Le caratteristiche morfologiche del territorio su cui sorge la città ne determinano lo sviluppo morfologico in forme sempre differenti. Piccole aggregazioni daranno luogo a forme “nucleari” isolate, nuclei urbani vicini creeranno sistemi “estesi”, aggregazioni cresciute insieme e fuse tra loro diverranno “conurbazioni”. Se le dilatazioni urbane saranno multicentriche si creeranno città discontinue o aree metropolitane, con un grande nucleo centrale circondato da molti altri nuclei che con il centro principale manterranno costanti interazioni. La crescita della città è sempre un prodotto del tempo, storia di lente stratificazioni, di crescite culturali, di costruzioni, distruzioni e rifacimenti, di relazioni sociali pacifiche e bellicose, di testimonianze e di memorie.
I primi nuclei di associazione umana si organizzarono sicuramente in luoghi in cui la sicurezza fisica era più garantita, ma in seguito le attività sociali, religiose ed economiche influirono sull’organizzazione dello spazio, che progressivamente venne dotato di strutture e attrezzature via via meglio adeguate alle nuove esigenze: abitazioni pubbliche e private, mura, piazze, luoghi di commercio e di svago, monumenti, acquedotti, fognature, strutture viarie. In epoca romana vediamo le città ormai molto organizzate, gestite da un sistema politico centralizzato, e urbanisticamente molto aperte. Le città medievali saranno più autocentrate, fortificate, caratterizzate da elementi architettonici verticali (torri, bastioni, campanili) con infrastrutture religiose imponenti (cattedrali, monasteri) che ne determineranno anche la particolare rilevanza nel territorio.
Il Rinascimento vedrà la nascita di nuovi modelli urbanistici, e inizierà la “progettazione” della città con nuovi canoni estetici, si dilateranno gli spazi pubblici e si esalteranno i processi artistici e culturali. Nella città barocca prevarranno soprattutto i luoghi di culto e di potere, gli edifici sacri, le residenze nobiliari e i palazzi reali, le manifestazioni scultoree. La viabilità si amplierà per consentire i nuovi flussi del traffico urbano, i passaggi dei cortei nobiliari e militari. Nell’epoca dell’Illuminismo, col dominio della ragione e del pensiero teso allo sviluppo della tecnica e della scienza, nascerà anche la cultura del viaggio e il desiderio della scoperta delle città, visitate nei “grand tour”.
Si darà notevole impulso alla conseguente fioritura dell’edilizia museale e teatrale. Una trasformazione radicale si determinerà con l’avvento dell’era industriale, che produrrà radicali divisioni sociali, processi di concentrazione urbana e immediata necessità di nuovi insediamenti abitativi concentrati, di trasformazioni nelle vie di comunicazione e nel sistema dei trasporti e che richiederà un’architettura dedicata innovativa. La nuova urbanizzazione delle periferie sarà veloce, incontrollata e con forti criticità sanitarie e igieniche, con problemi di qualità edilizia e di speculazione. La forma della città diventerà disordinata e caotica e si sfrangeranno i margini urbani delle mura e dei limiti naturali.
Di fronte a queste emergenti problematiche nell’800 nascerà l’esigenza di organizzare con criteri di maggiore razionalità l’assetto spaziale delle città, dando il via ai primi piani strutturati dall’ Urbanistica come nuova disciplina scientifica. I nuovi criteri di ordine urbano e le innovazioni tecnologiche disciplineranno le nuove strutture viarie, le illuminazioni pubbliche, gli acquedotti, gli edifici amministrativi e le aree produttive, le grandi stazioni ferroviarie e i nuovi parchi urbani, producendo anche profonde discrepanze tra il paesaggio interno urbano e i quartieri periferici, con complessità sociali e ambientali non ancora risolte ai giorni nostri. Negli anni settanta del ‘900 l’ideazione di nuovi sistemi di produzione industriale trasformeranno anche le tecnologie legate ai trasporti delle merci, con le relative necessarie modifiche urbanistiche.
E la recente smaterializzazione digitale e la nuova economia dei servizi della terziarizzazione avanzata, insieme alla delocalizzazione di molta industria manifatturiera, dislocata per motivi di competitività economica, contribuiranno in modo determinante a mutare ulteriormente l‘aspetto e il modo di vivere delle città attuali. L’abbandono delle fabbriche moltiplicherà anche i luoghi oggetto di degrado e di abbandono edilizio rendendo necessari interventi di riqualificazione delle aree ex-industriali, tra le contraddizioni della globalizzazione e le rivendicazioni di richieste di nuove esperienze sociali e culturali distintive.
A conclusione di questa breve sintesi è opportuno ricordare due documenti fondamentali per l’Urbanistica moderna: nell’ottobre del 1931 una Conferenza Internazionale, promossa ad Atene nel 1931 dall’Office International des Musées, diede come prodotto la Carta di Atene, che pone l’accento sulla conservazione dei Beni culturali nella loro forma originale, evitando alterazioni significative che potrebbero comprometterne l’autenticità, e sottolineando l’importanza di considerare il contesto urbano e ambientale in cui si trovano, affermando il principio del rispetto per le opere storiche e artistiche di tutte le epoche. Il 12 dicembre 1977 venne redatta la Carta del Machu Picchu, che punta sull’integrazione delle funzioni, codificando la città vivente come un sistema dinamico complesso, struttura in sviluppo la cui forma non può essere definita perché occorre prevederne la flessibilità e l’estensione; precisa che la stessa progettazione delle abitazioni deve avere la flessibilità dinamica necessaria per adattarsi alla dinamica sociale, facilitando la partecipazione creativa dell’utente.
