Per rispondere al progetto di Donald Trump e alle mire imperiali di Vladimir Putin non basta più suonare la sveglia all’Europa dei sonnambuli. È infatti tutto l’ordine internazionale che soffre di limiti e difetti sempre più insopportabili.

Occorre chiamare in tutte le piazze d’Europa coloro che condividono il valore aggiunto del processo di integrazione europea come il mondo della scuola, della ricerca e dell’università; il volontariato; i poteri locali e regionali; la cultura e l’arte: il mondo agricolo attento al valore delle risorse naturali; il mondo del diritto; la cittadinanza attiva; le lavoratrici e i lavoratori protetti dagli interventi europei nella dimensione sociale; il mondo della produzione garantito dalle regole del mercato; le piccole e medie imprese, l’artigianato e l’economia sociale; le aree difese dagli effetti del cambiamento climatico.

Occorre chiamare in tutte le piazze d’Europa chi subisce le conseguenze nefaste dei costi della non-Europa dicendo loro con forza che ci sono beni pubblici che potranno essere garantiti solo da un’Unione europea più unita, più democratica e più solidale e dunque con un governo europeo responsabile davanti al Parlamento europeo; dall’eliminazione del potere di veto; da una politica estera, di sicurezza e di difesa comune al servizio della pace e del multilateralismo, dal progresso sociale e da un bilancio federale dotato di vere risorse proprie che si faccia carico di beni pubblici europei consacrati alla solidarietà e non alla produzione di armi.

Questi beni riguardano in particolare:

  • La promozione della salute e l’accesso aperto alla conoscenza,
  • La protezione delle lavoratrici e dei lavoratori favoriti dall’impegno solenne per la qualità del lavoro, con uno Statuto europeo del lavoro e la piena attuazione della Carta europea dei diritti fondamentali, per i quali l’assenza di una politica industriale comune non ha garantito adeguata competitività nel mondo globalizzato,
  • La tutela delle popolazioni delle aree interne a cui la politica di coesione si rivolge in modo ancora inadeguato,
  • Il sostegno agli agricoltori, a chi fa impresa, a cittadine e cittadini vittime delle esondazioni e delle deforestazioni per i ritardi nella convergenza ecologica della società, nella progressiva decarbonizzazione della produzione e nella definizione di un grande piano di contrasto ai rischi climatici,
  • La tutela degli immigrati legali divenuti irregolari per le lentezze e le differenze delle procedure sul mercato del lavoro che creano inaccettabili discriminazioni,
  • La protezione dei difensori dei diritti fondamentali e delle organizzazioni rappresentative della società civile, di chi si batte per una società aperta e libera per tutti e tutte insieme a chi crea occasioni di partecipazione popolare,
  • La difesa delle cittadine e dei cittadini che vivono in Paesi dove vengono violati i principi fondamentali dello Stato di diritto affermando l’intangibilità dei principi e dei valori della democrazia.

A chi vi rivolgiamo

Manifestazioni per l’Europa in tutti i Paesi membri sono possibili e necessarie se garantiranno un’ampia mobilitazione delle cittadine e dei cittadini europei che dia il segnale forte che la maggioranza delle opinioni pubbliche è pronta ad azioni strutturate e permanenti per ottenere dalle istituzioni europee e nazionali e dai partiti europei la difesa del patrimonio delle realizzazioni comunitarie, l’eliminazione dei costi della nonEuropa e l’impegno per il progresso sociale e per una riforma dell’Unione europea secondo un progetto, un metodo e una agenda democratica costituente. Questo segnale deve tradursi in un manifesto europeo per un’Europa unita, libera, giusta, pacifica e democratica.

Proponiamo di scegliere come slogan di queste manifestazioni: #LEuropaSiamoNoi declinato in tutte le lingue dell’Unione europea.

