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    Home»Stroncature»Una Repubblica fondata sui quiz
    Stroncature

    Una Repubblica fondata sui quiz

    Daniele PotoDi Daniele PotoMarzo 19, 20260 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    L’Italia è una repubblica televisiva fondata sui quiz. Ma non quelli che nella fase costruttiva del tentativo di educare e alfabetizzare gli italiani contavano su programmi come Lascia e raddoppia e Non è mai troppo tardi. Nel quizzesco primo caso l’erudizione era al centro della scena, Il pubblico da casa (spesso affollato in spazi collettivi per la fruizione dello schermo televisivo, tutto è partito nel 1954) rimaneva con la bocca aperta di fronte alle mirabolanti risposte fornite da Longari o di Marianini, esempi preclari di assoluti signori della materia prescelta. Oggi il quiz secolarizzato è tutt’altra cosa. Spesso copiato da format esteri ha abbassato il livello per portarsi all’ABC funzionale dello spettatore da casa che, ora si, può rispondere al posto del concorrente e gloriarsi per la propria cultura.

    Rai, Mediaset ma ora anche la Nove, in un meccanismo di cannibalizzazione degli ascolti per resistere nella guerra dell’audience, puntano sui quiz nella versione più sgraziata e pedestre, introducendo l’animazione quasi che lo spirito di Giochi senza Frontiere dovesse inocularsi nelle nuove proposte. E- fateci caso- i nuovi tycoon sono conduttori spesso senza una grande personalità che si sono imposti grazie agli ascolti milionari dei quiz: Amadeus, Carlo Conti, Paolo Bonolis e, ora, trionfante, Stefano De Martino a cui basta il successo di un programma per venire promosso alla direzione artistica di Sanremo mentre rimangono, quelle si, un autentico quiz le sue competenze musicali.  Scansando l’eccezionalità dell’Olimpiade, di grandi eventi sportivi, dei film di Zalone, i quiz in pole position degli ascolti perché non scadono mai e possono durare tutta una stagione con grande propulsione pubblicitaria, tra una risposta e l’altra.

    Nelle forme più raffinate il quiz diventa infotainment ovvero un mix di informazione e intrattenimento. Condurre un quiz senza saper cantare, ballare, recitare, diventa un investimento curriculare ambito per chi fa televisione. Non sapremo ricorrere a particolari aggettivazioni per descrivere il gran mestiere di Gerry Scotti che sulle reti berlusconiane spesso vince la sfida con la Rai se non ammirare il suo gran mestiere e la resistenza nei decenni con le qualità di sempre: bonomia, gran mestiere, affettazione, empatia con i concorrenti. Nel programma de La Nove il giudizio implicito sta nel titolo: Cash or Trash, chi offre di più? Valorizzeremo nella valutazione soprattutto il trash anche considerando il valore artistico del conduttore Paolo Conticini, uno che deve tutto in carriera alla speciale amicizia con Christian De Sica. Come definisce la Rai Affari tuoi il programma del Prime Time, re di ascolti? Game show. Anche la concorrenza con La Ruota della fortuna sta dentro questa nuova definizione. Qui sta la furbizia dell’operazione: rimodellare un programma di vecchia generazione con arricchimenti e cotillon.

    Fingendo di cambiare genere con una pennellatina di colore. E per chi non fosse sazio di quiz può sempre tenere acceso il televisore fino all’1.35 su Rai uno per gustarsi la replica de L’eredità. Perché nei quiz non si butta niente. Se vi riproponessero in prima serata la puntata di un quiz vecchio di un anno forse ve ne accorgereste? Il revival dei quiz va bene anche storicamente se inserito nella drammatica vicenda di Enzo Tortora. Non a caso la nuova serie che deve convincere gli italiani ad abbonarsi a HBO porta la firma di Marco Bellocchio e un titolo che rimanda a un prestigioso programma quiz del passato: Portobello. Avanti c’è posto oggi per i Mike Bongiorno del terzo millennio televisivo anche se la qualità della proposta risulta non pervenuta.

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    Daniele Poto

    Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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