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Autore: Guido Bassi
Bolognese, 70 anni, dal 1978 residente a Roma. Prima segretario nazionale ANIEM-CONFAPI, l’associazione edili di quella confederazione, quindi funzionario di vendita e formatore in campo editoriale. Per la Hachette fino al 1990, per la Treccani (agenzia per il Lazio) dopo. Laureato in giurisprudenza a Bologna. Sposato, due figli. Giovanili trascorsi studenteschi da critico cinematografico.
di Guido Bassi Lei A 57 anni, quando ne ha avuto abbastanza di fare l’attrice, era già arrivata a ottanta film. Possibile? Sì, quando una a vent’anni (aveva iniziato a undici) ne ha già girati venticinque, di cui la metà da protagonista, fra cui tre del marito, Robert Hossein, sposato tre anni prima, diciassettenne. Sarebbe tornata sui suoi passi una sola volta, quattordici anni dopo, per “Quelques jours de répit” (2009), del berbero algerino Amor Hakkar, inedito in Italia. Ha ottantasette anni Marina Vlady, classe 1938 (10 maggio, Toro), nata Marine Catherine Poljakova a Clichy, Parigi, da due russi…
PARIGI ERA UNA DONNA Era il 1935 quando Mario Soldati, firmandosi Franco Pallavera (non si sa mai), scriveva “24 ore in uno studio cinematografico”, frutto dei tre anni di apprendistato alla Cines come aiuto regista e sceneggiatore di Mario Camerini. Raccontando la giornata di riprese di una diva immaginaria, ispirata a diverse dive del tempo fra cui Greta Garbo, il giovane scrittore ironizzava sul contrasto fra la dismisura e la pervasività di quel mito fra gli uomini e l’asserito disinteresse per il sesso maschile della Divina, assorbita da un’attrazione molto maggiore per le donne. Garbo, non ancora trentenne, era al…
Roma. Da New York a Campagnano. Si chiama Bruce Silverglade l’animatore e proprietario del tempio newyorkese della boxe, quella “Gleason’s Gym” che ha formato 134 campioni del mondo di pugilato, fra i quali Mohammed Alì e Jake La Motta (ragion per cui Scorsese andò proprio lì a girare “Toro scatenato”). Da otto anni la Gleason’s ha aperto a Campagnano una sede italiana, in gemellaggio con un’importante palestra locale (“Campagnano Boxing Team”). Un’altra ne avrebbe aperta a fine 2022 a Casalpalocco, fra Roma e Ostia. Esiliata dalle televisioni, snobbata dalla stampa sportiva (come tutto ciò che non è calcio), coltivata solo dal…
“Creato dall’attore Paolo Villaggio, che gli ha prestato la sua mimica gommosa, il “rag. Fantozzi Ugo” si è imposto immediatamente come il protagonista (al negativo) di un’Italia maldestra e ingorda, servile e ipocrita, disposta a tutto pur di non dispiacere ai propri superiori e disperatamente incapace di godere di quei simboli del benessere che insegue con altrettanto disperata determinazione.” (Paolo Mereghetti). Per un felice cinquantennio. Il 14 marzo 1975 a Roma, cinema Barberini, alla presenza del regista e degli interpreti, veniva proiettato in prima nazionale “Fantozzi”, di Luciano Salce. Prendeva ufficialmente vita sugli schermi la creatura di Paolo Villaggio (sia…
Invito al viaggio. È inutile. La morte di Nino Benvenuti (1938 – 2025) consegna anche a chi da una vita ha perso ogni contatto con la boxe il capo di un filo e una gran voglia di tirarlo, sollecitando la memoria fra parole e foto. Il risultato può essere una cosa come questa, un viaggio nel tempo. È un gatto dispettoso, la memoria. Un gatto con il suo gomitolo. Darwin e Gould. “Anch’io ho amato la boxe, da ragazzo. Seguii la radiocronaca, dal Madison Square Garden di New York, di Paolo Valenti, nel 1967, in piena notte, con la radio…
L’elezione del nuovo Papa ha rilanciato la programmazione in sala di “Conclave”, di Edward Berger, a cinque mesi dalla sua uscita natalizia. Caricato parallelamente su Sky, raggiunge ora sulle piattaforme i due che negli anni scorsi avevano messo in scena l’elezione di un Pontefice: “Habemus Papam” (2011, Amazon Prime e altre), di Nanni Moretti, e “I due Papi” (2019, Netflix), del brasiliano Fernando Meirelles (2019). Tre film molto diversi: più coinvolgente il terzo, più linguisticamente originale il secondo, più mainstream il primo (chiaramente privilegiato dagli incassi). Tre film. Fuga a teatro. In “Conclave” un tormentato Decano del Collegio Cardinalizio (Ralph…
Amichemai. Torna al cinema Maurizio Nichetti, 23 anni dopo il suo film più brutto (“Honolulu Baby”), e questa volta non sbaglia, anzi sbaraglia. “Amichemai” è qualcosa di più di un bel film, maltrattato da una distribuzione che tratta male gli amici più convinti e cordiali del grande schermo. Tanto convinti da rimemorare, a cinquant’anni dal suo trionfo agli Oscar, uno dei film più belli di sempre sul cinema-cinema. “Amichemai” è un personalissimo omaggio a “Effetto notte”, che tiene conto del tempo passato e lo traduce in divertita consapevolezza: due effervescenti “content creators” al seguito della troupe, sempre fra i piedi,…
Venticinque anni dalla morte di Craxi. Esce un novo libro (di Cazzullo), si ripubblicano i precedenti, si allestiscono le vetrine delle librerie. Torna anche in TV “Hammamet” (ma era già prima su Rai Play) il film di Gianni Amelio (recente ottantenne, auguri) che fu un successo cinque anni fa. Rivediamolo attraverso appunti di allora sui personaggi principali. Concludendo con lui, Pierfrancesco Favino. La famiglia La moglie. Anna è l’unica che mantiene il proprio nome anche nel film, dove i personaggi conosciuti non sono indicati per nome ma per ruolo (“Il Presidente”, “la figlia”, “il figlio”, “la nuora”, ecc.) e quando…
“Ultimi dispacci di vita palestinese in Israele”. Sayed Kashua, un Guareschi arabo a Tel Aviv
Guareski a Tel Aviv Novembre 2023. Il mondo è ancora sgomento per il 7 ottobre israeliano quando esce in Italia la riedizione di un libro di sei anni prima: “Ultimi dispacci di vita palestinese in Israele” di Sayed Kashua. Pura combinazione, ovvio. Non sembra neanche il momento migliore per un libro con quel titolo. O forse sì, anche se non è quello che uno si aspetterebbe. Allegro e dolente, “Ultimi dispacci…” è una sorta di “Corrierino delle famiglie” guareschiano. Uno “Zibaldino” arabo-israeliano, che dice col sorriso cose molto importanti. A editarlo è la vicentina (oggi milanese) Neri Pozza, che della…
Novanta secondi. “C’è sempre un tempo in cui i popoli smarriti han perso le idee semplici, la sapiente brutalità degli uomini forti. In noi trovano lo sfogo dei loro rancori, l’evasione dal senso mortificante della propria impotenza, la speranza, come per miracolo, di capovolgere il loro insoddisfacente destino. Bastano le parole giuste, semplici, dirette, il tono giusto. E allora ci amate, ci venerate. Mi avete amato follemente per vent’anni, mi avete adorato e temuto come una divinità. E poi mi avete odiato, follemente odiato perché mi amavate ancora. Mi avete ridicolizzato, scempiato i miei resti perché di quel folle amore…