Noi saremo nelle piazze d’Italia e abbiamo proposto al Movimento Europeo Internazionale e ai suoi membri di mobilitarsi per essere attivamente presenti nelle piazze d’Europa per un’Europa libera, giusta, pacifica e democratica e invitiamo a partecipare attivamente:

  • Gli studenti e i docenti del programma Erasmus come simbolo dell’identità europea, – I giovani dei corpi europei di solidarietà e del servizio volontario europeo come simbolo dell’Europa che lotta per la pace,
  • I consumatori protetti dalle regole europee,
  • I poteri locali e regionali sostenuti dalla politica di coesione economica, sociale e territoriale,
  • I sindaci delle città europee della cultura e delle città gemellate,
  • La rete dei Fringe Festivals e degli artisti di strada,
  • Il mondo agricolo attento al valore delle risorse naturali e della qualità del cibo, – I ricercatori che interagiscono con il programma Horizon e con la politica di ricerca dell’Unione europea,
  • I giudici nazionali che tutelano i diritti delle persone applicando la Carta europea dei diritti fondamentali nel rispetto del primato del diritto dell’Unione europea e gli avvocati che la invocano in giudizio,
  • I promotori delle iniziative di cittadini europei e delle petizioni al Parlamento europeo che hanno usufruito e intendono usufruire di questi strumenti di democrazia partecipativa,
  • Le cittadine e i cittadini che hanno partecipato alla Conferenza sul futuro dell’Europa e che sono stati e sono parte attiva dei panel transnazionali,
  • I beneficiari dell’azione del Mediatore europeo,
  • I lavoratori delle imprese rese competitive dagli investimenti europei,
  • I lavoratori delle imprese nel mondo digitale e quelli protetti dagli interventi europei nella dimensione sociale,
  • Le imprese protette dal marchio europeo,
  • Gli abitanti delle aree protette dagli effetti del cambiamento climatico,
  • Il mondo della cultura che si riconosce in una comune identità europea,

Le ragioni della mobilitazione

Michele Serra – prima nella sua “Amaca” intitolata “Dite qualcosa di europeo”, poi nella newsletter su Il Poste infine il 28 febbraio in un editoriale su La Repubblica con il titolo “Una piazza per l’Europa” – ha lanciato l’idea di una manifestazione per l’Europa in tutte le principali piazze europee.

Non è la prima volta che gli Europei si mobilitano per l’Europa perché

  • seicentomila cittadine e cittadini parteciparono a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta al Congresso del Popolo Europeo promosso da Altiero Spinelli dopo la caduta della Comunità Europea di Difesa e la “beffa del Mercato Comune”, come Altiero Spinelli definì i Trattati di Roma,
  • centomila persone scesero in piazza a Milano nel giugno 1985, mobilitati dalla forza federalista e dalle organizzazioni sindacali e per testimoniare il loro sostegno al progetto di Trattato sull’Unione europea approvato dal Parlamento europeo il 14 febbraio 1984, con una partecipazione popolare il cui obiettivo fu tradito poi dai Governi che a quel progetto lungimirante preferirono il più modesto Atto Unico definito da Altiero Spinelli “un topolino partorito da una montagna”.

Molti Europei furono poi in piazza a Nizza nel dicembre del 2000 per esprimere il loro sostegno alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che rappresenta l’espressione più alta dei valori dello Stato di diritto adottata dalle istituzioni europee grazie alla determinazione delle organizzazioni rappresentative della società civile e dei lavoratori.

Manifestazioni europee per la pace e contro una guerra insensata ci furono al tempo del conflitto scatenato dagli Stati Uniti contro l’Iraq con la “vecchia Europa” di Francia, Germania e Benelux contraria a quella guerra e la coalizione anglo-italo-spagnola al seguito di George Bush, ma ciò non ha tuttavia creato un movimento europeo per la pace solido e strutturato nel tempo.

Le molte iniziative delle organizzazioni sindacali possono ora convergere sui temi di un welfare europeo, della democrazia economica, della solidarietà intergenerazionale e di genere, ma anche dell’inclusione dei lavoratori dei Paesi terzi (i migranti economici e i richiedenti asilo) nel mondo del lavoro.

Chiamati a raccolta da Greta Thunberg abbiamo assistito per mesi in molte piazze d’Europa alle mobilitazioni dei giovani per il futuro del pianeta (Fridays for future). Ma essi devono unire alla difesa dell’ambiente un messaggio comune per un’Europa democratica che decida, e oggi sarebbero ancora più necessari per organizzare una insurrezione contro i tentativi di demolire il Patto Verde Europeo.

Roma, 4 marzo 2025 – Approvato dal Consiglio di Presidenza del Movimento europeo

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