Non posso dimenticare che un professore arabo iracheno di Bassora mi disse che, soprattutto per i più giovani, un libro fa guadagnare tempo perché spiega loro tante cose con poche ore di lettura, le stesse cose che imparerebbero a loro spese nella vita, con molto più tempo, fatica e dolore. Basterebbe leggere alcune delle tragedie greche di Eschilo, Sofocle o Euripide, per sapere già tutto, della politica, dell’amore, del senso della religione e di tutti i problemi degli esseri umani.

Dopo aver letto nella mia vita centinaia di libri, non ho potuto fare a meno di chiedermi se continuano ad essere utili anche oggi, quando i serial televisivi di Netflix e delle altre piattaforme, raccontano le stesse storie in un modo più attuale, basato sulla visione, e su una comunicazione comprensibile a tutti, ma sempre frutto di grandissimi scrittori e sceneggiatori.

Ci sono sempre state molte tipologie di libri. Per quelli che consideriamo “saggi” è più facile individuare subito il contenuto, che sia medicina, scienza, filosofia o storia. Il problema si pone invece per i romanzi.

I romanzi, che sono racconti, sono destinati ad attirare la nostra attenzione sulla vita e sulle vicende dei personaggi, dei protagonisti, storie vere, oppure inventate magnificamente dai grandi scrittori, come avviene per i serial televisivi. In genere però i romanzi, e oggi i serial, significano sempre qualcosa, perché ci interrogano, spesso senza proporci nessuna soluzione, nessuna morale. Spetta a noi comprendere cosa ci dice una storia d’amore, una vicenda di guerra, ma anche un crimine, un delitto. I romanzi sono in realtà un passatempo, un modo per costringerci a stare seduti a riflettere su ogni tipo di vicenda umana. Quando non esisteva la TV o internet, il libro cartaceo ma anche i fotoromanzi, erano quindi una grande compagnia, forse una distrazione. Oggi i serial televisivi sono anch’essi passatempi, distrazioni, ma molto più immediatamente fruibili di un libro soprattutto per le giovani generazioni, ma oggi anche per i più anziani.

Tolstoj, Balzac, Hugo, Manzoni e tantissimi altri ci hanno proposto racconti, storie, e quello che suscitano sono i nostri pensieri, quello che queste storie dicono a ciascuno di noi. I romanzi insegnano senza insegnare. Gli autori non li hanno scritti per i critici o gli intellettuali, ma per qualsiasi lettore, esattamente come i serial televisivi, che sono realizzati per il grande pubblico. Non c’è certo bisogno di sottolineare le ragioni del grande successo dei serial televisivi, però è interessante riflettere su alcuni elementi fondamentali.

È difficile non notare che i libri attraversano attualmente una fase di enorme inflazione. Infatti oggi scrivere libri è diventato facilissimo, grazie al fatto che non ci sono più amanuensi che selezionano i caratteri di ogni parola. Per poterli stampare sulla carta basta sottoporre un testo a un computer, che lo impagina e lo stampa in pochi minuti. Ho la netta impressione che in Italia si farebbe molto prima a elencare coloro che non hanno mai scritto un libro rispetto a tutti quelli che ne hanno scritto almeno uno. Poi c’è il mix dei contenuti che rende quasi impossibile capire di che cosa parlano. Voglio prendere ad esempio l’ultimo libro di una grandissima giornalista, Cecilia Sala, I figli dell’odio. Lei è un’ottima reporter di guerra, perché si reca veramente nei luoghi dei conflitti, per parlare con capi, intellettuali, ma anche persone comuni, quelle che soffrono gli orrori di ogni conflitto. Nel suo libro però, tratta di diversissimi temi: intervista sionisti che vogliono la convivenza con i palestinesi, e sionisti estremisti che puntano alla grande Israele, cacciando tutti gli altri abitanti della Palestina. Mi è stato utile conoscere i nomi di questi diversi pensatori, ma siccome mi occupo di Medio Oriente da quando avevo venticinque anni, gli argomenti dei sionisti li conoscevo già molto bene, come tutti coloro che leggono la saggistica in questa materia.

Accanto a queste riflessioni sul sionismo però, ci sono resoconti dei suoi viaggi nei luoghi di conflitto che parlano delle persone che l’hanno accompagnata, di donne e uomini che ha conosciuto, come fa appunto, un ottima reporter di guerra.

