20 Maggio 2026 - mercoledì

Sviluppo senza deforestazione è lo slogan che abbiamo ripetuto e argomentato in sedi anche prestigiose, come la Conferenza internazionale sulle Mutazioni Climatiche ed il G7, e si basa su questa tesi: non è detto che si debba sacrificare sull’altare dello sviluppo economico il nostro patrimonio di natura e culture tradizionali. L’alternativa esiste, richiede solo uno sforzo progettuale, e si basa sull’utilizzo razionale ed accorto di almeno 4 risorse: Legni tropicali, artigianato, ecoturismo e piante medicinali.

Dei legni tropicali abbiamo parlato la scorsa puntata. Vediamo ora come l’artigianato indigeno può essere valorizzato dall’incontro con il Design e la Moda.

Il progetto Sedia Gran Chaco, donato dal designer Franco Poli per dimostrare come i legni del Chaco sono utilizzabili in mobili di alta gamma ha avuto un altro sviluppo, molto interessante e, all’ inizio, del tutto imprevisto.

La Sedia Gran Chaco alla Biennale di Arte Indigena. Buenos Aires, febbraio/aprile 2026

“Questa è per voi, fatene quello che volete”

Quasi 2 anni fa, eravamo nel Museo Verde presso la comunità ache di Puerto Barra, nel Paraguay orientale, seduti in cerchio come sempre, perché il cerchio, non il rettangolo, è espressione della mentalità e del modo indigeno di interagire. Dicevo queste parole mentre collocavo, in mezzo al cerchio, la “Sedia Gran Chaco”.

Il più anziano degli artigiani ache si alzò e andò a sedersi sulla sedia impugnando un arco, a mo’ di scettro. Un segno di apprezzamento e di presa di possesso.

Gli Ache sono esperti nella pirografia. Con una punta metallica arroventata (una volta un chiodo lasciato nella brace, oggi uno strumento simile al saldatore) decorano piccole sculture tondeggianti in legno, per lo più zoomorfe, con decorazioni raffiguranti animali nel loro ambiente naturale.

Quella sedia, con tante ampie superfici piane simili ad un grande foglio bianco, era una sfida, una provocazione.

9 artisti l’accettarono e si misero all’opera.

Non avevano mai avuto tanto spazio per dare libero sfogo alla loro creatività. La sedia divenne una specie di libro della Genesi nel quale si narra la storia dell’uomo ache che si afferma come il signore del mondo animale nella foresta. Un pezzo unico del design italiano, si trasformò in una opera d’arte indigena.

11 aprile 2026, Buenos Aires, inaugurazione della prima biennale di Arte Indigena. Vengono esposte 60 opere selezionate da un’apposita giuria, tra le centinaia che sono state proposte da artisti indigeni di tutto il continente sudamericano. Tra queste, la Sedia Gran Chaco. Sono presenti 3 dei 9 artisti ache che hanno collaborato all’opera. Sono arrivati con un lungo viaggio in pullman, di quasi 2 giorni. Sono stanchi ma felici e pieni di orgoglio. Il riconoscimento che viene loro dato è carburante che produce nuove energie positive. La Sedia Gran Chaco, come Moda Gran Chaco, è’ un’icona. L’ artigianato indigeno è un valore.

Tablito, fratellino della Sedia Gran Chaco, verrà decorato dagli Ache e forse anche da artisti di altre etnie del Chaco.

“E se lo chiamassimo Tablito?”

Luca mostrava orgoglioso un modello realizzato in forex, di una versione più piccola della Sedia Gran Chaco. Una seduta, priva di spalliera, a forma di cubo. Un comodino, uno sgabello, un sedile. Un fratellino minore della Sedia Gran Chaco, poco ingombrante, più facile da costruire, forse anche alla portata di un buon artigiano paraguaiano.

“Mi sembra perfetto. Tablito mi sta simpatico”. Risposi. Fu l’inizio di un nuovo progetto da articolare per fasi.

Fase 1. Realizziamo un prototipo in legno in Italia, lo portiamo in Paraguay e lo facciamo riprodurre in un numero per ora limitato di esemplari da una falegnameria in una località vicina alla comunità indigena ache di Puerto Barra.

