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Author: Guido Bassi
Bolognese, 70 anni, dal 1978 residente a Roma. Prima segretario nazionale ANIEM-CONFAPI, l’associazione edili di quella confederazione, quindi funzionario di vendita e formatore in campo editoriale. Per la Hachette fino al 1990, per la Treccani (agenzia per il Lazio) dopo. Laureato in giurisprudenza a Bologna. Sposato, due figli. Giovanili trascorsi studenteschi da critico cinematografico.
“Non esiste una battaglia definitiva. È sempre una battaglia dopo l’altra.” (Angela Davis) Una battaglia dopo l’altra. È andata bene, va’. Non capita sempre. Ha vinto un gigante dei nostri tempi, Paul ThomasAnderson, finora trascurato dall’Academy, con un film politico, sarcastico e sentimentale insieme. Cinema totale, di genere e d’autore. Fantastico. “Boogie nights”, “Magnolia”, “Il petroliere”, “Ubriaco d’amore”, “The master”, “Vizio di forma”, “Il filo nascosto”, “Licoricepizza”: un ventaglio di film che vanno dal “bello” al “bellissimo” al “capolavoro”. Finora agli Oscar ne avevano goduto solo Daniel Day Lewis, protagonista e Robert Elswit, direttore della fotografia (entrambi per “Il petroliere”),…
GODARD, 2022. Aveva rischiato di essere il primo; alla fine è stato l’ultimo. Solitario y final, ma non triste e neanche solitario: rimane Anne Marie. Tre mogli: Anna (Karina), Anne (Wiazemski), Anne Marie (Miéville): un nome nel cuore. “Non sono malato, sono stufo”, ha detto, e a novantadue anni – li avrebbe compiuti due mesi dopo – ci può stare per chiunque. Per lui di più. Si è fatto assistere nel trapasso e ha chiuso la porta di una vita e di un’epoca che nel suo nome era nata, più di sessant’anni prima. L’avevano “rimasto solo, quei quattro cornuti”. Se…
Due film, in circolazione in questi giorni, tratti da storie vere, le raccontano in modi molto diversi. Sono “La Gioia”, di Nicolangelo Gelormini, e “Il filo del ricatto” (“Dead man’s wire”) di Gus Van Sant. UNO. Gloria e Fortuna. Molte volte sono gli artisti a giocare con i nomi dei loro personaggi, scegliendoli in forte attrito con la sorte a loro destinata. Anni fa furono SergioCastellitto e Margareth Mazzantini (regista e sceneggiatrice) a chiamare “Fortunata” una loro protagonista che davvero non lo era. Espediente antichissimo nel teatro comico, dal Felice Sciosciammocca di Scarpetta in qua; meno in quello drammatico. Altre…
Zalone, Sorrentino e le famiglie mutilate di Jarmush: si parla italiano
Ci vuole una foto come questa, in cui un collaboratore di Sorrentino che assomiglia a Checco Zalone può dare l’impressione di un raro scatto sul set di uno dei due, per vedere insieme i due re dell’odierno cinema italiano di successo: più aristocratico il primo, popolarissimo il secondo. E solo un americano di origine europea – ceca e tedesca – come Jim Jarmusch può tributare al nostro cinema un affetto come quello che attraversa “Father mother sisterbrother”, Leone d’oro all’ultima mostra veneziana. Si parla italiano, più di quanto non succeda di solito, oggi al cinema. Per quanto mi riguarda il…
Agosto 1995. A dodici anni da “Tutto Benigni”, il film di Giuseppe Bertolucci sui suoi primi spettacoli di piazza, Roberto Benigni torna in scena per una tournée nei teatri tenda. Stesso titolo del film, “Tutto Benigni”, durerà un anno, fino alla prima vittoria di Prodi, al cui sostegno era espressamente destinata. Sostanzialmente fa ancora tutto da solo, ma ad accompagnarlo, lasciato il caro mentore degli straordinari esordi teatrali (“Cioni Mario di Gaspare fu Giulia”) e cinematografici (“Berlinguer ti voglio bene”), c’è ora Vincenzo Cerami. Sarà la sua anima letteraria, lo sceneggiatore di tutti i suoi film, da “Tu mi turbi”…
