Incontrarsi una volta all’anno per aggiornarsi e pianificare insieme. Cambiare paese per far vedere che la ricostruzione dell’Ucraina non è appannaggio solo del paese stesso o dei paesi vicini. La tradizione di conferenze del genere è nata nel 2017. All’epoca si parlava soprattutto delle riforme e del rinnovamento: dal 2023 la priorità è la ricostruzione.
Dopo Lugano, Londra e Berlino, nel 2025 l’onore di ospitare la Conferenza è toccato all’Italia. L’evento del 10-11 luglio ha riunito nello stesso spazio i vertici della politica europea, imprenditori selezionati dopo una doppia verifica e i rappresentanti della società civile italiana e ucraina, inclusi i rappresentanti della diaspora. Erano presenti anche numerosi eventi collaterali, preparatori o paralleli, fra i quali si è distinto “Ucraina e Italia. Perché la Crimea ci unisce?” dedicato alla situazione della Crimea occupata e alle gravi violazioni dei diritti umani da parte del governo d’occupazione. L’evento è stato organizzato da Federazione Italiana per i Diritti Umani ed altre organizzazioni attive nel campo.
Le sorprese sono cominciate sin dalle prime ore: ci si aspettava circa 5000 persone, ma all’apertura dei lavori si sono presentati in 9000, a riprova dell’attualità dei temi trattati. La reception non era pronta a tale carico di lavoro, molti ospiti sono rimasti in piedi per ore per strada sotto ad aspettare… ma non sono andati via!
Chi è rimasto a casa a guardare, ha commentato e dubitato: che senso ha pensare agli affari mentre scorre il sangue e l’aggressione russa accelera? In molti sostenevano: “Vogliamo risultati concreti e non falsi sorrisi e parole altisonanti”. Richieste giustissime che partono dall’immagine sbagliata della RCU: non è Rammstein, dove si tratta in modo riservato di temi militari, e nemmeno una fiera dove si firmano contratti per profitto e basta. La Conferenza è molto più di un business-forum.
Ricostruzione e crescita
“Ricostruzione e crescita” è stata solo una delle quattro macroaree, e ha incluso finanziamenti al settore energetico e agricolo, collaborazione fra le imprese private, sviluppo dell’ingegneria, al filtraggio dell’acqua. Ben consci dei rischi, gli investitori hanno collegato la ricostruzione alla sicurezza, partendo dai bisogni economici basilari per andare verso progetti a lungo termine come, ad esempio, il rinnovamento delle infrastrutture idrauliche.
Per essere presenti nell’area espositiva dedicata al business, i comuni e i produttori ucraini hanno dovuto passare una severa selezione, e presentare prodotti che potessero interessare gli europei, tra cui generatori eolici o fibre di canapa per il settore tessile. I visitatori hanno potuto accertarsi di quanto abbia da offrire l’Ucraina ed archiviare l’immagine stereotipata di un paese che non fa altro che chiedere aiuto.
Si è parlato anche di questioni umanitarie (fra queste, il ritorno dei bambini deportati in Russia, il sostegno psicologico ai minori, ai veterani e alle donne vittime della violenza di guerra); lo sviluppo regionale, con collaborazioni dirette fra le amministrazioni locali promosse in particolare da ALDA. In stretto collegamento con l’economia, sono state trattate anche le riforme necessarie per entrare in UE: tra le altre, la standardizzazione della produzione e delle etichette che permetterà alle merci ucraine di essere commercializzate sul mercato europeo, roaming, e ultima ma non meno importante, la lotta contro la corruzione.
Negli incontri collaterali, svolti nelle prestigiose sedi diplomatiche e non, si è entrati ancora più in specifico nelle esigenze settoriali, per non parlare degli eventi culturali. Per molte organizzazioni era il momento per far rapporto delle attività svolte e progettare le collaborazioni future. In particolare, ha attirato l’attenzione del pubblico l’idea di far collaborare le Ferrovie italiane con quelle UkrZaliznytsia. Infatti, credo che i ferrovieri italiani avranno tanto da imparare dai colleghi, visto che la rete ferroviaria in Ucraina è più estesa e, anche con l’allarme in corso, i treni arrivano in orario.
Fra i temi trattati: la stabilità macroeconomica, la resilienza e la sicurezza, le infrastrutture, gli alloggi, l’energia, la protezione del clima e il ripristino ecologico, la cultura, l’assistenza sanitaria, le questioni di genere e le disabilità, l’istruzione, l’ambiente, la scienza, la tecnologia e l’innovazione. Di tutto questo l’Ucraina ha bisogno ora, non in un lontano futuro pacifico. La guerra non lascia scampo, acuisce tutte le esigenze: la notte i droni russi attaccano palazzi residenziali, la mattina comincia la riparazione. Lo stesso principio si può applicare anche all’economia del paese in generale.
Solo per fare un esempio di quanto la guerra e la vita siano intrecciate: il 12 luglio a Zhytomyr, dopo la morte di una bambina uccisa dall’esercito russo, i suoi organi sono stati donati per il trapianto ad altri tre bambini. Sia il trasporto degli organi a Kyiv che gli interventi di trapianto si sono svolti mentre l’allarme era ancora in corso, nell’ospedale Okhmatdit, bombardato dai russi un anno fa e la cui operatività è stata ripristinata immediatamente. Se il ripristino non fosse avvenuto tempestivamente, se non ci fossero le tecnologie e il personale all’avanguardia, la morte della bambina non avrebbe salvato altre vite.