Dunque a chi va il suo libro? Certamente ad altri giornalisti che si interessano dei conflitti nel Medio Oriente, ma ho anche l’impressione che molti di quei giornalisti ed esperti che li presentano in televisione, ne abbino soltanto letto l’indice e qualche pagina. Ma perché un lettore comune dovrebbe comprare un libro così? Mi viene il sospetto che questa giornalista, come moltissimi altri, scriva soprattutto per essere coinvolta in trasmissioni e talk show televisivi, consolidando la sua notorietà. Anche questa non è una colpa perché siamo in un mondo nel quale la caccia alla fama e alla visibilità riguarda tutti, anche una massa indistinta di influencer.

Questa pandemia di libri è un fenomeno molto attuale, ma crea e consolida la confusione dell’informazione che caratterizza i nostri tempi. Invece i serial televisivi sono proposti molto più efficacemente, e contengono storie avvincenti che ci fanno vedere i personaggi    rappresentati da attori di grande professionalità, ma sono anche scritti e sceneggiati da specialisti e necessitano di investimenti ragguardevoli. Inoltre quando si traduceva un romanzo in un film, era difficile farlo bene perché il cinema ci teneva seduti nella sala per non più di un’ora e mezzo. Invece un serial televisivo permette, grazie alle sue molte puntate, di mostrare adeguatamente il carattere dei personaggi, i rapporti fra loro, i momenti della loro vita privata, come appunto faceva un grande romanzo. Il serial poi lo vediamo a casa nostra, davanti alla TV, fumandoci un sigaro o bevendoci un caffè. Se volete un ottimo esempio di come un serial può rendere un grandissimo libro, guardate La ferrovia sotterranea, un serial di Netflix tratto dal bellissimo romanzo di Colson Whitehead. Noterete che nel serial non manca nulla di quello che si scrive nel libro, soprattutto perché le diverse puntate assicurano il tempo per farlo. Alcuni bellissimi serial televisivi di Netflix, sono sicuramente molto più fruibili dei romanzi. Basta vedere Hostage, che parla di politica, oppure Ascolta i fiori dimenticati, che propone straordinariamente un luogo di accoglienza per donne maltrattate, o ancora Adolescence, che tratta dei crimini dei giovani, Mad Men, che illustra l’inaccettabile trattamento delle donne americane nel lavoro negli anni 1960, Toxic Town che parla della battaglia di un gruppo di donne scozzesi contro l’inquinamento che uccide i loro figli o Sex education che descrive la difficile sessualità dei giovani. O infine moltissimi altri sui crimini o lo spionaggio, che fanno un imbattibile concorrenza ai libri gialli.

So bene che molti intellettuali, ma soprattutto persone della ma età, la cui cultura si è basata sui libri, si stralceranno le vesti pensando che i serial televisivi potranno sostituirli, ma nella storia i mutamenti delle tecnologie e dei gusti ci sono sempre stati, e sono spesso irreversibili. Un grandissimo esempio della trasformazione degli scritti ce lo dà il grande storico Yuval Harari, parlando del famosissimo testo Il Malleus maleficarum di Heinrich Kramer. Finchè rimase un manoscritto fu accolto dai pochi lettori con grande ironia e non ebbe nessun effetto. Invece quando Gutenberg, nel 1487 permise di diffonderlo come libro stampato, esso divenne il fondamento teorico della caccia alle streghe, che ha portato al rogo di innocenti donne per più di tre secoli (dal XV al XII secolo). Quindi la prima grande trasformazione tecnologia avvenne con l’invenzione della stampa, mentre in tempi più recenti il mutamento della comunicazione è avvenuto con internet che ha sostituito la stampa tradizionale, e permesso a prodotti visuali di essere molto più fruibili dal larghissimo pubblico di persone di cultura e di comuni cittadini. Possiamo anche continuare a rimpiangere il vecchio libro di carta, ma probabilmente la sua decadenza è irreversibile. Potranno certamente sopravvivere i saggi, ma non è un caso che molti dei loro autori ne facciano mirabili sintesi, parlando su YouTube.

Non so se i libri sopravvivranno, ma certamente soprattutto per i più giovani i serial televisivi li sostituiranno largamente, ma i loro racconti continueranno ad avere l’importantissima funzione che identificava il mio amico professore di Bassora.