SPECIALE REFERENDUM COSTITUZIONALE

Le ragioni del NO e del SI: comunque tutte e tutti al voto

Il referendum del 22 e 23 Marzo prossimo è al centro di questo nostro ultimo aggiornamento del sito TUTTI in cui pubblichiamo articoli scritti da autorevoli membri della nostra rete, gli avvocati Piero Sandulli e Agostino Migone, gli imprenditori Guido Bonarelli, Daniele Azzarone e Chiara Corazza, i manager Francesco Mazzi e Francesca Romana Dantuono, il ricercatore Pietro Ragni e i giornalisti Daniele Poto e Fabrizio Summonte.
Nel rispetto dei nostri valori e nel solco della nostra tradizione accogliamo anche in questa occasione voci discordanti che esprimono sia le ragioni del SI che quelle del NO, nell’intento di contribuire ad una informazione serie e pacata, in un confronto che possa essere utile ed interessante per i nostri lettori e con l’auspicio di promuovere la partecipazione al voto. In effetti il 22 e 23 marzo prossimo saremo chiamati di nuovo a votare per un Referendum in questo caso confermativo costituzionale. Questo referendum può essere indetto se una legge che modifica alcuni articoli della Costituzione, è stata approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi in ciascuna Camera.
A differenza del referendum abrogativo, come quello per cui votammo nel 2025, in questo caso il referendum conformativo non richiede un quorum di votanti, per cui il suo risultato è valido anche se si recheranno alle urne meno del 50% degli aventi diritto. Ciò significa che se la maggioranza dei votanti sceglierà il NO la legge verrà cancellata, se invece voterà per il SI’ la legge sarà promulgata.
Per memoria, dall’istituzione della Repubblica si son tenuti finora quattro referendum confermativi costituzionali. Il primo nel 2001 sulla riforma del Titolo V vide la prevalenza del sì” con più del 64% dei votanti. Il secondo fu quello voluto per abrogare la legge promossa dal centro-destra di Berlusconi che prevedeva varie modifiche della Costituzione. Nel giugno 2006 la maggioranza del 61% dei votanti si espresse per il “no”; per altro il governo era caduto, il Presidente Ciampi aveva sciolto le Camere e, dopo le elezioni, nominato Prodi come nuovo premier.
Anche il terzo referendum, tenutosi nel 2016, ebbe una maggioranza del 59% che bocciò la cosiddetta “Riforma Renzi-Boschi”, che l’ex Presidente della Corte Costituzionale, Zagrebelsky aveva definito “un’umiliazione della politica”. Renzi si dimise da primo ministro subito dopo l’esito del referendum. Infine nel 2021, circa il 70% dei votanti al referendum approvò la legge che ha ridotto il numero di parlamentari: da 630 a 400 alla Camera dei deputati e da 315 a 200 al Senato.

 

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