Il networking
Oltre alle relazioni dei professionisti competenti (con esperienza non solo teorica, ma anche pratica sul campo) è stato molto importante il networking fra i partecipanti. La possibilità di trovare nella stessa sede tante persone appassionate dei temi ucraini, poter creare e rafforzare legami personali, proporre ed accettare progetti, scambiare buone pratiche, progettare il futuro prossimo: tutto questo è il valore aggiunto della Recovery Conference.
Qualche esempio? Oksana Koliada della Coalizione degli spazi per i veterani, ex-Ministro degli affari dei veterani, che incontra Alesia Tatarin dell’associazione Italia-Ucraina Maydan, che fa parte di NAU – Network Associazioni Ucraine: dalla loro partnership nasceranno progetti di riabilitazione dei veterani in Italia, vacanze per i figli di veterani e tanti altri passi concreti per aiutare chi ha vissuto la guerra sulla propria pelle.
Un altro esempio di collaborazione italo-ucraina riguarda invece l’ambito culturale: una potente mostra immersiva, allestita nella hall del Centro Congressi “La Nuvola”, accende i riflettori sul patrimonio culturale ucraino e la necessità urgente di preservarlo. “UNBREAKABLE UKRAINE” è un viaggio emozionante che unisce memoria, identità e resilienza. La tecnologia aiuta l’arte a rendere visibile ciò che la guerra cerca di cancellare. L’installazione nasce dalla collaborazione tra l’Associazione culturale Boristene di Milano, lo studio italiano immersivo SARAVÁ Project e il centro ucraino di digitalizzazione del patrimonio culturale Skeiron. Oltre a mostrare, l’installazione spinge anche ad agire e lancia anche una campagna di raccolta fondi per la ricostruzione delle scuole ucraine, spazi fondamentali dove si tramanda la cultura e si costruisce il futuro, e proprio per questo vittime frequenti della furia distruttrice russa. La mostra è stata visitata da Ursyla von der Leyen e dalla coppia presidenziale ucraina.
Restando sempre in ambito culturale, è ammirevole il lavoro svolto da Ucraina CreAttiva, un’altra associazione ucraina, con sede a Roma, col patrocinio dei Ministero di Cultura Italiano e ucraino di altri autorevoli enti. Guidata da Viktoriia Shevchenko, l’associazione, in collaborazione con enti di altissimo livello in ambito culturale, ha organizzato un festival intitolato “Legami. L’anima europea dell’Ucraina”, a sottolineare tanti fili che uniscono i due paesi. Fra gli eventi, una mostra presso il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, che presenta agli italiani qualcosa di unico nella sua eterea fragilità. L’artista Dariia Alioshkyna usa la tradizionale arte di “vytynanka” per creare enormi pannelli decorativi con la carta ritagliata per creare ornamenti fragili e delicati.
E poi durante il festiva sono state previste numerose conferenze, serate poetiche con la presenza di autrici ucraine, concerti dedicati alla storia secolare della musica e dell’arte ucraina e i suoi profondi legami con l’Europa. Uno fra i concerti più commoventi era quello di “Cultural forces”, gruppo di artisti militari. Alcuni di loro erano professionisti del mondo dell’arte, altri erano amatori, ma tutti hanno affrontato la guerra in prima persona, a volte riportando ferite ed amputazioni. Ora continuano la loro missione sui palchi europei, superando il dolore con l’arte e affermando la resiliente identità ucraina. Il festival è uscito anche all’aperto, osando invadere pacificamente uno dei luoghi simbolo dell’antica Roma, la piramide di Caio Cesio, con la proiezione delle immagini che raccontano il destino di Irpin, storia di guerre e di resistenza.
Un evento fondamentale
Ma non è tutto: il 12 luglio, il giorno dopo la chiusura della Conferenza, il testimone è passato al Forum degli ucraini d’Italia, ospitato presso la chiesa di Santa Sofia dell’Esarcato della chiesa greco-cattolica ucraina. Stavolta al centro d’attenzione non era tanto l’Ucraina in sé, quanto il suo apporto con la diaspora. L’evento ha riunito rappresentanti di oltre 50 organizzazioni civiche. Il promotore principale era il Congresso mondiale degli ucraini, la storica organizzazione fondata ancora nel 1967 in Canada, presente in persona del presidente, Pavlo Grod. A condurre i lavori era Oles Horodetskyi, presidente dell’Unione dei cristiani d’Italia; a loro fianco, insieme ad altri gruppi, anche il NAU – Network Associazioni Ucraine, fondato quest’anno per riunire le associazioni più attive. Oltre agli attivisti, c’erano i diplomatici e i rappresentanti della chiesa ucraina. Anche durante il Forum c’erano quattro settori principali, legati alle esigenze specifiche della diaspora ucraina: solidarietà e ricostruzione; contrasto della propaganda russa; integrazione, educazione, famiglia e chiesa; salvaguardia dell’identità, movimenti giovanili e coesione. La diaspora, rafforzata negli ultimi anni dall’arrivo dei profughi, è uno dei canali più efficaci ed importanti di interazione fra gli ucraini residenti in Italia, il governo ucraino e la società civile italiana. Per questo sarebbe auspicabile che questo appuntamento possa diventare, col tempo, annuale.
Per tre giorni, e a più livelli e modi, si è parlato dell’Ucraina. Grazie alla Conferenza, al Forum e a tutti gli eventi precedenti e paralleli, si è creato un mondo di contatti e contratti, di incontri e scoperte necessarie per la creazione del tessuto umano fatto di persone attive, competenti, volenterose e soprattutto, consci dell’importanza di sostenere l’Ucraina. Da Roma è partita l’onda positiva di azioni concrete che potranno sostenere la società civile e permetterle di vivere e di svilupparsi, sfidando la violenza dei nemici con la tenacia e fiducia che farà arrivare noi europei fino alla vittoria.
