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Autore: Guido Bassi
Bolognese, 70 anni, dal 1978 residente a Roma. Prima segretario nazionale ANIEM-CONFAPI, l’associazione edili di quella confederazione, quindi funzionario di vendita e formatore in campo editoriale. Per la Hachette fino al 1990, per la Treccani (agenzia per il Lazio) dopo. Laureato in giurisprudenza a Bologna. Sposato, due figli. Giovanili trascorsi studenteschi da critico cinematografico.
Il 2024 ha visto scomparire dall’agenda del cinema il tema delle guerre ai confini dell’Europa. Segno forse che il mondo non crede davvero al rischio di una terza guerra mondiale (quella nucleare, non quella “a pezzi” in corso da settant’anni). Segno, in particolare, che il cinema ha smesso di guardare fuori dalla finestra, ha perso la parola. E quando il cinema perde la parola sul qui e ora, si rifugia nelle metafore, che sono sempre un gran sollievo. E nel parlar d’altro. Abbiamo visto film ucraini molto belli, prevalentemente diretti da donne, nel primo anno di guerra; non sono mai…
Maschere nude, Pirandello fra Europa e America. Storia di un soggetto cinematografico
Anni affollati. L’anno che sta per cominciare, con Agrigento capitale della cultura, conclude un quinquennio affollato di anniversari pirandelliani: centoventi anni dalla pubblicazione di “Il fu Mattia Pascal” (1904); cento dalla sua prima riduzione cinematografica (Marcel L’Herbier, 1925), la prima di un testo pirandelliano; cento dalla prima dei “Sei personaggi in cerca d’autore” (1921); cento dalla pubblicazione di “Si gira…” (poi ribattezzato “Quaderni di Serafino Gubbio Operatore”, !919-24) novanta dall’assegnazione del Nobel (1934). Al cinema aveva cominciato Sergio Rubini (2021), con “I fratelli De Filippo”, rievocando quella battaglia al “Valle” per la prima dei “Sei personaggi”, con Eduardo infervorato sostenitore…
“Paris c’est une idée” (L. Ferré) A Parigi il monegasco Léo Ferré era arrivato nel ’34, a 18 anni, per laurearsi alla Sorbona. Tornato a Montecarlo, dove il padre dirigeva il personale del Casino, pochi mesi prima dell’invasione tedesca, l’avrebbe ritrovata dopo la guerra, vissuta e cantata per più di vent’anni (“Paris canaille”, “Quartier latin”, ecc.) e salutata nel ’69 con l’ultimo leggendario concerto a Bobino. Poi, con la terza moglie e i quattro figli, il ritorno in Italia, paese della madre e delle memorie liceali ad Albenga, dove sarebbe morto, a Castellina in Chianti, nel ’93. Forse bisognerebbe viverle…
Il ruolo delle donne nel cinema, specialmente in ambito familiare, si concentra spesso sulla figura della figlia, mentre la madre viene trascurata o addirittura dipinta in modo negativo. Questo emerge in diversi film delle “Giornate del Cinema Muto” di Pordenone, dove padri vedovi si sacrificano per il bene delle figlie, mentre le madri appaiono spesso colpevoli o irrilevanti. Questo trend si riflette anche in altri festival cinematografici, dove la presenza femminile nei ruoli di leadership è ancora limitata. Le “Giornate” di Pordenone, festival internazionale dedicato al cinema muto, rappresentano un’occasione unica per riscoprire capolavori dimenticati, accompagnati da musica dal vivo, creando un evento esclusivo e irripetibile. Tuttavia, la mancanza di diffusione e accesso a questi film fuori dal contesto festivaliero solleva la questione di come conservare e promuovere queste opere d’arte in un’epoca di digitalizzazione e sovrabbondanza di contenuti cinematografici.