Fase 2. Consegnamo gli esemplari di Tablito agli artigiani di Puerto Barra che li decorano e li mettono in vendita con l’intesa che il ricavato venga in parte reinvestito nella produzione di nuovi Tablito. Lo sgabello, smontabile, può essere confezionato in una scatola di cartone, con istruzioni per il montaggio, viti ed un cacciavite, in stile IKEA. Le modalità create per una produzione di massa adattate per commercializzare pezzi unici, un paradosso allettante.

Fin qui tutto è realizzabile con le poche risorse delle quali disponiamo. Se tutto funzionerà come speriamo ci metteremo alla ricerca di finanziamenti per le fasi successive.

Fase 3. Accanto al Museo Verde di Puerto Barra nasce un laboratorio di falegnameria. Va dotato dei macchinari necessari per produrre Tablito. La fornitura di attrezzature va corredata da corsi di formazione per il suo corretto utilizzo.

Fase  4. Gli esemplari di Tablito decorati dagli Ache, oltre che nel Museo Verde di Puerto Barra, sono venduti nei negozi e tramite il sito di e-commerce di Matriarca, marchio creato dalla Cooperativa Donne Artigiane nata su impulso della Fondazione Gran Chaco, nostro partner nei progetti Moda e Sedia Gran Chaco.

Fase 5. Nuove versioni di Tablito da affiancare a quella ache. Ayoreo, Wichi e Nivacle possono riprodurre sullo sgabello motivi tipici dei loro tessuti di caraguata, i Caduveo possono farlo utilizzando lo stile delle loro pitture corporali e così via.

Questo è l’itinerario di massima che intendiamo percorrere. Di massima perché imprevisti, anche di segno positivo, sono sempre possibili.

“ Pronto Gherardo, sono Bjarne da Puerto Barra, volevo darti un’informazione che penso ti farà piacere e ti interesserà. Ti ricordi di Simon?”

“Certo che lo ricordo -risposi- è uno degli artigiani che hanno decorato la Sedia Gran Chaco esposta alla Biennale di Buenos Aires. Uno dei più giovani se non sbaglio”.

“Esattamente, giovane e intraprendente. Ha realizzato alcuni esemplari di mobili decorati con la pirografia. “

“Caro Bjarne, questa è una splendida notizia. Stiamo seminando su di un terreno fertile!”

Forse siamo sulla buona strada per svolgere il ruolo che, ricordo, gli stessi ache ci hanno assegnato. Un paio di anni fa. Eravamo come al solito seduti in cerchio nel Museo Verde di Puerto Barra ed uno di loro mi disse:

“Il Museo Verde è un catalizzatore”.

Il più bello dei complimenti.

Mobili realizzati da artigiani ache su loro iniziativa, evidentemente ispirati dalla Sedia Gran Chaco. Il Museo Verde è un catalizzatore

E questo? Come lo avete portato qui?”

Nella foto che Bjarne mi aveva inviato per whats app, accanto al Museo Verde ache di puerto Barra, era comparsa un’altra costruzione in legno che non avevo visto prima.

“Con il trattore!” Fu la risposta, come fosse la cosa più ovvia del mondo.

Si trattava della antica sede della scuola, poi trasferitasi in un edificio più grande. Gli Ache pensavano di restaurarla ed adibirla a laboratorio di artigianato.

“Ma è un’idea geniale! -replicai- il Museo Verde non può che partecipare a questa impresa.”

Gli imprevisti, anche di segno positivo, sono all’ordine del giorno nel Chaco. La fase 3 del nostro programma ideale è quasi realtà.

Al lato del Museo verde ache di Puerto Barra, una costruzione in legno del 1977 verrà adibita a sede di un laboratorio artigianale

Bene, il Design può essere un veicolo per dare un giusto valore di mercato a forme artigianali antiche, espressione di culture ancestrali che sarebbero altrimenti a rischio di cadere in disuso.

E la Moda?

“Daniela, guarda cosa ti ho portato. Ti piacciono?”

Daniela, una mia amica di gioventù con un passato di stilista di moda, mi guardava perplessa mentre svuotavo una borsa da viaggio. Campioni di tessuto, di varie forme e dimensioni si accumulavano sul tavolino del mio salotto, una cascata di colori e decorazioni geometriche, un campionario di creatività indigena.

