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ULTIMI ARTICOLI
Autore: Daniele Poto
Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.
L’esibizione dell’Euro festival forse segna un punto di non ritorno nel mondo della musica e ci dimostra quanto questa sia cambiata nella sua fruizione. Globalizzazione anche in questo campo. Dove non conta più il combinato disposto testo/musica ma quanto ruota intorno. Curiosamente i Paesi che hanno convalidato questa nuova tendenza sono Bulgaria e Romania, rispettivamente prima e terzo classificata, con secondo incomodo Israele a forza di voti comprati da una lobby specifici tesa a corroborare il soft power nella nazione protagonista del genocidio. La musica è cambiata, la musica è finita? Quello che più conta non è più la struttura…
Cos’è uno statista? Non un profeta in grado di leggere nelle stelle ma un politico che non si preoccupa solo del presente ma indirizza e pianifica il futuro con una azione coerente. E allora perché, nel deserto stagnante della politica italiana, non riservare questa definizione per Antonio Tajani, vice premier del Governo Italiano e Ministro degli Esteri, primo politico occidentale a teorizzare quello che è ormai sotto gli occhi di tutti: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Nessuno si era spinto fino a questo grado di spregiudicatezza: né Trump, ne Putin, né Netanyahu. Forse lo hanno pensato…
L’Europa, che non viveva conflitti degni di questo nome da ottanta anni, è entrata nel regime della guerra permanente. Un mondo in cui i Ministeri della Difesa sono diventati Gabinetti di guerra e, concretamente, Ministeri dell’offesa. Una trasformazione che conviene ai Pil dei singoli Stati partecipanti ma che segna la caduta politica dei leader Starmer, Macron, Merz, Meloni che su questa filosofia hanno ispirato tutte le mosse di Trump (dazi, aumento delle spese militari al 5%, riarmo pro Ucraina) salvo parzialmente distaccarsene quando il cerino ormai irreversibilmente sta bruciando, condannandoli all’obsolescenza. Il risultato è che la guerra (o operazione speciale)…
Si pensava che con Landini il più grande e forte sindacato italiano uscisse dalla rigidità un po’ immobile delle ultime gestioni e andasse incontro in tutti i sensi alla modernità e a un’ansia di rinnovamento che pervade un po’ tutto il Paese. Landini invece somiglia a Camusso, colpa del potere? I segnali non sono incoraggianti. Ci riferiamo in particolare al Concertone del 1° maggio di Piazza San Giovanni che nel corso degli anni è diventata la stanca cover di sé stessa, di quello che fu il brillante regalo ai lavoratori nel giorno della loro storica festa. Anzitutto l’impressione è che…
I miliardi non spesi per il PNRR (72 al momento) su un monte capitale di 209 (sempre grati a Conte) possono anche essere un boomerang con l’urgenza di doverli sperperare per obiettivi minimali che non sono quelli prioritari del Paese, ovviamente sanità, scuola, ricerca. Se poi questa direzione strategica s’incontra con quel quid di demagogia buonista che non è di destra né di sinistra ma appartiene alla politica politicante, fatta di finto attivismo e di strizzatine d’occhio alle minoranze, il patatrac è dietro l’angolo. Ci riferiamo con grande gusto per la provocazione, al pullulare delle piste ciclabili a Roma su…
Piccola guida per uscire dal disastro: l’esclusione dai Mondiali, uno psicodramma nazionale
Esercizi di retorica nazionale per l’eliminazione dell’Italia ai mondiali di calcio. I boomers si commuovono perché la new generation non potrà vedere i propri beniamini in lizza con ben 48 nazioni nella versione più allargata di sempre del massimo evento calcistico. Si raccoglie quello che si è seminato: cioè pochissimo. Ma vale la pena di ricordare che dopo il mondiale vinto nel 2006 nelle successive due edizioni l’Italia si incagliò contro Slovacchia, Nuova Zelanda, Costarica e Uruguay, cioè non proprio la sopraffina crema del football internazionale. Dunque, forse ci siamo risparmiati una brutta figura bis. Consoliamoci con questo ritaglio di…
Un’asimmetria evidente ispira il diverso stigma internazionale che reitera la messa al bando di alcuni dei Paesi che contribuiscono alle 59 guerre attuali del mondo globalizzato. Il politicamente corretto asseconda questa schizofrenia ma anche una spiccata ipocrisia filoatlantica. Due pesi e tre o quattro misure. Come è possibile confrontare l’intangibile partecipazione degli sportivi israeliani a tutte le maggiori manifestazioni/evento dello sport mondiale se paragonata alla severa messa al bando del movimento russo? Nel basket si è permesso alle squadre di Tel Aviv (Maccabi e Hapoel) di andare a giocare nell’Europa dell’Est pur di garantirle la partecipazione al principale evento di…
L’Italia è una repubblica televisiva fondata sui quiz. Ma non quelli che nella fase costruttiva del tentativo di educare e alfabetizzare gli italiani contavano su programmi come Lascia e raddoppia e Non è mai troppo tardi. Nel quizzesco primo caso l’erudizione era al centro della scena, Il pubblico da casa (spesso affollato in spazi collettivi per la fruizione dello schermo televisivo, tutto è partito nel 1954) rimaneva con la bocca aperta di fronte alle mirabolanti risposte fornite da Longari o di Marianini, esempi preclari di assoluti signori della materia prescelta. Oggi il quiz secolarizzato è tutt’altra cosa. Spesso copiato da…
L’Amerikano, il titolo del film di Costa Gavras, rigorosamente con la K ben si attaglia al tenore di questo articolo. Che vuole dimostrare come siamo diventati tutti Amerikani. Come un’infernale macchina mediatica ci ha progressivamente stritolato portandoci ad adottare usi, costumi e filosofia, abitudini e vizi, dei “liberatori” nella seconda guerra mondiale. Sarà un elenco pignolo ma non pedissequo che dimostra come resistenza e resilienza non siano serviti per scongiurare questa invasione. La penetrazione culturale e sociale fa capire anche come la macchina demagogica di propaganda e consenso influenzi massicciamente anche gli orientamenti politici degli italiani. Quelli che votano Meloni…
Aveva forse ragione Berlusconi? “L’Italia è un paese ricco e pieno di benessere. Guardate i ristoranti: sono sempre pieni!”. Tanti anni dopo quella frase (profetica?) il fenomeno si è acuito. La socialità viene spesa davanti al rito dell’apericena con l’orrido spritz (ho fatto stampare una maglietta con la scritta “Odio lo spritz”) e per i ristoranti, perlomeno a Roma, bisogna prenotare anche nei giorni feriali per non rischiare di mettersi in lista d’attesa. Anche se la nazione trascina sei milioni di poveri nel gorgo del difficile soddisfacimento dei bisogni primari, il ristorante è l’isola di salvezza che risolve le frustrazioni,…

