole fiscali vigenti le quali, se applicate ancora, avrebbero in futuro messo gli Stati Membri al riparo dall’incorrere nelle sanzioni contemplate dalla procedura per disavanzi eccessivi.

J.D. Vance

Il “controcanto” di J.D. Vance era stato ispirato non tanto alle preoccupazioni provenienti da Mosca e da Pechino quanto piuttosto e soprattutto a quelle per “il ritiro dell’Europa dai suoi valori fondamentali” e più in concreto alla convinzione che l’Unione Europea dovesse essere messa al bando per “ quel suo arretramento sui valori democratici e per non avere ascoltato i suoi elettori”: un arretramento considerato da Washington come una sorta di sconfessione o di rinnegamento delle politiche facenti capo alle forze d’estrema destra tanto apprezzate nelle attuali circostanze da Washington!

Di toni diametralmente opposti a questi ultimi erano state invece le parole del Segretario Generale della NATO Mark Rutte secondo le quali gli sforzi sia degli Stati Uniti d’America che degli Stati Membri dell’Unione Europea avrebbero dovuto essere compiuti per far sì e all’unico fine che “Putin non ci riprovi”! Dal canto suo, il leader della CDU Joachim-Friedrich Merz, che aspira al Cancellierato qualora le elezioni di domenica 23 febbraio fossero favorevoli per la sua forza politica, la CDU, aveva posto l’accento sulla necessità per la Germania di rafforzare la sua leadership. Da ultimo e sempre con riferimento alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco di Baviera ricordo le parole pronunciate da Volodymyr Zelensky secondo le quali l’Ucraina – cito – “non accetterà mai accordi alle nostre spalle senza il nostro coinvolgimento e la stessa regola dovrebbe valere per tutta l’Europa”!

Ora l’“improvvisa voragine transatlantica sull’Ucraina”, come ce l’ha descritta la stampa d’Oltreoceano, si apre martedì 18 febbraio a Riyadh quando inizieranno tra i plenipotenziari degli Stati Uniti e della Russia i primi pourparlers   sul “cessate il fuoco” in Ucraina : pourparlers ai quali si è voluto dare una risposta con la convocazione lunedì 17 febbraio al Palazzo dell’Eliseo  a Parigi su iniziativa d’Emmanuel Macron di un Summit del quale erano stati  interlocutori privilegiati i leaders della Germania, dell’Italia, del Regno Unito, della Polonia, della Spagna, dei Paesi Bassi e della Danimarca – quest’ultima in rappresentanza dei Paesi baltici –  assieme alla Presidente della Commissione Europea e al Segretario Generale della NATO.

La Presidentessa del Consiglio Giorgia Meloni

L’obiettivo di quel Summit è stato quello di coinvolgere l’Europa nel processo di pace in Ucraina per evitare che le relative trattative si limitassero ad un dialogo tra le due Grandi Potenze e, quindi, a provocare l’esclusione da esse della nostra Unione. Tra i partecipanti figuravano, oltre naturalmente a Emmanuel Macron, il Presidente polacco Donald Tusk, il Primo Ministro britannico Keir Stammer, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il Presidente del Consiglio di Spagna Pedro Sanchez, il Presidente del Consiglio dei Paesi Bassi Lars Lokke Rasmussen e il Presidente del Consiglio della Danimarca Mette Frederiksen  ai quali s’erano aggiunti il Presidente del Consiglio Europeo Angelo Costa, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ed il Segretario Generale della NATO Mark Rutte.

Oggetto di quella convocazione , oltre alle decisioni del Presidente Donald Trump d’escludere l’Unione Europea dai negoziati di pace in Ucraina, era stata soprattutto l’importanza per i Ventisette di mantenere un ruolo centrale nella risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina; ed al riguardo era stata enfatizzata la necessità d’ una risposta unitaria con particolare riguardo all’aumento delle spese per la difesa ed alla possibilità d’istituire finalmente Forze armate europee come era stato auspicato in particolare dal Presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

In quella stessa occasione s’era parlato del rafforzamento delle sanzioni contro la Russia e dell’implementazione di misure per garantire la stabilità e la sicurezza dell’Europa in vista anche di un auspicato coinvolgimento diretto dell’Unione nelle future missioni di pace in Ucraina. Lungo la stessa linea di pensiero il Primo Ministro britannico Keir Starmer aveva parlato della disponibilità di Londra ad impiegare proprie truppe sul campo per garantire a Kiev la sua sicurezza ed aveva altresì messo pressione sui suoi alleati perché s’impegnassero per una Forza di pace da impiegare in loco.

Quanto alla posizione dell’Italia la Presidente Giorgia Meloni, premesso che nutriva perplessità per il formato del Vertice all’Eliseo sottolineando in particolare l’assenza da esso degli Stati Membri dell’Unione confinanti con la Russia e in particolare dei Paesi baltici e della Finlandia, aveva suggerito che una risposta più adeguata ai problemi del momento avrebbe potuto emergere da una riunione del Consiglio Europeo; passando poi al contenuto delle decisioni da adottare aveva fatto stato della disponibilità del nostro Paese a contribuire alla soluzione del conflitto in Ucraina con l’invio di truppe a patto però che su di esso fossero fornite da Washington garanzie adeguate.

Sergei Lavrov

Martedì a Riad si svolge alle ore 10 un incontro ufficiale tra le delegazioni russa e statunitense: la prima è guidata dal Ministro degli Esteri Sergei Lavrov mentre la seconda dal Segretario di Stato Marco Rubio e l’oggetto, al di là del ripristino di relazioni bilaterali tra le due Grandi Potenze, c’è la preparazione di possibili negoziati per la soluzione del conflitto in Ucraina senza tuttavia che, almeno per il momento, vengano coinvolti nella discussione gli ucraini. Al momento, quindi, nell’attesa di conoscere i risultati di questo primo incontro non posso che richiamare quanto è stato ripetuto in questi giorni da Volodymyr Zelensky secondo il quale l’Ucraina non riconoscerà alcun accordo di pace che non coinvolga direttamente il suo Paese! Tutto ciò detto, ritengo che sia quasi impossibile alla luce delle cose che conosciamo evitare il rischio che stiamo correndo di un ulteriore indebolimento della posizione nel contesto mondiale d’una Europa assolutamente non in grado date le circostanze attuali di far pesare la sua voce!   

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