Cinema d’estate. Trent’anni da “Caro diario”. È cambiato un mondo, ma sembra ieri. Fra tante cose più importanti è cambiata l’estate dei cinema. “A Roma d’estate i cinema sono tutti chiusi, oppure ci sono film come ‘Sesso, amore e pastorizia’, ‘Desideri bestiali’, ‘Biancaneve e i sette negri”. Oppure qualche film horror come ‘Henry’. O qualche film italiano”. La scritta “chiuso per ferie” riguarda ormai una minoranza delle sale, anche per merito di esercenti come Moretti che nel suo Sacher allestisce un’ottima e frequentatissima stagione estiva. L’estate può essere addirittura, in tutta Europa, stagione di blockbuster (l’anno scorso “Barbie” e “Oppenheimer”, quest’anno…
È morta Gena Rowlands e noi siamo più poveri. Da tempo l’avevamo persa di vista, ben prima che la malattia di Alzheimer la cogliesse, ormai quasi novantenne, rubandole gli ultimi anni. Dal 1989, ormai vedova, lavorava quasi esclusivamente per i due figli registi: Nick, in particolare, e Zoe (un solo titolo, “Broken English”, inedito da noi). Qualche eccezione, quasi in via amicale, per Terence Davies, Lalle Hallström, Jim Jarmush (il primo episodio di “Taxisti di notte”; in un altro c’era anche Benigni), Forest Whitaker. Ma quei trentacinque anni di cinema e di vita con John Cassavetes avrebbero riempito qualunque esistenza,…
UNA CRISI ALL’ITALIANA. La situazione creatasi in Francia dopo l’ultimo ballottaggio delle elezioni per l’Assemblea Nazionale, inconsueta per i francesi della V Repubblica, lo è molto meno per l’osservatore italiano, che vi riconosce stalli per noi quasi abituali. Da più di trent’anni la politica francese presenta un’anomalia sconosciuta, fino a poco tempo fa, agli altri grandi paesi europei: l’ampia fortuna popolare di un partito - mai sotto il 15%, e oggi oltre il 30 – di chiara ispirazione fascista. Fondato da Jean Marie Le Pen, quel “Front National” non preoccupava la società francese perché politicamente sterilizzato dal sistema elettorale e…
La pagina politica di TUTTI dà conto con diversi contributi, del dibattito intorno al risultato delle elezioni francesi e inglesi. Per chi voglia capire, delle prime, i sentimenti che hanno smosso segnalo qui un grande film, uscito in Italia a metà di aprile, sei mesi dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma. Troppo recente per essere disponibile nelle modalità streaming o DVD, può essere ormai recuperato, fino a settembre, solo nelle rassegne estive. Chi può lo faccia. Ne uscirà incantato e commosso. Si chiama “E la festa continua” e l’autore è un marsigliese di origine armena: Robert Guédiguian.…
“…e di un cinema di periferia che ne sai?” Ricordo sia la prima che l’ultima volta. La prima (1966 o giù di lì) con una sottile angoscia. Eravamo appena andati ad abitare nei pressi e non ero ancora pratico delle strade. Una domenica d’autunno all’uscita da non ricordo quale film mi ritrovai immerso nella nebbia, come il nonno di “Amarcord”, a pochi minuti da casa ma in un quartiere ancora ignoto. Sbagliai strada, poi la ritrovai, ma non c’era “google map” e non fu una sensazione piacevole. Molto migliore il ricordo dell’ultima, legato a “Un sacco bello”, lo straordinario esordio…
Il quarantottenne catalano Albert Serra non era particolarmente conosciuto nove anni fa, quando realizzò “La mort de Louis XIV”. Anzi, a dirla tutta, non se lo filava nessuno, almeno fuori dalla Spagna. Poi, l’anno scorso, ha diretto “Pacifiction”, che lo ha proiettato, giustamente, fra i registi di culto, ancorché di nicchia. Oggi si ripescano, con parsimonia, i pochi film precedenti ma non questo. Cosa abbastanza strana e comunque ingiustificata, se non altro in quanto ultima, monumentale interpretazione da protagonista di Jean Pierre Léaud, la cui ultima (almeno finora) apparizione sugli schermi risale a cinque anni fa: un delizioso cameo in…

