C’era una volta il G7, il vertice dei vertici, l’appuntamento annuale più importante della diplomazia multilaterale planetari: i leader dei maggiori Paesi dell’Occidente (inteso in senso lato, come luogo di valori condivisi e non geografico) s’incontravano, discutevano e talora risolvevano – raramente, ma accadeva – crisi internazionali, politiche ed economiche.
Oggi, il G7 resta un circo mediatico di grande richiamo, ma il suo peso planetario s’è parzialmente ridimensionato: i Sette Grandi con l’Unione europea rappresentano ancora il 40% del Pil mondiale, ma meno di un ottavo della popolazione mondiale. E i vertici sono al più fori di discussione, dove, nell’era di Donald Trump, la priorità è tentare di contenere l’incostanza, l’imprevedibilità e l’irritabilità del magnate presidente degli Stati Uniti.
Messa così, c’è poco da sperare dal G7 di Evian in Francia da lunedì 15 a mercoledì 17, l’evento d’apertura d’un trittico di appuntamenti che prevede, a seguire, il Consiglio europeo a Bruxelles giovedì 18 e venerdì 19 e il Vertice atlantico ad Ankara in Turchia il 7 e 8 luglio. Minimi comuni denominatori sulle tre agende sono i conflitti in Medio Oriente e l’invasione dell’Ucraina a opera della Russia.
Per il presidente francese Emmanuel Macron, il padrone di casa, l’organizzare il G7 di Evian, è stato un vero incubo: ha dovuto modificare le date inizialmente previste, perché Trump vuole festeggiare a casa sua il suo 80° compleanno, domenica 14; e s’è poi chiesto – racconta Politico – come cercare di evitare che Trump, all’ultimo momento, snobbi l’appuntamento, magari con la scusa di seguire l’una o l’altra delle sue guerre più o delle sue trattative. Fra le esce offerte a Trump, una cena di gala alla reggia di Versailles – roba da Re Sole – o una partita di golf sulle rive del lago, così da rilassarsi tra una riunione e l’altra e tra un bombardamento e l’altro.
Al momento, la presenza di Trump è prevista. Ma che il magnate presidente vada davvero a Evian e che ci resti fino in fondo è tutto da vedere. Questo è il sesto G7 di Trump presidente, due li lasciò prima della fine – i due sotto presidenza di turno canadese -, uno lo seguì in modo discontinuo – all’esordio al G7 di Taormina, in Italia, nel 2017, a un certo punto abbandonò la riunione e fece sedere al suo posto la figlia Ivanka, che non aveva nessun titolo per esserci -. Quanto al Vertice da lui presieduto, nel 2020, fui virtuale, causa Covid, e interamente dedicato alla pandemia.
Oggi, la coesione del gruppo sei Sette Grandi è oggi molto modesta. Trump può al massimo contare sulla non belligeranza nei suoi confronti delle due donne premier, l’italiana Giorgia Meloni, con cui i rapporti di sono però incrinati di recente, e la giapponese Sanae Takaichi. Con gli altri presenti, c’è poco feeling: il presidente Macron, il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e, soprattutto, il premier canadese Marc Carney si sono tutti scontrati con lui; e anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen gli tiene botta sui dazi.
Visto come stanno le cose, è difficile pensare che il G7 possa arrivare a qualche decisione, almeno sui fronti di guerra aperti. Un po’ perché mancano gli interlocutori – per l’Ucraina, cioè, la Russia; e per il Medio Oriente, i nemici fra di loro giurati Israele e Iran –. E un po’ perché i Grandi non sono d’accordo sul da farsi. Sperando che Trump non voglia offrire ai suoi partner una sessione di fuochi d’artificio letali e distruttivi all’Iran.
La recrudescenza del conflitto in Medio Oriente relega in secondo piano l’impegno diplomatico europeo sul fronte ucraino, mentre Mosca e Kiev continuano a scambiarsi attacchi con missili e droni. Riuniti a Londra domenica 7 col presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Gran Bretagna, Francia e Germania, che guidano il movimento dei cosiddetti Volenterosi, hanno sostenuto l’iniziativa ucraina, respinta dal Cremlino, di negoziati diretti tra Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin.
Lo afferma la dichiarazione congiunta diramata una volta concluso il vertice di Londra, presenti, oltre a Zelensky, il britannico Starmer, il francese Macron e il tedesco Merz. “L’attuale linea del fronte deve essere punto di partenza per i negoziati. Qualsiasi elemento di trattativa relativo a Ue e Nato va subordinato all’accordo dell’Ue e dei suoi Stati membri, oltre a quello degli alleati”, si legge nel testo.
Nei giorni scorsi, il presidente Trump era però parso ‘chiamarsi fuori’ dalla questione ucraina: “Se la sbrighino loro”, dove “loro” erano Putin e Zelensky, oltre che, se del caso, gli europei. L’Italia, assente a Londra, resta alla finestra e segue con attenzione gli sviluppi. È stata la seconda volta in pochi giorni che l’Italia ha mancato un appuntamento europeo, dopo il Vertice Ue – Balcani in Montenegro venerdì scorso.
Di Ucraina e Medio Oriente, si parlerà al G7 e certo si parlerà al successivo vertice europeo, giovedì e venerdì a Bruxelles, dove andranno in scena pure le tensioni mediorientali, se non altro per l’impatto economico ed energetico. E tutti questi temi saranno anche sul tavolo del terzo e ultimo vertice di questa stagione diplomatica: quello della Nato in Turchia a luglio.

