Dedicato alla memoria del Prof. Ezio Burri

 In questa XIII e penultima puntata del racconto dei nostri viaggi in Iran, raccontiamo le brevi visite a Esfahan, Na’in e Meybod, mentre ci dirigiamo a Yazd per la lezione sui qanat presso il Centro UNESCO. Buona lettura, continuate ad accompagnarci lungo i deserti, le strade e le città persiane.

 

La metà del Mondo

Dobbiamo ripartire presto da Khashan (ne abbiamo parlato nella XII puntata) per arrivare, attraversando una zona desertica, ma con alcuni gruppi montuosi con aspetto particolare, nel tardo pomeriggio a Esfahan (o Isfahan), capoluogo di una grande provincia dell’Iran centrale, con quasi tre milioni di abitanti. Fu capitale del regno persiano per la sua posizione privilegiata al centro del paese su un altipiano dei Monti Zagros a circa 1590 metri di altitudine. I tanti splendidi monumenti costruiti dai vari Shah le fecero guadagnare l’appellativo “la metà del Mondo”.

Gruppo del Kuh-e Qimas (1248 m) area di Kashan (Foto A.Ferrari)

Nel purtroppo breve tempo che potemmo spendere in città visitammo solo alcune delle zone di maggior interesse, a iniziare dalla Piazza dello Shah (si riferiva a Abbas I) che nel frattempo è stata rinominata Piazza Imam Khomeini. Fu costruita all’inizio del Seicento, è una delle più grandi piazze al mondo ed è inserita nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Esfahan: Interno della Moschea di Lotfollah (Foto mia)

Veramente bella è la cupola della Moschea di Lotfollah ed anche l’interno, ottenuto con piastrelle dorate e blu, desta meraviglia. Questa Moschea fu voluta dallo Shah Abbas I per la corte e in particolare per le donne del suo harem, esse vi accedevano da un tunnel che, sotto la piazza, collegava il palazzo reale con la moschea. Era un luogo sacro non accessibile al pubblico, che invece poteva recarsi nell’adiacente Moschea dello Shah; solo di recente sono stati ammessi gli stranieri all’interno.

Inattesa fu la visita alla ben curata Cattedrale di Vank. Anche questo luogo di culto cristiano fu voluto da Abbas I “Il Grande”. All’inizio del Seicento, dopo una vittoriosa guerra contro gli ottomani e la conquista di buona parte del Caucaso, lo Shah distrusse molte città e villaggi armeni, per difendere il confine, ma offrì ai loro abitanti, che non erano stati ostili contro i persiani, di essere accolti nell’Impero. Avvenne un esodo drammatico, un evento che sarà replicato con ancor maggiori dimensioni ed esiti funesti dall’olocausto degli armeni perpetrato dai turchi dopo la I Guerra Mondiale, con circa 3 milioni di morti.

56 mila armeni attraversarono la Persia a piedi, percorrendo più di 1500 chilometri, per trovare un nuovo insediamento, circa la metà morì nel viaggio. La comunità che raggiunse Esfahan fu ospitata nel quartiere “Nuova Julfa”, costruito per loro; ottenne la libertà religiosa e poté far erigere, nel 1606, la Cattedrale che ora possiamo ammirare.

Esfahan: affreschi nella Cattedrale Vank – Paradiso, Terra e Inferno

 

Bianco, azzurro e blu

Ripartiamo da Esfahan fermandoci per fare un’ultima foto al maestoso Ponte Khaju sul fiume Zajandè che attraversa la città, fu costruito da Shah Abbas II, sulle rovine del precedente ponte eretto al tempo di Tamerlano ed è un luogo molto suggestivo di passeggiate e ritrovo dei ragazzi della città. Fummo fortunati a fotografarlo con la presenza dell’acqua, perché invece per i mesi più aridi resta solo qualche rigagnolo o il letto del fiume secco.

Esfahan: Ponte Khaju sul fiume Zajandè (Foto mia)

Prima di giungere a Yazd, dove ci attendono per la lezione da effettuare presso il Centro dell’UNESCO, a circa 160 km da Esfahan c’è un piccolo centro (25 mila abitanti) che proprio non possiamo mancare: Na’in, ancora nella provincia di Esfahan, ma costruito in una zona arida nei pressi di un antico forte Sasanide (circa 500 d.C.). Nella cittadina vi è anche un’antica moschea che vediamo di sfuggita, dedicando più tempo alle cisterne d’acqua ed alle torri del vento, tipiche costruzioni persiane nel deserto: grandi cupole sigillano serbatoi in cui viene conservata l’acqua piovana e di scorrimento e vicino a ciascuna vi sono 4 torrette che permettono un’efficace areazione, senza necessità di sorgenti di energia, dell’acqua raccolta, per evitare che si deteriori ristagnando.

Na’in: Cupole delle cisterne d’acqua e torri del vento (Foto mia)

La ragione prevalente per la visita a Na’in fu il mio amore per i tappeti tessuti in quella città; non sono molto costosi, ma hanno la particolarità distintiva di essere tessuti solo con i colori bianco, azzurro e blu. Ci inoltriamo nelle viuzze alle spalle della moschea e troviamo vari artigiani che lavorano o espongono magnifici tappeti direttamente nella loro casa.

