Assistiamo ad uno effluvio di critiche banali e ripetitive sui rischi e la crisi che sta vivendo la nostra Unione Europea. Non conoscere, non ricordare la storia è soltanto ignoranza: invece proporre ipotesi e critiche di ogni tipo senza riflessione, è il vero risultato di superficialità e stupidità.
I padri fondatori Schumann, De Gasperi ed Adenauer pensavano ad una roba federale e non c’è dubbio che non ci siamo arrivati. Però l’Europa ha compiuto poco più di sessant’anni che sono, nella storia, il battito delle ali di una farfalla.
I raggruppamenti internazionali di Stati non sono una novità. I grandi imperi, quello romano, austroungarico, ottomano e cinese, hanno unito Stati e popoli diversi per molti secoli, ma era solo per garantire il loro potere, anche se essi assicurarono così la stabilità di tanti paesi per secoli
La prima grande organizzazione internazionale si deve al Presidente Wilson che dopo un lungo negoziato riuscì a dar vita alla Società delle Nazioni nel 1919. Essa però durò soltanto 27 anni, fino al 1946. Roosevelt, dopo sessanta milioni di morti, nel 1945, creò l’ONU, che esiste ancora, ma anch’essa è oggi disprezzata e criticata perché tutti vediamo che ha potuto prevenire pochissimi conflitti e guerre e i suoi caschi blu sono stati spesso inefficaci.
L’Unione Europa, invece, con tutti i suoi problemi, è ancora viva e vitale. Ha saputo far lavorare insieme da 6 a 27 paesi, si è dotata di un parlamento eletto dai cittadini di tutti questi Stati e in questo parlamento si sono formati partiti politici multinazionali come non era mai accaduto nella storia.
Una Corte di Giustizia difende non solo gli accordi istituzionali, ma tutti i sistemi di regole di cui l’Ue si è dotata, e soprattutto i diritti umani di 450 milioni di persone, cittadini di 27 paesi.
Quando ero giovane assistente universitario, per comprare un manuale in Inghilterra dovevo pagarlo al cambio librario, quasi tre volte il prezzo di copertina. Grazie alla UE ho potuto comprarlo al suo prezzo più di trent’anni prima di Amazon, e questo si applica a tutti i beni e prodotti, da qualsiasi paese provengano. Un lavoratore può trasferirsi e lavorare in qualsiasi paese della UE conservando i suoi diritti alla salute e i suoi contributi pensionistici. Un imprenditore può aprire la sua saracinesca liberamente in qualsiasi paese e un professionista può andare a fare il suo mestiere ovunque nella UE, anche se i più maligni fanno notare come le consorterie professionali di ogni paese, cerchino di mettere lacci e lacciuoli contro questa libertà. Un giovane può studiare nell’università che sceglie nei paesi Europei vedendo il suo titolo riconosciuto in tutta la UE. L’agricoltura europea è sopravvissuta grazie alla politica agricola comune (con tutti i suoi difetti). I cittadini europei sono difesi da coloranti, conservanti, additivi e concimi nocivi alla salute grazie a discipline europee, per quanto incomplete. Le accuse delle destre per una politica green della UE, sono un onore per l’Europa, perché la collocano al primo posto nel mondo. E comunque nei paesi europei, le democrazie permettono anche il risorgere delle destre e di qualsiasi dissenso, come certo non avviene in Russia o in Cina.
Potrei continuare a lungo, come facevo introducendo il mio corso di Diritto Europeo alla II Università di Roma e alla Parthenope di Napoli.
Molte critiche di politici ed esperti riguardano quello che non c’è ancora in Europa, e avrebbero ragione se considerassero anche quello che l’Europa ha fatto per noi in più di sessant’anni. L’Europa è certamente un anatroccolo, ancora bruttino, ma nessuno ci dice che ha iniziato il suo cammino per diventare un bellissimo cigno.
Quando sento parlare del riarmo mi viene da ridere: quando Germania e Giappone assalirono il mondo, nessuno si preoccupò di unificare i carri armati, i fucili o dotare i tedeschi di spade da samurai, e i due paesi non nominarono mai un solo comandante militare.
