Author: Giampiero Gramaglia

La nuova guerra sarebbe durata “quattro o cinque settimane”, aveva previsto il presidente Usa Donald Trump, subito dopo l’aggressione congiunta israelo-americana all’Iran il 28 febbraio. Ebbene, ci siamo: siamo nel pieno della quinta settimana. Ma la fine del conflitto ancora non s’intravvede. Anzi, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha detto ai suoi colleghi dei Sette Grandi che potrebbe andare avanti “ancora qualche settimana”. E il presidente ricorda sul suo social Truth che, se un accordo non si materializza in fretta, entro Pasqua, bombarderà le installazioni energetiche iraniane e altre infrastrutture vitali. Che cosa non ha funzionato Ora, noi…

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Tra martedì 17 e giovedì 19 febbraio, s’è svolto tra Ginevra e Washington un trittico di negoziati dove l’assenza d’Europa è stata palese o palpabile: sull’Ucraina, i colloqui trilaterali Usa, Russia e Ucraina, per porre fine a una guerra che il 24 febbraio entrerà nel suo quinto anno; tra Usa e l’Iran, sul programma nucleare iraniano e i missili iraniani che possono colpire Israele; sul Medio Oriente in generale e sulla Striscia di Gaza in particolare, con la prima riunione del Board of Peace voluto e gestito in prima persona dal presidente Usa Donald Trump che s’è fatto un’Onu privata…

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Forse questa è la volta buona che i leader europei mollano Donald Trump: smettono di adularlo e imbracciano il bazooka commerciale. Pochi giorni or sono, Politico si chiedeva se non fosse “l’ora di mollare Trump”, raccontando sotto questo titolo la tentazione, o la convinzione, di molti leader e di decine di milioni di cittadini europei di fronte all’arroganza e all’aggressività del presidente Usa. L’interrogativo è tanto più attuale dopo che Trump ha annunciato dazi supplementari del 10%, che scatteranno il 1à febbraio, sull’import da otto Paesi europei Nato ‘colpevoli’ di volere contribuire alla difesa della Groenlandia. Il presidente francese Emmanuel…

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Un mondo a parte, un continente di cortigiani, l’Europa vista a Sharm-el-Sheik lunedì 13 ottobre: leader chiamati ad assistere e ad applaudire alla firma di un accordo che non possiamo ancora chiamare di pace, perché non lo è, ma che consente una tregua, sperando che tenga. La definizione di cortigiani, che, usata al singolare femminile dal leader della Cgil Maurizio Landini nei confronti della premier italiana Giorgia Meloni suscita infinite polemiche, ben si attaglia al plurale maschile ai rappresentanti dell’Ue chiamati – e andati – a fare la claque a un’intesa cui non hanno contribuito e dove non hanno ruolo,…

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Le speranze di pace muoiono uccise dai cingolati israeliani, a Gaza City, e dai droni e dai missili russi nelle città ucraine. E l’Europa, quella dell’Ue e quella della Nato, che in larga parte si sovrappongono, che cosa fa per fermare i cingolati e per tenere a terra droni e missili? Fronte Striscia di Gaza, dopo avere traccheggiato per mesi, avere contato quasi 65 mila vittime ed avere assistito al lancio dell’assalto finale, la Commissione europea ha proposto la sospensione di facilitazioni commerciali concesse a Israele e sanzioni ai ministri estremisti del governo israeliano ed ai coloni violenti, nel tentativo…

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Giampiero Gramaglia « Una lezione magistrale di diplomazia del corteggiamento di Donald Trump »  il New York Times sintetizza così la successione di incontri, lunedì, alla Casa Bianca, tra il presidente degli Stati Uniti e prima il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, poi, a seguire, il presidente ucraino e i leader dell’Ue e della Nato e di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Finlandia. Il giornale titolava: “Zelensky e i leader europei hanno imparato qualcosa su come negoziare con Trump. E lo ha fatto pure il presidente russo Vladimir Putin”. Infatti, la successione di incontri è stata un susseguirsi di…

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Donald Trump sta offrendo ai leader europei e ai partner di quello che era l’Occidente, usciti tutti ‘lillipuziani’ dalla stagione dei Vertici, l’occasione di un riscatto: fissando, unilateralmente e arbitrariamente, dazi del 30 % su tutto l’import dai Paesi Ue, minacciando di raddoppiare le tariffe se ci saranno ritorsioni e spostando dal 9 luglio al 1° agosto l’entrata in vigore delle misure, Trump dà ai suoi interlocutori, trattati come lacchè, l’occasione per non mostrarsi succubi e genuflessi e per approntare una risposta adeguata. Nessuno, ovviamente, ipotizza di colpire per primo. Anzi, tutti concordano sul continuare a trattare ed a cercare,…

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Parte zoppa la stagione dei Vertici dell’Occidente, mentre il Medio Oriente s’infiamma per l’attacco di Israele all’Iran: parte zoppa perché il presidente Usa Donald Trump lascia il G7 in Canada a metà lavori, confermando la sua idiosincrasia per le assisi multilaterali; e perché tutti gli europei gli fanno da zerbino, non mettendo in dubbio le motivazioni di Israele contro l’Iran (e, anzi, avvalorandole: il cancelliere tedesco Friedrich Merz dice che Israele “sta facendo il lavoro sporco per tutti noi”). Tutti si sono già dimenticati l’invasione dell’Iraq nel 2003 decisa perché Baghdad non doveva avere armi di distruzione di massa e…

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È un momento difficile, per la democrazia nell’Unione europea. In realtà, è un momento difficile per la democrazia nell’Universo Mondo. Il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump ha ridato vigore a ogni latitudine a ‘uomini forti’, regimi illiberali, ‘democrature’: ai campioni consolidati di questa ‘fauna’, Vladimir Putin in Russia, Mohammed bin Salman in Arabia saudita e Viktor Orban in Ungheria, senza trascurare il mix tra corruzione e ultra-ortodossia di Benjamin Netanyahu, solo per citarne alcuni, altri rischiano di aggiungersi a ogni voto. Nell’Unione europea, in questo clima, le elezioni, invece di esaltare la democrazia, possono nuocerle, promuovendo, dalla Germania alla…

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Novanta giorni, non è neppure chiaro a contare da quando: dal 2 aprile, il Liberation Day, il giorno della proclamazione dei dazi sciorinando tutta la tronfia e volgare retorica trumpiana; o dal 9 aprile, una settimana dopo, il giorno dell’annuncio della moratoria (per tutti, tranne che per la Cina). E non è neppure sicuro che siamo proprio novanta: il presidente Usa Donald Trump è imprevedibile nelle sue decisioni, intende lasciarsi guidare “dall’istinto”: potrebbero essere di meno e potrebbero essere di più; potrebbero esserci ‘tempi supplementari’ per certi Paesi, o gruppi di Paesi, e per altri no; e, ancora, potrebbero esserci…

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