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Author: Guido Bassi
Bolognese, 70 anni, dal 1978 residente a Roma. Prima segretario nazionale ANIEM-CONFAPI, l’associazione edili di quella confederazione, quindi funzionario di vendita e formatore in campo editoriale. Per la Hachette fino al 1990, per la Treccani (agenzia per il Lazio) dopo. Laureato in giurisprudenza a Bologna. Sposato, due figli. Giovanili trascorsi studenteschi da critico cinematografico.
“Che cos’è un mito oggi? Darò subito una risposta molto semplice, che si accorda perfettamente con l’etimologia. Il mito è una parola”. Roland Barthes. “Mythologies” (“Miti d’oggi”), di Roland Barthes, è uno dei testi fondamentali del secondo novecento. “Miti d’oggi” è la raccolta di una serie di articoli scritti fra il 1954 e il 1956, accompagnata da un saggio finale che inizia con le parole che trovate sopra. E prosegue così: “Naturalmente non è qualsiasi parola: al linguaggio occorrono particolari condizioni per diventare mito; e lo vedremo subito. Ma va stabilito energicamente sin da principio che il mito è un…
UNA MOSTRA “Bologna, Stato della Chiesa, 1858: la sera del 23 giugno i gendarmi pontifici, su ordine dell’Inquisitore del Sant’Uffizio, bussano alla porta dei Mortara, una famiglia di commercianti ebrei che abita in via delle Lame. Sono venuti per portare via uno dei figli, Edgardo, di sei anni, che sembra essere stato battezzato in segreto, tempo prima, dalla domestica cristiana. Il bambino, per volere di papa Pio IX, viene portato a Roma per essere educato cristianamente e non sarà mai più restituito alla sua famiglia.” Fra le tante prelibatezze di questa come di ogni edizione, i visitatori del “Festival del…
Arriva l’estate e si moltiplicano le iniziative. A Bologna inizia come ogni anno il Festival del Cinema Ritrovato, apertura anticipata dalla mostra “Il ratto del fanciullo” sui temi dell’ultimo film di Marco Bellocchio (ne parlo nell’altro articolo). Per il secondo anno Roma e Parigi si guardano in due manifestazioni speculari e contemporanee: “DOLCEVITA SUR SEINE” e NOUVELLE VAGUE SUL TEVERE” fra l’8 e il 12 luglio. Sulle Rive della Senna a Parigi; sull’Isola Tiberina a Roma. Due manifestazioni che saranno molto più estese: comprenderanno esposizioni al chiuso e all’aperto con retrospettive che impegneranno a Roma anche la Casa del Cinema…
A parlarcene per primo era stato un amico, Pierluigi Battista, in una Pasqua in montagna di quasi cinquant’anni fa. In quella località della Val di Fiemme frequentata fin da ragazzi Pigi, che conosceva più di uno dei suoi interpreti, ci parlava di un piccolo film che da settimane teneva banco al Filmstudio, il cineclub più famoso d’Italia, facendo sogghignare un’intera generazione. Anche Moravia, frequentatore assiduo di quelle due salette fra Regina Coeli e le Mantellate, lo aveva recensito sull’Espresso. Via Orti d’Alibert usciva dalle poesie di Pasolini per entrare nelle cronache cinematografiche (le avrebbe aggiunto un insolito rilievo televisivo la…
La storia. Il 20 novembre 1954, “Le Figaro Littéraire” pubblica la prima delle due puntate di un racconto: “Un condannato a morte è fuggito”, di André Devigny; sette giorni dopo, la seconda. L’autore è un alto funzionario dei servizi di intelligence francesi in Algeria, dodici anni prima membro del “maquis” (la resistenza francese) a Lione, col nome di “Valentin” (gruppo Gilbert – Network: ufficiali disertori passati alla lotta clandestina). Informatore dei servizi inglesi, impegnato nel supporto alla fuga in Svizzera dei rifugiati e nel sabotaggio di infrastrutture logistiche e militari tedesche, era stato arrestato nell’aprile del ’43 con altri compagni,…