Particolare del tappeto acquistato a Na’in (Foto mia)

Mi soffermo in una stanza affacciata sulla strada dove c’è un giovane artigiano che tesse; con l’aiuto del nostro guidatore, avviamo una chiacchierata, lui vorrebbe vendermi un tappeto piuttosto grande, ma io avevo adocchiato una “preghiera” (tappeto di circa 150×60 cm usato dai musulmani, secondo la qibla, per pregare con il viso rivolto verso La Mecca) appesa sul muro alle spalle del venditore. Dopo una cortese, ma serrata trattativa, l’artigiano si decide a staccare la preghiera e me la consegna, sottolineando che vi sono anche fili di seta nell’intarsio, il che ne aumenta il valore. Ci mettiamo d’accordo con una stretta di mano per un prezzo di 60 dollari USA. Sono felicissimo!

 

Sulla strada per Yazd

Da Na’in ci sarebbe piaciuto fare una digressione per raggiungere Shiraz, altra città bellissima, patria di pregiati tappeti e luogo tristemente noto per la strage compiuta nel 1983 dalla nuova Repubblica islamica che decise di perseguire in maniera violenta i credenti Baha’i, religione monoteista nata sugli insegnamenti di un predicatore dell’Ottocento e incentrata sull’uguaglianza degli uomini e l’armonia fra religione, scienza e sviluppo. Fu colpita la comunità di Shiraz e ben 10 donne, che non vollero abiurare, furono condannate e impiccate insieme solo per la loro fede; sono ricordate come “gli angeli di Shiraz”. Per altro nel 2013 l’Ayatollah Khamenei ha emesso una fatwa contro i Baha’i, la più grande minoranza religiosa del paese, definendo il loro credo un’apostasia. La storia dell’Iran contemporaneo è costellata purtroppo da queste tragedie.

Ci fermiamo a Meybod, secondo centro (70.000 abitanti) della provincia di Yazd, nato attorno alla Fortezza sasanide di Narin Qaleh, considerata la cittadella governativa più antica del mondo (prima installazione datata a circa il 4000 a.C.). La città è stata proposta per essere inserita nella lista del Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Purtroppo al tempo la città non era molto interessante e la fortezza non era molto valorizzata.

Meybod, Città fortificata di Narin Qaleh (Foto mia)

Ancora poche decine di chilometri e arriviamo finalmente a Yazd. È il capoluogo della omonima provincia e contava, nel ’17, più di 400.000 abitanti. È da sempre stato un posto strategico per le carovane, poiché è un centro costruito nell’area fertile situata fra i deserti del Kavir (Dasht-e Kavir) e di Lut (Dasht-e Lut), a circa 1200 metri di altitudine, non distante dalla catena montuosa Sahand-Bazman e dal Shrir Kuh (4075 m), il massiccio più alto.

Proprio l’anno prima il sistema dei qanat di Yazd era stato dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. È importante sottolineare che questi acquedotti sotterranei continuano ad avere un ruolo fondamentale per l’approvvigionamento idrico dell’intera provincia di Yazd, inoltre sono diventati una ben organizzata attrazione turistica, come abbiamo potuto riscontrare visitando alcuni tunnel e serbatoi in città, i luoghi di adduzione nelle vicine aree montuose e l’interessante “Museo dell’acqua”.

Il primo assaggio di Yazd

Decidiamo che il poco tempo libero prima dell’appuntamento dell’indomani lo dedichiamo subito a due obiettivi storici della città. La prima cosa che volevamo vedere era il Tempio zoroastriano di Yazd dove si conserva l’eterno fuoco acceso molte centinaia di anni fa. Questa religione nacque dall’insegnamento del profeta Zarathustra (forse del XV secolo a.C.) ed è incentrata sulla figura di Ahura Mazda, dio unico e creatore dell’universo. Fu proprio il dio ad inviare il profeta sulla Terra per salvare l’umanità dallo Spirito del male (Ahriman). Un essere angelico (Faravahar) fu incaricato da Mazda di proteggere il profeta; esso è rappresentato con una figura spesso riportata sulle antiche steli di Persepoli e, tuttora, ben evidente, con le ali azzurre, sul frontale del Tempio di Yazd.

Yazd, Tempio zoroastriano del fuoco eterno (Foto mia)

La religione zoroastriana era la principale in Persia, si diffuse nei paesi vicini ed arrivò anche nella Roma imperiale. Dopo l’islamizzazione del paese essa divenne minoritaria, ma non è stata abolita neanche dagli attuali ayatollah.

Poi ci rechiamo nel centro della città per passeggiare nella piazza Amir Chakhmagh dove c’è l’omonima moschea, la fontana con i viandanti in bronzo e numerosi negozi. Ci sembra che il clima sia rilassato, riprendiamo un gruppo di donne con vestiti dai colori sgargianti e con i capelli coperti da veli leggeri, d’altra parte il clima è molto caldo e arido. Una di loro ci sorride e ci saluta con la mano, anche questo un atteggiamento inatteso in Iran.

Donne al centro di Yazd in piazza Amir Chakhmagh (Foto A. Ferrari)

Non può mancare la visita alla famosa Moschea Jameh (del venerdì) che è riportata anche su una delle banconote iraniane per la sua particolare configurazione in “stile azero” con due slanciati minareti, i più alti nel paese. Fu costruita nel XIV secolo con le bellissime piastrelle blu della facciata e l’alta cupola decorata all’interno con maioliche a mosaico e con il pavimento tutto coperto da una decina di splendidi tappeti locali antichi con colori dominanti il rosso e il blu.

Yazd, Moschea del Venerdì -Jameh in persiano- (Foto mia)

 

 

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Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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