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    Home»Mondo»L’Ucraina e l’impotenza dei Grandi. Asserviti di Trump?
    Mondo

    L’Ucraina e l’impotenza dei Grandi. Asserviti di Trump?

    Giampiero GramagliaDi Giampiero GramagliaAgosto 19, 20251 VisualizzazioniTempo lettura 14 min.
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    Giampiero Gramaglia
    « Una lezione magistrale di diplomazia del corteggiamento di Donald Trump »  il New York Times sintetizza così la successione di incontri, lunedì, alla Casa Bianca, tra il presidente degli Stati Uniti e prima il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e, poi, a seguire, il presidente ucraino e i leader dell’Ue e della Nato e di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Finlandia. Il giornale titolava: “Zelensky e i leader europei hanno imparato qualcosa su come negoziare con Trump. E lo ha fatto pure il presidente russo Vladimir Putin”. Infatti, la successione di incontri è stata un susseguirsi di giri di tavola in cui ciascuno elogiava Trump e ne lodava gli sforzi per la pace in Ucraina, ma poi contraddiceva il magnate presidente. E Trump replicava facendo complimenti ai suoi interlocutori, ma mantenendo il suo punto. Alla fine, c’è stata una telefonata di Trump a Putin – 40′ circa -; martedì gli europei hanno fatto vertici virtuali dei Volenterosi e dell’Ue. La diplomazia di pace dell’Ucraina ha subito, ad agosto, una brusca accelerazione, che alimenta speranze di pace dopo tre anni e sei mesi di una guerra sanguinosa sul suolo europeo, la più grave e la più cruenta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ma la pace che si profila non è ‘giusta’, come la reclamavano gli Stati Uniti di Joe Biden e i loro alleati europei, all’unisono con l’Ucraina; è una pace che premia l’invasore e mortifica l’invaso; ed è una pace che sostanzialmente lascia l’Europa fuori dai giochi, ‘gregaria’ di Zelensky, ma senza posto al tavolo delle trattative e senza voce in capitolo. C’è una differenza sostanziale, tra come i leader europei e il presidente russo hanno fin qui vissuto la diplomazia dell’adulazione nei confronti di Trump: riempirlo di elogi e di complimenti lo tiene buono – e questo lo hanno apparentemente capito tutti – ma gli europei, poi, fanno tutto quello che il magnate presidente vuole, che si parli di spendere per gli armamenti, di dazi o di comprare armi dagli Usa per cederle all’Ucraina. Putin, invece, riesce a fargli fare quello che lui vuole.

    Il risultato saliente delle riunioni in successione di lunedì è che nessuno s’è accapigliato e che Zelensky, questa volta, è uscito indenne dallo Studio Ovale, da cui il 28 febbraio era stato letteralmente cacciato, anche se Trump gli ha indubbiamente messo pressione perché accetti uno ‘scambio di territori’ e le condizioni di sicurezza che gli saranno prospettate e che, per il momento, restano vaghe. Quanto all’incontro con Putin, è nell’aria, ma non è stato fissato: non c’è una data e neppure un luogo. La Russia propone Mosca, che è ovviamente inaccettabile per Kiev; e c’è chi ipotizza Ginevra, essendo la Svizzera per antonomasia Paese neutrale (e disponibile a sospendere l’applicazione del mandato di cattura internazionale per crimini di guerra emesso dalla Corte penale internazionale contro Putin). L’ipotesi che si faccia venerdì 23 agosto è sbiadita, ma non tramontata: Merz prevede un incontro “entro due settimane”; Macron entro la fine d’agosto.

