15 Aprile 2026 - mercoledì

di Pietro Ragni

Domenica 8 giugno e la mattinata del 9 giugno prossimi si terranno le votazioni per 5 referendum abrogativi. Essi intendono cancellare alcune norme per ripristinare le regole precedenti. In base all’Art. 75 della Costituzione ciascuno di essi potrà essere considerato valido solo se l’affluenza dei votanti superasse il quorum (50% più uno), indipendentemente dal risultato finale della consultazione.

Quattro referendum sono stati promossi dalla CGIL e riguardano il mondo del lavoro, il quinto è stato promosso da vari partiti progressisti e associazioni civili e riguarda la concessione della cittadinanza italiana.

Di questi referendum non si sta affatto parlando nei talk show e nelle trasmissioni di informazione; in particolare imbarazzante il silenzio da parte dei canali della RAI. L’AGCOM il 13 maggio ha preso “un provvedimento di richiamo alla RAI e a tutti i fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici operanti in ambito nazionale, affinché garantiscano un’adeguata copertura informativa sui cinque temi oggetto dei referendum indetti per i giorni 8 e 9 giugno”.

I partiti di governo si sono espressi per l’astensione con il chiaro obiettivo di non far raggiungere il quorum e dunque di invalidare la consultazione. È un’opinione legittima, anche se non rispettosa delle opinioni degli altri; però fa pena che la seconda carica dello Stato abbia pubblicamente invitato a non votare.

Noi invece vogliamo contribuire a informare chi ci legge. Di seguito riportiamo in sintesi l’obiettivo che si ripropongono i quesiti referendari cui siamo chiamati a rispondere l’8 e 9 giugno.

Quesito 1, scheda verde – Contratto di lavoro a tutele crescenti. Votando Sì verrebbe abrogato uno dei decreti del “Jobs act”, in modo da ripristinare la possibilità del giudice di reintegrare nel posto di lavoro il dipendente licenziato illecitamente, com’era previsto dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

Quesito 2, scheda nocciola chiaro – Piccole imprese, licenziamenti e indennità. Votando Sì verrebbe eliminato il tetto massimo all’indennità (6 mesi attualmente) per licenziamenti illegittimi nelle aziende con meno di 15 dipendenti; sarebbe così il giudice a decidere l’importo dell’indennità giusta da corrispondere.

Quesito 3, scheda grigia – Contratto di lavoro a termine. Votando Sì verrebbero abrogate alcune norme contenute nel Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, reintroducendo l’obbligo della “causale”, cioè si dovrà indicare nel contratto stipulato il motivo per cui si ricorre a tale forma, anche per quello fino a 12 mesi.

Quesito 4, scheda rossa – Responsabilità solidale negli appalti. Votando Sì le norme sarebbero cambiate in modo che, sia chi affida i lavori, sia chi li esegue o li fa eseguire per suo conto, deve rispondere in caso di infortunio sul lavoro; così diventerebbe valida la responsabilità solidale fra tutti gli attori dell’attività che ha portato all’infortunio.

Quesito 5, scheda gialla – Cittadinanza Italiana. Votando Sì otterremmo di dimezzare da 10 a 5 anni il periodo di residenza legale in Italia richiesto agli stranieri extracomunitari maggiorenni per poter ottenere la cittadinanza italiana, ritornando al limite precedente.

Immagine tratta dal sito del Ministero dell’Interno

Espongo alcune brevi considerazioni in margine a questa tornata referendaria. 1) Se si promuovono referendum “abrogativi” vuol dire che recenti leggi hanno peggiorato, per i proponenti e i favorevoli, la situazione ex ante; una banalità forse, ma fa pensare. 2) In Italia, negli ultimi lustri i referendum abrogativi non hanno avuto molta fortuna. Trent’anni fa superarono il quorum i 12 quesiti promossi dai Radicali sulla privatizzazione della RAI, la gestione delle emittenti private, le Rappresentanze sindacali e l’elezione diretta dei sindaci. Dopo vi furono 9 consultazioni referendarie (ultima nel 2022) di cui solo una ottenne un’affluenza sufficiente (quella del 2011 sull’acqua pubblica e il secondo no al nucleare).

Schede dei referendum abrogativi del 2011 (tratto da Wikipedia)

Alla luce di questa situazione penso, con il pieno accordo dei colleghi della redazione di Tutti Europa VentiTrenta, di poter invitare tutti i lettori a RECARSI ALLE URNE E A ESPRIMERE IL LORO VOTO. Non è solo l’appello ovvio in difesa dei diritti di tutti noi cittadine e cittadini, ma anche un invito a esprimere le proprie idee e, al contempo, consentire che le idee della maggioranza, quale essa sia, possano contare.

Non ha molto senso esprimere a parole le proprie convinzioni, criticare l’immobilismo dei governi e poi, quando si può davvero far contare quelle convinzioni, rinunciare a farlo. Rinunciare ai propri diritti significa dar ragione a chi vuole decidere al posto di noi tutti.

Faccio l’esempio del referendum sulla cittadinanza, che a me sta molto a cuore. Nei maggiori paesi d’Europa (Francia, Germania e Regno Unito) la cittadinanza per residenza si ottiene dopo 5 anni, come era in Italia in precedenza; addirittura i requisiti da ripristinare con questo referendum furono stabiliti per la prima volta dal Codice civile del 1865; per il grave calo demografico è uno specifico interesse nazionale aumentare il numero dei cittadini residenti onesti, tanto più se sono nati e cresciuti qui; durante le Olimpiadi di Parigi abbiamo gioito per le tante medaglie ottenute da atleti italiani di origine straniera che faticarono per ottenere la cittadinanza, come capita ora a circa 2,5 milioni di persone residenti in Italia. Per queste ragioni personalmente ritengo sia importante esprimere il proprio assenso.

Immagine tratta dal sito dell’Ambasciata d’Italia a Washington (USA)

Allora rompiamo questo ingiusto silenzio: DISCUTIAMO DEI PRINCIPI CHE I REFERENDUM VOGLIONO DIFENDERE con gli amici, con i parenti, sul luogo di lavoro, al bar. Ognuno abbia le sue idee, ma non scelga l’assenza ed il disinteresse.

L’8 E IL 9 GIUGNO ANDIAMO TUTTI A VOTARE PER I REFERENDUM.

 

 

 

 

 

 

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Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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