Il merito sportivo sembrerebbe un valore imprescindibile nello sport. Vittorie e sconfitte, promozioni e retrocessioni in un gioco delle parti dove quasi sempre vince il migliore (a parte il calcio). Ma il basket italiano, la pecora nera degli sport d’avanguardia (mai una medaglia vinta dal settore maschile negli ultimi venti anni in Europa e nel mondo) sta rovesciando questo valore consolidato, creando un cartello di addetti ai lavori e tifosi, che contesteranno la prossima stagione sportiva.
Cos’è avvenuto? Di punto in bianco alcune franchigie di serie A come Cremona, Brescia e Trieste, hanno deciso di capitalizzare vendendo i diritti di partecipazione al campionato maggiore. Ora è capitato ed è quasi prassi che un club di categoria inferiore sia stato paracaduto in promozione pagando il diritto della società uscente. Ma qui il caso è più grave e rovinoso perché speculatori americani, legati a fondi speculativi e alla ricca NBA, ricreano società da zero insediando le squadre dove più fa comodo per il business. Così Roma si ritrova con due club in serie A che non hanno né presidente, né allenatore, né merito,né tradizione, né storia, né radici, né roster, al massimo un solo giocatore (Mannion).
La colpa è di tutti. Le piazze di Brescia e Cremona dovrebbero spiegare al proprio ambiente perché dopo aver lottato per lo scudetto di punto in bianco hanno deciso di abdicare in cambio di una barcata di milioni. Amore per lo sport? Ma c’è chi tutto questo lo permette che ha colpe decisamente più gravi. Ci riferiamo alla Federbasket, alla Lega, al Coni, al Ministero dello Sport. Questo non è più sport ma colonizzazione, invasione coattiva di capitali, resa senza condizioni al capitale. Così fa un certo affetto vedere la foto collettiva con il presidente federale Petrucci che benedice questo sbarco abbracciato a Doncic, il grande giocatore sloveno, ambasciatore (non si quanto consapevole) di questa operazione con padrino il sindaco di Roma Gualtieri.
Ma del resto cosa aspettarci dall’inossidabile reggente di una federazione che da venti anni fa passi indietro, scavalcata nella popolarità da tennis e pallavolo, ridotta al rango di decima nazionale europea, rappresentante di club (Armani Milano e Bologna) regolarmente maltrattati in Europa, fallimentare persino nell’adozione di presunti rinforzi oriundi come Banchero e Divincenzo che, dopo aver ottenuto il passaporto, con firma purtroppo complice del presidente Mattarella,si sono eclissati e non hanno mai debuttato in maglia azzurra?
Il bizzarro caso dello sbarco di Roma è reso ancora più conflittuale da un particolare non trascurabile: Roma ha già una squadra che ha tentato invano la promozione nel secondo campionato nazionale e che ha coagulato al Palazzetto dello sport di Viale Tiziano un pubblico di fedelissimi di 3.000 unità che ora contestano in blocco i nuovi avventi e rischiano di lasciare senza tifo le nuove franchigie. Roma nel basket peraltro ha molto da farsi perdonare. Dopo anni di modesta gestione al risparmio la Virtus Roma dei rinunciatari Toti, si auto-retrocesse (un altro favore extra-regolamentare) prima di uscire definitivamente di scena. In mezzo dieci anni di quasi totale vuoto per il basket nella capitale, un silenzio rotto dall’attuale incongruo e contraddittorio affollamento. Il futuro tra queste contraddizioni è un autentico punto nero. Peraltro anche l’attuale Virtus Roma, il terzo club, l’unico munito di diritto sportivo, si avvia a proporre una gestione non trasparente con l’ingresso di un fondo d’investimento. Questa prassi che già prodotto sconquassi e confusione nel calcio ora è di scena nel basket con le conseguenze che sono sotto l’occhio di tutti. E il merito sportivo? Beh, se ne parlerà un’altra volta…