    Ucraina: mobilitazione diplomatica e nodi da sciogliere

    Analogamente al NYT, Le Monde riferisce che “la mobilitazione diplomatica s’intensifica” sull’Ucraina e nota che “i principali leader europei e il presidente ucraino hanno riempito di lusinghe il loro ospite e hanno giocato la carta dell’unità dell’Occidente, nonostante l’indeterminatezza delle posizioni americane”.Che nodi restino da sciogliere, lo dimostra un altro titolo del NYT: “Zelensky può fidarsi di Trump? Il destino dell’Ucraina dipende da questa risposta. Il presidente Usa ha offerto solo vaghe garanzie di sicurezza, se il presidente ucraino farà un accordo con il leader russo”. Può anche essere un gioco delle parti: Trump recita la parte del mediatore equidistante da Putin e Zelensky; e gli europei fanno la parte degli alleati dell’Ucraina. Ma Trump appare fin qui molto più vicino e incline a dare ascolto a Putin che non a Zelensky. Nelle dichiarazioni pubbliche, l’elemento emerso di maggiore frizione è proprio la tattica negoziale: il presidente Emmanuel Macron, il cancelliere Friedrich Merz, il premier Keir Starmer hanno tutti insistito che il primo passo da fare è una tregua, mentre Trump ha sempre ripetuto che è meglio procedere verso un accordo di pace globale, senza passare per una tregua, il che è la tesi di Putin. Che, intanto, continua a bombardare l’Ucraina e a conquistare terreno. Inoltre, resta ovviamente aperta la questione della cessione di territori dell’Ucraina alla Russia, persino più di quanti finora occupati. Quanto alle condizioni di sicurezza per l’Ucraina a guerra finita, qui la vaghezza è massima. Trump riconosce all’Italia la primogenitura della proposta di condizioni ‘simil – Nato’, cioè niente adesione di Kiev all’Alleanza atlantica, che Mosca non vuole, ma un patto – o un impegno – che faccia scattare una sorta di articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord in caso di nuovo attacco all’Ucraina o a quel che ne resterà. Nessuno dei leader a Washington ha pubblicamente discusso che tipo di forza potrebbe volerci perché la Russia sia dissuasa dall’attaccare di nuovo. Le alternative, secondo gli esperti militari interpellati dal New York Times, sono tre. La prima è una ‘forza di peacekeeping’, presumibilmente armata, per integrare l’esercito ucraino. La forza potrebbe avere caratteristiche esclusivamente difensive, ma, per risultare un deterrente credibile, dovrebbe essere composta da decine di migliaia di soldati. Una seconda opzione è una forza ‘tripwire’, molto più piccola e non capace di organizzare una vera e propria difesa. In questo caso, l’efficacia si basa sull’ipotesi che la Russia esiterebbe ad attaccare europei non ucraini – e Nato – in caso di nuovo attacco. La terza alternativa è quella una forza d’osservazione composta da poche centinaia di soldati, che avrebbe il compito di riferire movimenti di truppe e possibili imminenti azioni militari, ma che non sarebbe capace di organizzare alcun tipo di difesa.

    Ucraina: Trump/Zelensky e Trump/europei, valutazioni concordanti sui media Usa

    Una carrellata dei titoli di altri media Usa conferma l’impressione d’un minuetto diplomatico volto più ad ammansire Trump che a dare risposte ai problemi. Il Washington Post: “Zelensky e i leader europei cercano di tenere Trump lontano da Putin… Ringraziare Trump sta bene in alto nell’agenda di Zelensky e degli altri leader… Zelensky si veste bene per andare alla Casa Bianca…”. Il riferimento al ‘dress code’ del presidente ucraino è ovunque: il 28 febbraio, il giorno della piazzata di Trump e del suo vice JD Vance nello Studio Ovale, Zelensky s’era presentato all’appuntamento con la maglietta mimetica – questa volta era sempre in stile militare, ma aveva una giacca. Il Wall Street Journal gira la prospettiva degli incontri, ma non la sostanza: “Trump spinge perché Zelensky e Putin si incontrino per finire la guerra… Gli europei sostengono che l’Ucraina non dovrebbe dovere cedere città importanti…Trump dà incarico a Rubio di redigere una bozza di testo delle condizioni di sicurezza …”. Marco Rubio è il segretario di Stato Usa. E ancora. La Cnn: “Zelensky insiste per incontrare OPutin senza pre-condizioni”. La Fox, infine: “Trump rivela i piani per un piano di pace potenziale sull’Ucraina, dopo una telefonata a Putin”. E la tv ‘all news’ conservatrice ammette che, con gli europei, c’è stato “un confronto di opinioni”.

    Ucraina: come si è arrivati al lunedì degli incontri a raffica

    Dopo il vertice di Anchorage in Alaska il giorno di Ferragosto tra Trump e Putin, le richieste russe per la fine della guerra in Ucraina apparivano chiare: la cessione alla Russia dei territori occupati, compreso tutto il Donbass, la cui conquista non è stata completata; il no all’adesione alla Nato; e anche il ritorno del russo come lingua ufficiale in Ucraina. Sulle garanzie di sicurezza per quello che resterebbe dell’Ucraina dopo un’intesa del genere, non c’è invece chiarezza. In un’intervista, l’inviato speciale di Trump Steve Witkoff accenna a qualcosa “tipo l’articolo 5 del Trattato dell’Atlantico del Nord”, che prevede il mutuo soccorso fra Paesi alleati in caso di aggressione. Domenica, è stata giornata dedicata ai consulti fra europei – i 27 e i Volenterosi – e fra gli europei con Zelensky. Ufficialmente, Kiev, cui gli europei hanno ribadito pieno appoggio (1), vuole negoziare partendo dalla linea del fronte attuale. Il presidente ucraino, pur contrario alla cessione di territori, era comunque partito per Washington disposto a trattare, forte della ‘scorta’ degli europei al fianco dell’Ucraina contro la ‘pace di Putin’ “anti-europea”. Anche Papa Leone XIV aveva avuto parole di speranza.

