Autore: Giampiero Gramaglia

Nei pro e contro trumpiani dell’ultima settimana – missili e bombe a gogò sull’Iran, premesse d’attacco alle elezioni di midterm del 3 novembre, dazi anti – Canada e, presto, a pioggia dove capita -, c’è pure la chiusura dei Mondiali di Calcio organizzati dagli Stati Uniti con Messico e Canada. Avesse vinto l’Argentina, sarebbe stato il trionfo dell’asse del male, una passerella per Trump, per il suo sodale Gianni Infantino – il presidente della Fifa – e per il suo clone Javier Milei, presidente argentino, che alla finale non c’era per scaramanzia – meglio che riveda la sua cabala -.…

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I leader dei Paesi europei alleati degli Stati Uniti erano andati tutti ad Ankara sperando di evitare nuove tensioni transatlantiche; e, magari, di fare un passo in avanti verso la pace in Ucraina. Invece, si sono trovati presi in mezzo in una nuova fiammata mediorientale: un sussulto di ostilità fra Usa e Iran nello Stretto di Hormuz, scaramucce più serie delle punture di spillo dei giorni precedenti, probabilmente il concatenarsi di episodi più grave dalla firma dell’accordo di tregua di metà giugno, con almeno 170 obiettivi iraniani presi di mira e risposte iraniane contro postazioni Usa in Qatar, Bahrein, Kuwait…

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Il Presidente USA Donald Trump s’appresta a partire per il Vertice della NATO in Turchia dopo due ennesime bravate che non giovano certo a migliorarne l’immagine fra gli alleati. Cose meno gravi di un conflitto scatenato senza consultarli, e pretendendone l’aiuto, o di una “guerra dei dazi”, ma temi comunque sensibile per le opinioni pubbliche, specie europee: il calcio e i rapporti personali. Con una telefonata malandrina, Trump chiede al suo amico Gianni Infantino, presidente della Fifa, a sospendere la squalifica del bomber degli Stati Uniti Folarin Balogun, espulso contro la Bosnia, così che l’attaccante possa giocare negli ottavi di…

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In Medio Oriente, c’è tempo fino alla fine di agosto per trasformare una tregua fragile e spesso rotta da scaramucce cruente in una pace stabile. In Ucraina, il tempo della pace non ha ancora una misura anche se la durata della guerra – si direbbe – sta logorando più l’aggressore che l’aggredito. Ma che una calda estate, forse la più calda di tutti i tempi misurati, basti a sanare fra nemici dichiarati decenni di diffidenze, di inganni e di minacce incrociate non ci crede quasi neppure, forse neppure il “fanfarone in capo” Donald Trump, che ha la memoria storica di…

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C’era una volta il G7, il vertice dei vertici, l’appuntamento annuale più importante della diplomazia multilaterale planetari: i leader dei maggiori Paesi dell’Occidente (inteso in senso lato, come luogo di valori condivisi e non geografico) s’incontravano, discutevano e talora risolvevano – raramente, ma accadeva – crisi internazionali, politiche ed economiche. Oggi, il G7 resta un circo mediatico di grande richiamo, ma il suo peso planetario s’è parzialmente ridimensionato: i Sette Grandi con l’Unione europea rappresentano ancora il 40% del Pil mondiale, ma meno di un ottavo della popolazione mondiale. E i vertici sono al più fori di discussione, dove, nell’era…

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La nuova guerra sarebbe durata “quattro o cinque settimane”, aveva previsto il presidente Usa Donald Trump, subito dopo l’aggressione congiunta israelo-americana all’Iran il 28 febbraio. Ebbene, ci siamo: siamo nel pieno della quinta settimana. Ma la fine del conflitto ancora non s’intravvede. Anzi, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha detto ai suoi colleghi dei Sette Grandi che potrebbe andare avanti “ancora qualche settimana”. E il presidente ricorda sul suo social Truth che, se un accordo non si materializza in fretta, entro Pasqua, bombarderà le installazioni energetiche iraniane e altre infrastrutture vitali. Che cosa non ha funzionato Ora, noi…

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Tra martedì 17 e giovedì 19 febbraio, s’è svolto tra Ginevra e Washington un trittico di negoziati dove l’assenza d’Europa è stata palese o palpabile: sull’Ucraina, i colloqui trilaterali Usa, Russia e Ucraina, per porre fine a una guerra che il 24 febbraio entrerà nel suo quinto anno; tra Usa e l’Iran, sul programma nucleare iraniano e i missili iraniani che possono colpire Israele; sul Medio Oriente in generale e sulla Striscia di Gaza in particolare, con la prima riunione del Board of Peace voluto e gestito in prima persona dal presidente Usa Donald Trump che s’è fatto un’Onu privata…

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Forse questa è la volta buona che i leader europei mollano Donald Trump: smettono di adularlo e imbracciano il bazooka commerciale. Pochi giorni or sono, Politico si chiedeva se non fosse “l’ora di mollare Trump”, raccontando sotto questo titolo la tentazione, o la convinzione, di molti leader e di decine di milioni di cittadini europei di fronte all’arroganza e all’aggressività del presidente Usa. L’interrogativo è tanto più attuale dopo che Trump ha annunciato dazi supplementari del 10%, che scatteranno il 1à febbraio, sull’import da otto Paesi europei Nato ‘colpevoli’ di volere contribuire alla difesa della Groenlandia. Il presidente francese Emmanuel…

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Un mondo a parte, un continente di cortigiani, l’Europa vista a Sharm-el-Sheik lunedì 13 ottobre: leader chiamati ad assistere e ad applaudire alla firma di un accordo che non possiamo ancora chiamare di pace, perché non lo è, ma che consente una tregua, sperando che tenga. La definizione di cortigiani, che, usata al singolare femminile dal leader della Cgil Maurizio Landini nei confronti della premier italiana Giorgia Meloni suscita infinite polemiche, ben si attaglia al plurale maschile ai rappresentanti dell’Ue chiamati – e andati – a fare la claque a un’intesa cui non hanno contribuito e dove non hanno ruolo,…

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Le speranze di pace muoiono uccise dai cingolati israeliani, a Gaza City, e dai droni e dai missili russi nelle città ucraine. E l’Europa, quella dell’Ue e quella della Nato, che in larga parte si sovrappongono, che cosa fa per fermare i cingolati e per tenere a terra droni e missili? Fronte Striscia di Gaza, dopo avere traccheggiato per mesi, avere contato quasi 65 mila vittime ed avere assistito al lancio dell’assalto finale, la Commissione europea ha proposto la sospensione di facilitazioni commerciali concesse a Israele e sanzioni ai ministri estremisti del governo israeliano ed ai coloni violenti, nel tentativo…

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