Siamo nati al cinema quando in sala si entrava a qualunque ora. I tamburini sui giornali dicevano: “Apertura ore 15. Ultimo spettacolo 22,30”. Tutto qui. Potevi entrare in qualunque momento, vedere quel che mancava alla fine, poi quel che avevi perso. O rivedere tutto. Potevi entrare alle 15 e uscire a mezzanotte. Il cinema era il ventre della balena, in cui Geppetto, non avendo niente da limare, smazzare o su cui piantar chiodi, stava al tavolino con la candela nella bottiglia, come nelle illustrazioni di Chiostri o Mazzanti, a scrivere lettere a Pinocchio, molto prima dello Zecchino d’Oro. Non era…
Tempo di scrutini e pagelle. Alice a scuola fra la Roma multietnica e la Sicilia “babba”
Il maestro è nell’anima. Vasta è la letteratura, in senso proprio e cinematografica su maestri e scolari. Per l’Italia si parte dal “vecchio libro ‘Cuore”” (Giorgio Gaber), quello che Carlo Ossola metteva, giustamente, fra i 15 libri “che hanno fatto gli italiani”, con “Pinocchio”, “Le tigri di Mompracem” e l’Artusi. Bella e famosa la riduzione televisiva di Luigi Comencini (maestro Johnny Dorelli, maestrina dalla penna rossa Giuliana De Sio), citata oggi soprattutto per la presenza, nei panni del borghesuccio Bottini, del piccolo Carlo Calenda, nipote del regista. Ottimo fra i libri “Ricordi di scuola” di Giovanni Mosca e fra i…
Per fortuna che c’è il Riccardo (Milani). “Grazie ragazzi”, con Antonio Albanese
“Quando lo vedemmo in carcere per la prima volta Godot suscitò in noi detenuti un entusiasmo travolgente. In fondo è un testo sulla condizione umana, sulla persona. La nostra reazione di allora fu naturalmente la più ovvia. Eravamo dei reclusi dallo Stato californiano. La nostra vita consisteva nell’ aspettare la fine della pena, aspettare le visite dei parenti, aspettare il rancio o semplicemente aspettare dietro le sbarre. L’impatto con questo testo, insomma, fu notevole.” Rick Chuchey 19 novembre 1957. Da due secoli è il monumento in ferro e pietra di quella concezione “retributiva” della pena (“hai fatto soffrire qualcuno, devi…
Lo avevo conosciuto a Bologna nel 1972, proprio nei giorni (ma ancora non lo sapevo) in cui nasceva TUTTI. Adelio Ferrero, che allora teneva un corso di cinema al DAMS, lo aveva invitato per un seminario di tre giorni, con proiezioni al S. Martino di via Oberdan. In quei pomeriggi, a un pubblico di studenti e interessati a vario titolo, presentò tre film: “Gli occhi non vogliono chiudersi in ogni tempo”, da “Othon”, dramma seicentesco di Pierre Corneille; “Lezioni di storia” (da “Gli affari del signor Gulio Cesare”, di Bertolt Brecht) e un corto di 15 minuti in cui due…
Pensieri sulla guerra. Steinbeck in Vietnam e Brassens sulla Marna
Viene sempre il momento di fare i conti, e in guerra i conti sono sempre tristi. Per me tutte le guerre sono cattive. Non esistono buone guerre e non credo che esista un soldato pronto a darmi torto (J. Steinbeck.) Un articolo sulla guerra in Ucraina scritto una settimana prima della pubblicazione ha un’alta probabilità, nel momento in cui viene letto, di essere superato dagli eventi. Meglio rimanere ai fondamentali: la guerra oggi, dopo (e al posto di) quelle mondiali. Che rimarranno due, ancora per molto tempo. La più lunga, sporca, sanguinosa e coinvolgente di queste guerre è quella che…