    Ucraina: che cosa ha cambiato il vertice Trump-Putin

    Durante l’incontro con Putin, il magnate presidente è passato dal considerare un cessate-il fuoco preliminare indispensabile a ulteriori negoziati al fare propria l’impostazione russa: niente tregue, ma subito un accordo di pace complessivo, che preveda la cessione di territori da parte del’Ucraina e assetti di sicurezza futuri soddisfacenti sia per Kiev che per Mosca. Il che fa scrivere a Politico: “Trump si allinea con Putin, non chiede più una tregua, ma punta a un accordo di pace globale”, diversamente da quanto concordato, alla vigilia del Vertice in Alaska, con i suoi alleati europei. La Cnn riconosce al magnate presidente l’attenuante della “difficoltà di misurarsi con la diplomazia di Putin”: in Alaska, la delegazione russa aveva complessivamente oltre cinquant’anni d’esperienza diplomatica internazionale ai massimi livelli, quella Usa sei anni scarsi, Nel primo mandato, Trump negli incontri con Putin era sempre stato ‘menato per il naso’.Il Vertice in Alaska è stata una vittoria politica e d’immagine per il leader russo: il tappeto rosso, l’applauso di Trump, la stretta di mano amichevole e l’invito a bordo della limousine blindata, su cui sono saliti sorridenti, tutti segnali univoci colti dai media internazionali ed esaltati da quelli russi. Per il leader russo, l’avere portato il magnate presidente sulla sua linea – ricerca della pace senza passare dalla tregua e non viceversa -, significa continuare a combattere e a bombardare, contando su una fase favorevole agli attacchi russi. E, infatti, nelle 24 ore successive al vertice di Ferragosto, i russi – scrive Le Monde – hanno fatto 68 attacchi aerei e hanno sganciato 127 bombe teleguidate, mentre sul terreno ci sono stati 148 scontri. Nel Vertice con Putin – ha scritto sui social Trump, tra commenti roboanti e promesse di sviluppi nel breve termine -, “è stato determinato che la via migliore verso la pace è un accordo globale”. E’ quel che Trump ha anche detto a Zelensky e ai leader europei, chiamandoli subito dopo. Per Trump, dopo Anchorage, la palla è nel campo di Zelensky e dell’Europa. “Il mio consiglio? Fai un accordo”, suggerisce al leader ucraino, in un’intervista alla Fox. La posizione europea resta che i confini internazionali non devono poter essere modificati con la forza e che la Russia non può avere potere di veto sul percorso dell’Ucraina verso l’Ue e la Nato. Tutto corretto, ma rischia di restare sterile: Trump dice che Zelensky e gli europei “dovranno accettare” quel che sarà loro proposto; e Putin invita gli europei a non mettersi in mezzo” e a non “sabotare” i progressi fatti verso un assetto di sicurezza europeo valido “per la prossima generazione”, quel che la Russia diceva di volere ancor prima dell’invasione dell’Ucraina.

