India-UE la firma degli accordi commercialiDopo quello con i paesi del Mercosur, l’UE ha accelerato e chiuso i negoziati per un Accordo di libero scambio (ALS) con l’India, mentre altri, come quello con l’Australia, sono in avanzato stato di discussione. L’aspetto davvero interessante, oltre ai contenuti e alle potenzialità, è la tempistica. Si tratta, per Mercosur e India, di trattative pluridecennali, che in poche settimane vengono sbloccate e portate alla condivisione finale.

Inquadrata sullo sfondo della guerra dei dazi, e non solo, scatenata dal Presidente Usa, la risposta europea è stata veloce ed efficace. In essa colpisce la rapida capacità di chiudere due importanti intese, con due aree del mondo, India e paesi del Mercosur, che sommano 1 miliardo e 800 milioni di cittadini, aprendo nuovi mercati e nuove relazioni e possibilità di interscambi a tutti i livelli. La sola India, con 1 miliardo e mezzo di abitanti, rappresenta un’area economica in forte e rapida crescita, con una robusta domanda interna e un ceto medio che supera il 30% della popolazione e il 25% circa di giovani sotto i 24 anni. Dati che conferiscono prospettiva e profondità alla dinamica economica. Due risultati negoziali- pur con le loro peculiarità- che restituiscono un’idea di concretezza e capacità conclusiva che fino a poco tempo sarebbe stato ardito immaginare pensando ai complicati meccanismi decisionali di Bruxelles. Si può ben dire che si tratta di una doppia iniziativa diplomatica che rilancia l’UE e dà un segnale insieme politico ed economico fondato sulla ricerca di stabilità delle catene di valore e sulla condivisione di partnership e regole, che non possono essere stravolte da iniziative tanto unilaterali quanto eccentriche ed improvvide.

I contenuti dell’Accordo

In attesa di conoscere i dettagli del testo ufficiale, fonti europee, dopo aver ricordato che India e EU“commerciano già beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di  all’anno, sostenendo quasi 800 mila posti di lavoro nell’UE”, prevedono che “l’Accordo raddoppierà le esportazioni di beni dell’UE verso l’India entro il 2032 eliminando o riducendo le tariffe in valore del 96,6% delle esportazioni di beni dell’UE verso l’India.” Sempre secondo l’UE le riduzioni tariffarie complessivamente “consentiranno di risparmiare circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europeia favore delle imprese della meccanica, della farmaceutica, della chimica, dell’agroalimentare- soprattutto vini, olio, cereali trasformati- con una strumentazione dedicata all’assistenza alle PMI per l’accesso all’area di libero scambio. Memore delle polemiche insorte intorno al trattato del Mercosur, questo si concretizza- almeno nei comunicati ufficiali- sulla base della reciprocità delle regole di mercato e del rispetto della severa normativa sulla sicurezza alimentare e igienico sanitaria europea, mentre i prodotti agroalimentari più sensibili (carni bovine e avicole, riso e zucchero) sono esclusi dall’Intesa e una parte separata disciplinerà i prodotti a denominazione protetta e controllata. Importanti potenzialità, considerate le dimensioni del mercato, si aprono per le imprese dei servizi-dalla logistica alle telecomunicazioni, dall’ innovazioni di marchi e brevetti a quelli finanziari e professionali. La digitalizzazione dovrebbe ulteriormente favorire le pratiche commerciali e l’interscambio di servizi e alcuni temi importanti come la protezione dei dati. L’Accordo, che si muove nella cornice dei principi e degli impegni europei, e della recente COP di Belem, del rispetto della sostenibilità ambientale e sociale (prevede anche strumenti di tutela del lavoro e di compensazione per la decarbonizzazione indiana), per la piena operatività dovrà essere sottoposto al Consiglio e al Parlamento Europeo oltre che alla ratifica degli organi statuali indiani. Come nel caso del Mercosur, anche questo con l’India dovrà, dunque, attendere la conclusione di un complesso iter procedurale, anche se, al momento, non sembrerebbero sussistere le contrarietà del mondo agricolo che stanno rallentando quello con i paesi sudamericani.

Il valore strategico dell’Intesa

Nonostante i tempi necessari a garantire le procedure di  ratifica ne rallentino gli effetti, la strategia commerciale europea, che è politica, segna un punto di svolta nelle relazioni transatlantiche stressate, da una parte, dal crescente allontanamento (gli Usa sono usciti da oltre 60 Organismi e Trattati internazionali) dell’attuale amministrazione statunitense dal multilateralismo, vissuto in modo ostile e antagonistico, e, dall’altra, dalla doppia frustrazione per la crisi del primato strategico (da cui le insensate richieste di annessioni di territori nella piena sovranità di paesi peraltro alleati) e delle difficoltà interne, come dimostrano i fatti di Minneapolis, le resistenze nel Congresso intorno alla politica dei dazi e i problemi del dollaro come valuta globale.

La relazione Bruxelles Nuova Delhi appare anche come una linea di diversificazione e per alcuni aspetti di resistenza delle due più grandi democrazie ai colpi inferti all’ordine e alle regole del commercio internazionale; svolta che significa assunzione di una nuova consapevolezza che, di fronte a scenari inediti, può trovare sensibilità anche a Tokio e a Ottawa, oltre che in altre capitali.

Se, dunque, il carattere politico della direzione di Bruxelles verso la diversificazione delle relazioni commerciali, per evitare eccessive dipendenze, traspare in modo sufficientemente chiaro, all’Europa resta molto lavoro da fare sul fronte essenziale dell’approvvigionamento nella filiera energetica, in quella della sicurezza e della difesa: snodi prioritari per la sicurezza strategica.

Dopodiché, l’UE deve fare i conti con sé stessa e con i meccanismi decisionali che restano troppo lunghi. I tempi di ratifica e di messa a terra dei Trattati conclusi evidenziano una volta di più l’incompatibilità delle procedure previste con i tempi attuali e con la necessità di offrire risposte e soluzioni che non possono attendere mesi o anni. Un tema questo che interroga in via principale la politica europea. A Strasburgo- memori della vicenda Groenlandia- l’Assemblea avrebbe dovuto rilanciare, con una forte iniziativa parlamentare, sia pubblica che interna agli organismi unionali, l’urgenza di favorire, nelle forme possibili, processi di maggiore integrazione e reattività. Invece abbiamo assistito alla riduzione dell’Europarlamento a cassa di risonanza delle lobby, come è successo in occasione dell’Accordo Mercosur, rinviato alla Corte di Giustizia. Il risultato è stato quello di procrastinare la ratifica di un Accordo importante, ridimensionandone l’impatto e l’efficacia e minando l’autorevolezza dell’UE nel suo complesso. Una responsabilità politica, in un momento di grandi cambiamenti anche dentro l’Unione, che grava sull’ Eurocamera, scivolata su posizioni retrive rispetto al dibattito in corso sull’avanzamento del federalismo. Una pagina che auspichiamo possa essere presto archiviata, recuperando la storica funzione di motore dell’integrazione.