Si trovano tutte nel Nord Italia le aree idonee ad accogliere le future centrali a fusione nucleare. Si trovano lungo il Po tra le province di Milano, Cremona e Venezia ed è una notizia che apre uno squarcio in una prospettiva molto suggestiva. Arriva dalla Germania, dove uno studio commissionato dall’azienda Gauss Fusion, partner della italiana Enea, ha individuato le potenziali aree in nove Paesi europei, tra cui l’Italia.
Il tema dell’energia nucleare di terza e quarta generazione è al centro del dibattito pubblico europeo con investimenti importanti da parte delle società energetiche. Nessun Paese, però, ha ancora fissato le modalità per costruire e mettere in produzione le centrali. L’Ue ha ribadito i principi generali della transizione energetica, ha confermato la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2040 e mantenuto la scelta di un mix energetico che include il nucleare. I governi, in pratica, sono stati messi nella condizione di programmare un futuro a lungo termine e si aspetta che rispondano.

La pianificazione per le centrali a fusione dipende evidentemente dai risultati delle sperimentazioni in corso, ma non è irrealistico pensare di attivare gli impianti dal 2040 in avanti. Lo studio sui siti idonei contribuisce, dunque, a programmare il futuro. Condotto in collaborazione con l’Università Tecnica di Monaco (TUM), lo studio mappa i cluster industriali e i siti energetici già esistenti che possono ospitare la prima generazione di centrali a fusione. L’attesa per il passaggio graduale al nucleare incontra ancora resistenze, ma il tempo le indebolirà, perché le energie rinnovabili – da incrementare sicuramente- non riusciranno a sostenere il mercato dell’energia. Ora le localizzazioni sono state individuate in Germania, Francia, Italia, Spagna, Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Austria e Repubblica Ceca. Si tratta prevalentemente di aree che si trovano in centri industriali o conurbazioni ad alto fabbisogno energetico. Da questo punto di vista, appare chiaro che il nucleare che verrà, avrà bisogno di alcuni anni per raggiungere una quota considerevole di produzione, soprattutto in Paesi come l’Itala che partono da zero. Ma una buona pianificazione dice che a usufruirne saranno prima di tutto le aziende e poi via, via le famiglie e gli altri comparti e settori della società. La storia dei Paesi dove il vecchio nucleare si è affermato decenni addietro racconta questo. E non è un caso se lo studio tedesco ha valutato criteri tecnici, ambientali, connettività alla rete, possibilità di riconversione delle infrastrutture energetiche esistenti. Uno studio da non riporre nel cassetto e da cominciare a portare sui territori per spiegarlo, prenderlo come base di discussione e punto di partenza. In particolare in Italia più incline a frenare che a incoraggiare