    Ucraina:la scena del vertice Trump-Putin 

    Sarà pure stato “costruttivo” e “produttivo”, come alla fine hanno detto e ripetuto i due protagonisti, ma il vertice di Ferragosto in Alaska tra Trump e Putin non ha prodotto la pace e manco una tregua dei combattimenti e dei bombardamenti in Ucraina. Fatte le loro dichiarazioni alla stampa, i due leader non accettano domande: entrambi prospettano un nuovo prossimo incontro, “a Mosca”, dice Putin”, “E’ una proposta interessante: vedremo”, risponde Trump; e se ne vanno dopo essersi scambiati stratte di mano e reciproci complimenti, chiamandosi per nome “Vladi” e “Donald”, “con una stretta di mano, da buoni amici sinceri”, avrebbe cantato Umberto Bindi. Putin sembra avere mutuato dagli europei l’arte della lusinga nei confronti di Trump: lo blandisce; gli dice quel che lui vuole sentirsi dire; conferma che, con lui presidente, la guerra non ci sarebbe mai stata. Ma, diversamente dagli europei sulle spese per la difesa o i dazi, Putin usa l’adulazione per evitare di fare quel che Trump chiede; e la tattica, fin qui, gli riesce. Politico.com parla, senza mezzi termini, del “trionfo di Putin in Alaska”. Arrivando ad Anchorage, Trump aveva indicato che l’obiettivo era un cessate-il-fuoco in Ucraina: “Non sarò contento se non sarà oggi”, aveva affermato. Venendone via, il magnate presidente non ha pronunciato le parole “tregua” e tanto meno “pace”: “E’ evidente – scrive il New York Times – che ha fallito e questo allontana la sua speranza d’ottenere il Nobel per la Pace”, ormai quasi un’ossessione. Stefano Feltri sui suoi Appunti scrive che “il vertice è diventato uno spot di propaganda per Putin e per la Russia come grande potenza ”, mentre “l’Europa è sempre più sola”. La riunione tra Trump e Putin, che non è stata un ‘tete-à-tete’, ma è stata subito allargata ai ministri degli Esteri e ai consiglieri speciali – Marco Rubio e Steve Witkoff per gli Usa; Serguiei Lavrov e Juri Ushakov per la Russia -, è durata quasi tre ore. Trump e Putin sono stati da soli insieme solo durante il breve tragitto dalla pista dell’aeroporto della base aerea Elmendorf – Richardson alla sede dell’incontro: fuori programma, Trump ha invitato Putin sulla sua limousine blindata ‘The Beast’, mentre era pronta lì accanto la vettura russa. Il summit ha apparentemente rinsaldato il rapporto tra i due leader. Trump ha avuto per Putin gesti d’onore e da amico, ben diversi da quelli toccati il 28 febbraio a Zelesnky nello Studio Ovale: l’ha atteso sul tappeto rosso, lo ha applaudito, gli ha stretto la mano in modo marcato. L’accoglienza dello ‘zar’ sul suolo statunitense e l’incontro ne segnano, a detta di molti analisti, la riabilitazione sul palcoscenico internazionale, da paria colpito da un mandato di cattura per crimini contro l’umanità a interlocutore riconosciuto. Le dichiarazioni finali – entrambe brevi: Putin ha parlato otto minuti, Trump meno di cinque – non fanno riferimenti, se non generici, alle relazioni economiche e commerciali fra Usa e Russia e neppure alle questioni nucleari (gli accordi in atto scadono a febbraio del 2026). Delle sanzioni, neppure l’ombra: Trump minaccia da settimane di impone di nuove; Lavrov, al contrario, s’attendeva che alcune di quelle in vigore venissero tolte.

    (1)

    Statement on August 16th by President Macron, Prime Minister Meloni, Chancellor Merz, Prime Minister Starmer, President Stubb, Prime Minister Tusk, President Costa, President von der Leyen

    Early this morning, President Trump debriefed us and President Zelenskyy following his meeting with the Russian President in Alaska on 15 August 2025.

    Leaders welcomed President Trump’s efforts to stop the killing in Ukraine, end Russia’s war of aggression, and achieve just and lasting peace.

    As President Trump said ‘there’s no deal until there’s a deal’. As envisioned by President Trump, the next step must now be further talks including President Zelenskyy, whom he will meet soon.

    We are also ready to work with President Trump and President Zelenskyy towards a trilateral summit with European support.

    We are clear that Ukraine must have ironclad security guarantees to effectively defend its sovereignty and territorial integrity. We welcome President Trump’s statement that the US is prepared to give security guarantees. The Coalition of the Willing is ready to play an active role. No limitations should be placed on Ukraine’s armed forces or on its cooperation with third countries. Russia cannot have a veto against Ukraine‘s pathway to EU and NATO.

    It will be up to Ukraine to make decisions on its territory. International borders must not be changed by force.

    Our support to Ukraine will continue. We are determined to do more to keep Ukraine strong in order to achieve an end to the fighting and a just and lasting peace.

    As long as the killing in Ukraine continues, we stand ready to uphold the pressure on Russia. We will continue to strengthen sanctions and wider economic measures to put pressure on Russia’s war economy until there is a just and lasting peace.

    Ukraine can count on our unwavering solidarity as we work towards a peace that safeguards Ukraine’s and Europe’s vital security interests.

    Europa guerra Putin Trump Ucraina
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