Cuoricini. I nostri amori invecchiano. I social sono un fiorire di auguri, abbracci e cuoricini per gli ottant’anni di qualcuno. I suoi novanta. Di memoriali per i cento. Di necrologi, . Più che vecchi non si diventa, diceva mio padre (che lo è diventato, 96). Peter Bogdanovich, celebrando John Ford, scrive: “sapeva seppellire i morti”. Oggi è un esercizio in cui in tanti ci cimentiamo, chi più chi meno, con minore successo. Pochi o nessuno come Woody Allen, che in morte dell’amica di una vita ci ha regalato questa meraviglia: “Diversamente da chiunque abbia mai vissuto su questo pianeta o…
“La voce di Hind Rajab”, la spilla e il piccolo Superman di Gaza
La spilla Il 26 settembre, all’assemblea delle Nazioni Unite, Benjamin Netanyahu portava sulla giacca una spilla con sopra un QR- code. Inquadrandolo con i telefonini era possibile visionare le immagini del pogrom del 7 ottobre, filmate dagli stessi assalitori di Hamas. Era il suo “perché combattiamo”. Tre settimane prima, dagli schermi della Mostra del Cinema al Lido di Venezia, una regista tunisina, a nome dell’umanità non belligerante, aveva gridato il suo “perché non combattiamo”. Questa cineasta ha un nome difficile da memorizzare, per chi come noi non conosce l’ortofonia araba. Ma è bello provarci: si chiama Kawthar ibn Haniyya (oppure…
Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore
Estate 1975. Per la musica è l’estate di “Rimmel” (ne parla Daniele Poto nella sua rubrica), di “I wish You Where Here” dei Pink Floyd (ne parlano tutti), l’estate di tante altre cose, grandi e piccole. Per me, per Bologna e per il suo mondo piccolo, è l’estate di una strana baruffa giornalistica che, non ci crederete, coinvolse la città intera, anche se oggi nessuno la ricorda più. Ma la memoria è buffa, la vita ancora di più. La morte, che non è buffa, spesso si incarica di riportare alla mente ciò che il tempo sembrava avere cancellato, insensibile a…
La diva e il cantautore. la storia di Marina Vlady e Vladimir Vysotsky.
di Guido Bassi Lei A 57 anni, quando ne ha avuto abbastanza di fare l’attrice, era già arrivata a ottanta film. Possibile? Sì, quando una a vent’anni (aveva iniziato a undici) ne ha già girati venticinque, di cui la metà da protagonista, fra cui tre del marito, Robert Hossein, sposato tre anni prima, diciassettenne. Sarebbe tornata sui suoi passi una sola volta, quattordici anni dopo, per “Quelques jours de répit” (2009), del berbero algerino Amor Hakkar, inedito in Italia. Ha ottantasette anni Marina Vlady, classe 1938 (10 maggio, Toro), nata Marine Catherine Poljakova a Clichy, Parigi, da due russi…
“Cinema ritrovato”. Cary, Spencer, Kate e la storia segreta di Hollywood.
PARIGI ERA UNA DONNA Era il 1935 quando Mario Soldati, firmandosi Franco Pallavera (non si sa mai), scriveva “24 ore in uno studio cinematografico”, frutto dei tre anni di apprendistato alla Cines come aiuto regista e sceneggiatore di Mario Camerini. Raccontando la giornata di riprese di una diva immaginaria, ispirata a diverse dive del tempo fra cui Greta Garbo, il giovane scrittore ironizzava sul contrasto fra la dismisura e la pervasività di quel mito fra gli uomini e l’asserito disinteresse per il sesso maschile della Divina, assorbita da un’attrazione molto maggiore per le donne. Garbo, non ancora trentenne, era al…

