Nella letteratura economica il connubio tra innovazione e crescita economica è una relazione riconosciuta universalmente. In questi ultimi anni l’innovazione e le tecnologie emergenti stanno ridefinendo, con una velocità senza precedenti, il modo in cui viviamo, lavoriamo e prendiamo decisioni. Un nuovo scenario che sembra proporre una “nuova mano invisibile” che stimola la creazione e regola le dinamiche di funzionamento dei mercati e della società.
Da un punto di vista macroeconomico, il premio Nobel per l’economia 2025 Philippe Aghion, seguendo la teoria schumpeteriana afferma che “la crescita economica è trainata dall’innovazione” e che la “distruzione creatrice spinge le imprese ad apportare migliorie per riconquistare il mercato, favorendo processi produttivi virtuosi di cui beneficia l’intero tessuto imprenditoriale”.
Da un punto di vista microeconomico il pensiero sull’innovazione di Peter Drucker, fondatore del management moderno, è netto: le aziende devono innovare o scompaiono. Per Drucker, l’innovazione non è un colpo di genio fortuito, ma una disciplina sistematica e lo strumento specifico degli imprenditori.
La filosofia di Drucker riguardo a innovazione e obsolescenza aziendale è chiara quanto netta: “Innovazione o Morte”. Egli sosteneva che chi smette di innovare, smette di essere competitivo. Le imprese che non si rinnovano costantemente finiscono per scomparire, superate da chi offre valore migliore o più economico.
In questo contesto teorico le start-up innovative italiane hanno fatto propria questa filosofia e il ruolo svolto da esse è strategico con una precisazione: “tutte le imprese che nascono sono start-up ma non tutte le start–up possono essere definite innovative”.
Tutte le imprese, infatti, quando nascono e nei loro primi anni di vita, secondo un proprio ciclo di vita, sono definite start-up ma solo alcune di esse, a certe condizioni previste la normativa vigente, possono essere definite e incluse nel gruppo delle start-up innovative.
Un principio che ha guidato la stesura del Documento di Analisi n.33 del Senato della Repubblica-UVI dal titolo “Le start-up innovative in Italia” da me curato e che sarà presentato al Ministero Imprese e per il Made in Italy il 21 aprile prossimo. I dati statistici presenti nel Documento sono stati già anticipati in un precedente articolo apparso su questa testata, i cui contenuti in questa sede approfondiamo.
Le start-up innovative sono imprese giovani e innovative e forniscono un importante contributo all’innovazione e alla produttività dei sistemi economici locali. Esempi emblematici negli USA, in Cina e in molte realtà del Sud Est asiatico (Singapore, Hong Kong, Taiwan, etc.) e, pur in termini minori in relazione alla loro numerosità, anche in Europa e in Italia.
Le start-up innovative esercitano una pressione competitiva su quelle esistenti spingendole a investire in attività innovative, favorendo processi produttivi virtuosi di cui beneficia l’intero tessuto imprenditoriale. Un processo che costituisce un volano per gli investimenti e favorisce una migliore allocazione delle risorse all’interno del sistema economico.
Alcune startup innovative sono cresciute molto rapidamente, diventando in pochi anni imprese tra quelle più capitalizzate sui mercati azionari e alcune di esse superano il miliardo di capitalizzazione: le cosiddette “unicorno” presenti, oltre negli Usa e in Europa, anche in Italia.
Motivazioni che hanno favorito scelte di policy in Italia e in Europa che sostenessero la nascita e la crescita delle startup innovative e incoraggiato l’intervento pubblico anche in funzione di correggere alcuni “fallimenti di mercato” a cui le imprese e gli investimenti innovativi sono più soggetti e che giustificano, sul piano teorico, l’intervento dello Stato in una economia di mercato.
In Italia nel 2012 è stata approvata la normativa che declina in maniera molto precisa le caratteristiche che una startup innovativa deve possedere per definirsi tale anche al fine di ottenere le agevolazioni e incentivi fiscali e creditizi previsti specificamente per queste imprese.
Il riferimento per le startup innovative è l’art. 25 del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modifiche dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, che ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano una nuova nozione di impresa quale la startup innovativa.
Un corpus normativo che è stato implementato con la Legge 28 ottobre 2024, n.162 recante “Disposizioni per la promozione e lo sviluppo delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative mediante agevolazioni fiscali e incentivi agli investimenti” e dalla Legge 16 dicembre 2024, n. 193 – “Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023”, la quale prevede nuovi strumenti e misure di vantaggio che incidono sull’intero ciclo di vita dell’azienda, dall’avvio fino alle fasi di espansione e maturità, il cui impatto potrà essere valutato solo nei prossimi anni.
Anche l’Ue ha recentemente approvato una Raccomandazione che interviene in materia al fine di armonizzare la normativa a livello europeo e favorire la libera circolazione delle start-up innovative. Con la Raccomandazione (UE) 2026/720, l’Unione Europea introduce per la prima volta definizioni armonizzate di: impresa innovativa; Start-up innovativa; Scale-up innovativa.
L’approvazione della Raccomandazione non riguarda solo la questione terminologica in quanto le nuove definizioni uniformano il quadro tra Stati membri. rendono coerenti incentivi e politiche pubbliche, chiariscono le fasi del ciclo di vita dell’impresa innovativa.
Ma il vero salto di qualità emerge nel collegamento con il 28° regime (EU Inc.).
Se le definizioni identificano “chi sono” le imprese innovative,
EU Inc. stabilisce “come operano” nel mercato unico. L’obiettivo principale è ridurre la frammentazione normativa e favorire una maggiore facilità di costituzione
e attrazione di capitali e la crescita transfrontaliera senza attriti delle start-up innovative.
In Italia le start-up innovative rappresentano un mondo in grande fermento anche grazie alle policy messe in essere negli anni dallo Stato a favore di queste imprese e che tutte le valutazioni di impatto, da Banca d’Italia all’OCSE, quantificano degli effetti molto positivi in termini di fatturato, valore della produzione, utili e occupazione. Risultati che esortano a continuare e migliorare gli interventi.
Negli ultimi 10 anni le start-up italiane sono cresciute dimensionalmente e in termini numerici (in poco più di 10 anni sono aumentate di più di 10 volte). Sono aumentate di dimensione negli anni anche se la struttura media è micro-piccola, presenti anche al Sud (1 su 4, in particolare in Campania e Sicilia) che è diventato un hub importante per le numerose imprese dinamiche e innovative.
Inoltre, i dati presenti nel Documento del Senato danno anche una importante centralità ai “fattori di localizzazione” (impresa diffusa, Università, centri di ricerca. etc.) che favoriscono la localizzazione delle start-up innovative sul territorio che producono economie esterne a livello locale. Ecco perché tutti gli studi sull’impatto delle policy ci dicono che gli incentivi hanno ben funzionato e ben percepiti dalle imprese interessate.
Cosa fare per il prossimo futuro. Dal Documento del Senato si evidenziano i seguenti punti:
- Ridurre il peso burocratico;
- Semplificare le procedure;
- Individuare misure mirate e non a pioggia e certe nel tempo e soprattutto finalizzate all’irrobustimento strutturale (nanismo di impresa) e alla riduzione della mortalità (molto forte nei prima anni di vita);
- Favorire i rapporti con il venture capital e il sistema bancario e l’utilizzo di strumenti di finanza alternativa;
- Creare reti tra le start-up innovative attraverso il contratto di rete;
- Implementare la cultura della tutela della proprietà intellettuale;
- Rafforzare il legame tra ricerca e sistemi produttivi locali.
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