Muri in Messico
Muri in Messico

Come si rappresenta il mondo Trump? In quali spazi i sovranisti collocano i rapporti umani? E come vede il proprio posto nelle relazioni sociali chi ha l’abitudine di aggredire e provocare come misura consueta del proprio approccio?

Queste domande hanno a che fare con la geografia.

Infatti il presidente Usa si comporta come una specie di folle agrimensore, intento com’è a perimetrare confini, magari con muri belli alti, e a definire quali sono i suoi possibili territori di conquista. Egli ha un’attitudine sorprendente a creare mappe cognitive e a crederci. Questo fervore da homo geographicus cela un atteggiamento predatorio di quelli doc, tipico di un preistorico cacciatore, ma anche molto simile, per esempio, alle condotte dei governanti europei che nel 1884, durante la Conferenza di Berlino, si spartirono le terre africane usando riga e squadretta, senza tenere in alcun conto le realtà locali. Dal giorno alla notte le etnie si videro separate e la loro memoria fu smembrata con una violenza senza pari. Ma questo non fu un problema, anzi diede a quei politici la possibilità di scrivere un bon ton geografico per gli altri che sarebbero venuti dopo.

In effetti qualcosa di sensato c’è in questo atteggiamento apparentemente insensato.

Il pensiero, per poter essere compreso e condiviso viene rappresentato, si mostra con simboli e figurazioni. Se poi esso vuole affermare un potere economico o una sete di dominio non trova di meglio che specchiarsi in una cartina e distinguere tra le parti.

Ecco, noi siamo qui e voi siete lì; a noi tocca questo e a voi quello; questa carta geopolitica riconosce i rapporti di forza, l’altra no.

Le leggi non si esprimono forse con un’operazione di mappatura? Chi non le rispetta è un fuori legge. Appunto, è fuori da quel disegno e perde ogni diritto. Il passo successivo è educare a vedere ciò che si vuole venga visto, tutte le altre visioni sono automaticamente delegittimate, estromesse e la guerra, quando scoppia, non sarà più un atto disumano, ma assumerà le caratteristiche dell’eticità e della giustizia. Nascono così i micidiali slogan di “guerra giusta”,  di “igiene del mondo” di “necessità strategica per garantire la pace”. Non era forse il capo di un regime totalitario l’imbianchino che arringava le folle, parlando della necessità di uno “spazio vitale”?

Lo spazio vitale. Il disegno geografico di un luogo dove internare, escludere, concentrare, in maniera da vivere tranquilli senza inopportuni rompiscatole si chiamino ebrei, messicani, venezuelani, ucraini.

Ma c’è di più.

Quando un modello mentale assume le caratteristiche di una concretezza visiva esso viene  riconosciuto come reale.

Agitare l’idea di prendersi un territorio e abbinarla ossessivamente alla sua rappresentazione geografica equivale a rendere realizzabile quell’idea e addirittura a farla apprezzare. Si pensi alla carta della Groenlandia coperta con la bandiera statunitense che ha fatto il giro del mondo. Infatti è risaputo che lo sguardo geografico dell’essere umano tende a percepire la rappresentazione di un territorio, come se fosse reale e quindi vero. Lo sa ogni insegnante di geografia della scuola primaria quando spiega la differenza tra l’Italia e la rappresentazione grafica dell’Italia. Per pensare ad un bisogno me lo devo figurare in un luogo: ho bisogno di petrolio, di terre rare, di gas. Bene. Allora quel bisogno s’incarna in un luogo pronto per essere saccheggiato.

La geografia è necessaria come sistema di controllo. Essa si ammanta dei criteri di scientificità e costruisce un immaginario grazie al quale diventa ipotizzabile il furto, il passaggio degli eserciti, l’affondamento di interi barconi sul mare.

Ci vorrebbe una controgeografia: ai confini rigidi della predazione sostituire le narrazioni delle patrie senza confini. E allo spazio da dominare sostituire un paesaggio da immaginare. Con gli altri.

Autore

  • È stato un professore e poi dirigente scolastico con la fissa per la cooperazione.
    Laureato in Filosofia, si è specializzato in Pedagogia e perfezionato in Didattica. Ha
    studiato a lungo Storia dell’Arte e lo fa ancora con passione. È stato per oltre un
    ventennio docente di Didattica Generale presso l’ISSR di Nola (Na). Gli piace
    pubblicare saggi e articoli di pedagogia e didattica, arte e filosofia, cinema. Conduce
    una rubrica sul giornale online “Il Mediano” dal titolo “Storie dalle città invisibili”.
    Collabora saltuariamente con il quotidiano online “Italianotizie24”. Ha diretto tre
    Osservatori Educativi con il Centroletture Huck Finn, gruppo di ricerca online, ed è
    impegnato in varie associazioni culturali. Appassionato cultore di studi sulla
    nonviolenza. Non riesce a vivere senza libri e senza cinema. Gli piace viaggiare e
    passeggiare in bicicletta.

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