
A oltre cinque mesi dal lancio dell’idea di una roadmap per abbandonare i combustibili fossili, promossa alla vigilia della Cop30, prende forma un primo passo concreto. Il posto del pianeta dove da pochi giorni è iniziato il cammino, è Santa Marta, in Colombia. Durante un vertice parallelo alla conferenza Onu sul clima, una sessantina di Paesi – tra cui l’Italia – ha deciso di accelerare il processo di riduzione dai combustibili fossili. Lo hanno fatto perché spesso le Cop si concludono con protocolli che richiedono maggioranze qualificate. Una specie di tagliola per non fare nulla di serio. Ora, il gruppo di Santa Marta include sia produttori di idrocarburi, come Colombia, Brasile, Norvegia e Canada, che importanti economie consumatrici europee. Che faranno per tutti noi? L’obiettivo dichiarato non è opporsi al processo multilaterale sul clima, ma affiancarlo con iniziative più rapide e operative. In linea generale bisogna essere ottimisti perché un simile modo di fare colpisce quei paesi che vogliono imporre la loro leadership mondiale a suon di bombe e di migliaia di vittime. Il mondo è in subbuglio e le guerre che uccidono per ragioni energetiche hanno stancato.
Il summit in Colombia
Il risultato principale del summit colombiano è la creazione di un panel internazionale di esperti incaricato di definire strategie per uscire dalla dipendenza dai fossili. La strada verso un mondo sostenibile diventa di nuovo credibile. Il team, guidato dall’economista camerunese Vera Songwe, riunisce climatologi, economisti, studiosi dell’energia e rappresentanti della società civile. Lavoreranno su quattro ambiti: percorsi di decarbonizzazione, soluzioni già disponibili, riforme politiche necessarie e strumenti finanziari per sostenerle. L’idea è valorizzare ciò che esiste già, evitando di perdere tempo in nuove elaborazioni teoriche. l sovranisti sparsi per i quattro angoli del pianeta devono stare alla larga. Possiamo avere qualche dubbio sull’Italia nella compagnia made in Colombia? Direi di si, soprattutto perché a Roma da settimane si ragiona su come e quando riprendere le importazioni di gas dalla Russia, aprendo di nuovo le porte a Putin.
La nuova urgenza globale
Il primo rapporto dopo la riunione di Santa Marta sarà presentato alla Cop31 di novembre, in Turchia, come base operativa per decisioni concrete. E lo scatto verso il futuro non è più se abbandonare i combustibili fossili, ma come farlo in modo efficace e sostenibile. Tra le proposte spiccano il taglio dei sussidi alle fonti fossili e l’aumento della tassazione sugli extraprofitti delle grandi compagnie energetiche. Misure già discusse in passato, ma oggi rafforzate da un nuovo senso di urgenza. L’Italia su questo punto non è un esempio di virtù. A spingere il dibattito globale è stata l’instabilità geopolitica in Medio Oriente, che ha evidenziato la fragilità di un sistema energetico basato sugli idrocarburi. Le energie rinnovabili emergono come l’alternativa più conveniente perché risultano più economiche e meno esposte ai rischi geopolitici. Ma sono proprio i rischi malcelati da coloro che iniziano le guerre ad aver condizionato quanto c’è di buono nelle fonti alternative. Ma sono pur sempre una minoranza.
