Iniziativa per associare all’Ue il Canada e aumento del costo del denaro negli Usa: in poche ore, mercoledì 16 settembre Donald Trump ha ricevuto due sberle, lui che, da quando s’è insediato, ha più volte ripetuto di volere fare del Canada il 51° Stato dell’Unione e chiede che il costo del denaro scenda.
Gli ‘anti-Trump’ del momento sono Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che mercoledì faceva l’annuale ‘discorso sullo stato dell’Unione’ davanti al Parlamento europeo in sessione plenaria, e Kevin Warsh, presidente della Fed, che mercoledì riuniva il suo Board.
La risposta del presidente, secondo Axios, sarebbe una nuova iniziativa di pace in Medio Oriente, non si sa quanto velleitaria: un incontro, la prossima settimana, quando a New York si riunirà ad alto livello l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con i leader dei Paesi del Golfo. Obiettivo: ridurre le tensioni sui mercati dell’energia e, di conseguenza, attenuare spinte inflazionistiche e frizioni internazionali.
Ue: UvdL, Carney e l’ipotesi di associazione del Canada
Nel ‘discorso sullo stato dell’Unione’, presente il premier canadese Mark Carney, la presidente della Commissione ha proposto d’aprire un percorso perché il Canada diventi il primo Paese associato all’Ue, non potendo divenirne membro perché l’adesione è riservata ai Paesi europei.
A mia memoria, non era mai successo che un discorso sullo stato dell’Unione europea ottenesse titoli d’apertura su media Usa: UvdL c’è riuscita, attirandosi le reazioni stizzite di Trump, che ora minaccia ulteriori dazi ai 27 – con il Canada, ha appena riaperto un’ennesima guerra commerciale -.
Il New York Times titola ironico: “Trump voleva fare del Canada il 51° Stato dell’Unione. Risultato: lo sta spingendo verso l’Ue… L’invito al Canada di associarsi all’Ue è un chiaro effetto della diplomazia di Trump, che spesso consiste nel minacciare gli amici più stretti dell’America…”.
Il giornale, come Politico, riconosce, tuttavia, che il percorso di associazione del Canada all’Ue s’annuncia pieno “di ostacoli significativi” e potrebbe non essere mai completato. Ma il segnale è chiaro: dentro e fuori l’Ue, gli alleati degli Stati Uniti stanno finalmente ‘facendo comunella’ e s’attrezzano per affrontare insieme le sfide poste da Trump. Che, infatti, afferma la Cnn, considera la proposta di UvdL a Carney “un atto ostile” e minaccia nuovi dazi.
Parlando il giorno dopo, giovedì 18, al Parlamento europeo, il premier Carney ha accolto con favore l’ipotesi associazione, senza però prendere impegni in tal senso, e ha chiarito che il suo obiettivo è rafforzare la capacità di resistenza del Canada, molto più esposto dell’Ue alle bizzarrie di Trump, così che nessuno possa controllarne i mercati, comprometterne la sovranità e imporgli delle scelte.
La mossa di von der Leyen, che sarebbe stata fatta senza un’adeguata consultazione con le capitali dei 27, non trova solo consensi. La newsletter Il Mattinale europeo cataloga la presidente come “regina europea delle promesse vuote”, mentre Politico inserisce la mossa canadese in un contesto più ampio “di contrasto alle minacce globali” che pesano sull’Unione europea, da Trump al clima all’IA, e di spinta “all’indipendenza europea” in una stagione “di grandi pericoli”. Di qui il progetto di costruire “coalizioni globali” per rafforzare la resistenza e tutelare le democrazie.
Usa: l’aumento del costo del denaro
L’aumento del costo del denaro negli Usa è stato deciso dalla Federal Reserve (Fed), cioè la Banca centrale statunitense, nonostante Warsh sia stato messo a quel posto da Trump col preciso mandato di abbassare i tassi d’interesse. Warsh ha preso il posto di Jerome Powell, che s’era sempre rifiutato di farlo dopo che Trump ha ri-assunto la presidenza e che a maggio ha concluso il proprio mandato.
All’unanimità, il Board della Fed ha deciso di innalzare di un quarto di punto, al 3,9% circa, il tasso di riferimento del costo del denaro, “per la prima volta da tre anni in qua”, sottolinea la Ap, sfidando le richieste di tagli di Trump. La mossa della Fed – spiegano i media – potrà comportare aumenti dei tassi di interesse sui mutui, i prestiti e le carte di credito e avere, quindi, conseguenze sui cittadini consumatori.
La Fed prospetta, inoltre, un secondo aumento al 4,1 % circa prima della fine dell’anno, ma quasi certamente dopo le elezioni di midterm del 3 novembre, nel tentativo di contenere l’aumento dell’inflazione, che è attualmente poco sotto il 4% e che è spinta in alto dall’aumento dei costi dell’energia conseguenza dell’aggressione israelo-americana all’Iran del 28 febbraio.
Trump ha immediatamente reagito criticando le decisioni della Fed e minacciando ritorsioni. Però, nelle ultime settimane, il magnate presidente ha fatto vari tentativi per calmierare i prezzi dell’energia: ad esempio, l’accordo con il Venezuela per la gestione di parte delle riserve petrolifere venezuelane; e l’invito a Ucraina e Russia a cessare la ‘guerra delle raffinerie’. Palliativi, a fronte degli sviluppi in Medio Oriente, dove la presa di controllo da parte degli Huthi, ribelli yemeniti sciiti pro-iraniani, dello Stretto di Bal el-Mandeb, che dà accesso al Mar Rosso, s’è appena sommata alle limitazioni della navigazione nello Stretto di Hormuz.
Il Wall Street Journal spiega che Warsh è convinto che l’aumento dei tassi “non frena l’economia” e pone l’accento “sullo shock petrolifero”: il che fa presagire “una lunga stagione d’ulteriori aumenti” del costo del denaro. Il Washington Post calcola che i prezzi dell’energia stiano per fare “un balzo in avanti ulteriore” e crede che il peggio debba ancora venire: le previsioni negative sull’impatto sull’economia della guerra con l’Iran vanno oltre le elezioni di midterm e “contrastano con i messaggi ottimistici dell’Amministrazione Trump”.
Dalle decisioni della Fed, per contro, emerge una notevole sintonia con l’atteggiamento della Bce: Warsh e Christine Lagarde formano una coppia meglio assortita di Trump e UvdL.