Poi ci sono i giuristi, dei quali ho fatto parte e quindi posso affermare che hanno sempre visto un pezzetto piccolissimo della realtà, pensando che il mondo si muova in base a leggi scritte. Quando si deve decidere qualcosa contro Putin gli ungheresi non fanno la Brexit, ma il loro rappresentante esce dalle riunioni. Ma il sacro trattato non prevedeva l’unanimità? Ursula è oggi attaccata per come ha condotto l’acquisizione dei vaccini Covid: ma la sua vera colpa non sarebbe invece di aver fatto qualcosa, senza che il sacro testo prevedesse questo suo potere? Forse che l’Unione Europea è diventata irreversibile?
Mai le istituzioni umane si sono mosse soltanto aspettando la modifica di contratti e trattati. I cosiddetti ‘volenterosi’, non previsti dai sacri testi, stanno costituendo il drappello di punta di azioni e cambiamenti che non sono contemplati dai sacri testi. Però sempre nella storia umana, qualche piccola minoranza ha trascinato i cambiamenti, anche a rischio di finire in prigione o impiccati.
Vediamo infine l’affermarsi di sceriffi del mondo, come Putin, Xi Jinping e forse anche Trump, che sembrano essere gli attori dell’assetto internazionale del futuro. Ma dovremmo chiederci se tanti paesi piccoli e deboli non preferirebbero – in cuor loro – continuare a considerare l’Europa un esempio di libertà e democrazia, invece che ritornare ad essere insignificanti colonie delle tre grandi potenze. Molti di questi paesi non dimenticano il colonialismo di quasi tutti i paesi europei (Inghilterra, Francia, Belgio, ma anche Italia, Spagna, Portogallo e Olanda), ma vedono che esso è tornato prepotentemente e che i nuovi sceriffi sfruttano selvaggiamente le loro risorse naturali e il lavoro dei loro popoli, di nuovo schiavi. In un recente dibattito alcuni specialisti di USAID (aiuto bilaterale americano), chiuso da Trump, facevano addirittura notare che il presidente concepirà la cooperazione allo sviluppo americana come operazione d’affari, cioè se ti dò qualcosa, tu cosa mi dai in cambio? E nessuno ricorda che a Bandung, nel 1955, un gruppo di Stati meno sviluppati – che comprendeva però paesi comunisti come Cina e Jugoslavia – decisero di creare il gruppo dei non allineati perché non volevano riconoscersi in nessuna delle due grandi potenze di allora, gli USA e l’Unione Sovietica.
L’Europa è certamente debole di fronte ai grandi sceriffi, ma la sua debolezza permette ad ogni cittadino e all’informazione di dire la sua, assicura la giustizia contro il potere ed è l’unico baluardo multinazionale di libertà e democrazia. La debolezza dell’Europa potrebbe essere la sua più grande forza per il mondo difficile del futuro. Si potrebbe fare di più? Certamente, e forse proprio questa era di crisi potrebbe condurre a grandi passi avanti, però i critici più stupidi, membri del coro dell’ignoranza, dovrebbero poter riflettere, anche se proprio l’ignoranza e il qualunquismo non lo permettono.
Non smetterò mai di spiegare ai nostri giovani e a tutti i cittadini che conosco, che dobbiamo aiutare l’anatroccolo a diventare sempre più cigno, per poter volare alto.
Da ultimo due battute colte in un bar. Un tizio prendeva il caffè, e parlando con un amico gli diceva che bisognava disfare l’Europa per tornare agli Stati nazionali. La barista rumena li ha guardati e non ha potuto stare zitta: “ma che faremmo noi rumeni, senza l’Unione Europea?”
L’autore dichiara a difesa del suo onore e della sua responsabilità, che tutto quanto scrive dipende esclusivamente dalla sua modesta esperienza e cultura e che non si è servito, né si servirà mai in futuro, di ChatGPT o altri strumenti di intelligenza artificiale per le sue ricerche e i suoi scritti.