Daniela li toccava e li osservava con evidente interesse. Dopo un po’ ruppe il silenzio.

“Mbeh, belli so’ belli e pure originali, ma cosa sono e, soprattutto, cosa ci devo fare?”

Il tono burbero tradiva curiosità. Avevo colpito nel segno. Mi affrettai ad approfittarne.

“Sono tessuti realizzati con una fibra vegetale ricavata da un arbusto della famiglia delle bromelie che nel Chaco paraguaiano chiamano caraguata ed in quello argentino chaguar. Li fanno a mano artigiane indigene di varie etnie, AyoreoWichiNivacle, Ishir ecc. senza telaio, con un processo che può richiedere fino a due settimane di lavoro. Sono tutti pezzi unici, venduti a quattro soldi su bancarelle improvvisate. Se non vogliamo che la loro produzione sia abbandonata dobbiamo considerarli per quello che sono: prodotti di lusso.”

Le espressioni “pezzi unici” e “fatte a mano” avevano fatto drizzare le orecchie e Daniela replicò:

“Certo è uno spreco ma, ripeto, io cosa ci posso fare?”

“Ad essere sincero non ne ho la minima idea ma ti conosco bene, tu di idee ne avrai fin troppe!“ risposi ridacchiando.

Daniela si rifiutò energicamente, disse che aveva chiuso l’atelier, che la sua sarta aveva le mani deformate dall’artrite, che lei aveva altro da fare e che non ne voleva sapere ma, mentre brontolava, rimetteva le pezze nella borsa, se la metteva a tracolla e si avviava verso l’ingresso dicendo: “E vabbè, giusto perché sei tu, fammi provare ma non ti prometto niente, è chiaro?”

La chiamammo “Moda Gran Chaco” e la presentammo in sfilate ad Asuncion, Buenos Aires e Roma.

Ad Asuncion erano presenti 24 rappresentanti di comunità indigene, radunatisi per 2 giorni di incontri. La moglie del Presidente del Paraguay strinse la mano a tutti, uno per uno, un gesto politico senza precedenti.

A Buenos Aires venne Norma, Artigiana Wichi, presidentessa della Comar, Cooperativa Donne Artigiane del Chaco.

A Roma c’era Fabiana alla quale, tra le tante altre cose, si deve la creazione del marchio Matriarca che conta su punti vendita e su di un sito per l’e-commerce per la vendita di artigianato indigeno.

Dopo i successi sulle passerelle italiane, argentine e paraguaiane, la collezione Moda Gran Chaco fu spedita a Formosa, nel Chaco argentino, ove ha sede la Fondazione diretta da Fabiana. Per ogni capo si realizzerà una scheda tecnica perché possa essere riprodotto e venduto tramite Matriarca.

Cosa ci aspettiamo? Più ordini per le artigiane. I loro tessuti di qualità devono diventare ambiti e richiesti e la loro produzione conveniente per le nuove generazioni.

Sfilata ad Asuncion, Paraguay, di Moda Gran Chaco

Cosa hanno in comune Moda Gran Chaco e Sedia Gran Chaco?

La parola magica è contaminazione. L’artigianato dei Popoli Originari del Chaco trae origini da una cultura plurisecolare ed è una risorsa non apprezzata. Borse di tessuto di caraguata, risultato di giorni se non settimane di lavoro, sono vendute a prezzi irrisori se si considera il numero di ore/lavoro necessarie per produrle. Sculture di legno decorate con la pirografia stentano a trovare un mercato a prezzi adeguati alla loro qualità.

In queste condizioni è facile prevedere che nel giro di pochi lustri se non di anni la loro produzione verrà abbandonata e un patrimonio di saper fare si disperderà.

La contaminazione con l’Alta Moda ed il Design innalza questi prodotti nella sfera dell’Alta Gamma, rende possibile venderli a prezzi adeguati alla loro qualità e li valorizza in senso materiale, e non solo, agli occhi delle nuove generazioni di indigeni perché siano indotti a continuare, anche in un’ottica innovativa, le tradizioni dei loro antenati.

Questo è quanto, con i progetti Moda Gran Chaco e Sedia Gran Chaco, cerchiamo di fare.

Aiutateci a farlo.

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