La salute delle città italiane è proporzionale alla confusione su come curarla. Da qualche tempo sembra che sollevare il velo sulle malattie di origine ambientale, che dalle strade arrivano nel nostro corpo, sia una stravaganza da iper-ecologisti. Abbiamo smarrito tutti il senso di comunità ? Eppure, a milioni, ogni giorno, ci muoviamo, andiamo al lavoro, manteniamo le relazioni umane e sociali sotto una coltre nociva di fumi, scarichi di mezzi, CO2. Il grande tema cui si collega la salute delle città in cui viviamo è la mobilità.
Roma 30 Km all’ora

L’Italia ha una mobilità sostenibile larga ? Un ecosistema che in media che tenga insieme attività lavorative e di tempo libero ? All’inizio di un nuovo anno la risposta è: no. Chi deve pensarci è preso da questioni certamente impellenti, ma tra le quali l’inquinamento da mobilità figura a malapena. I 30 km all’ora inaugurati nel centro storico di Roma, dopo altre città, sono una tiepida risposta. Ma veniamo al punto. Gli spostamenti sostenibili si trovano in una fase di profonda trasformazione, segnata da un macroscopico paradosso. Da un lato c’è la consapevolezza ambientale dei cittadini con la domanda di servizi innovativi che ha raggiunto livelli mai registrati prima. Dall’altro, le infrastrutture urbane faticano a tenere il passo verso quella modernità necessaria e indispensabile che renderebbe tutti noi meno preoccupati e cagionevoli. Si tratta di investire, programmare, ascoltare, decidere.
Indagini affidabili

Due recenti Rapporti MobilitAria e Sharing Mobility 2025/2026 , confermano che tutti coloro che si impegnano per migliorare la qualità dell’aria, le emissioni, la prevenzione di malattie respiratorie, finiscono contro un muro di dati drammatici. Finché la politica a livello territoriale non fissa la mobilità come cardine di processi umanizzati, senza fughe in avanti destabilizzanti, non avremo un cambiamento nelle abitudini e nel costume degli italiani. La sostenibilità sociale, di cui si interessano sociologi ed economisti, evidentemente deve ancora trovare spazio nel nostro Paese. E le patologie respiratorie, in aumento in ogni fascia di età, sono il brutto certificato di malattia di un Paese sconnesso da trasformazioni epocali.
Sindaci “attivisti”

Qualche squarcio, tuttavia, il Rapporto sulla Sharing mobility ce lo offre. Nel 2025 gli italiani hanno effettuato 60 milioni di noleggi: un numero indicativo della rinuncia al possesso di un’auto privata. Un record con una polarizzazione geografica, però, perché Roma e Milano da sole concentrano oltre il 50% dei noleggi nazionali. In parallelo, 16 capoluoghi di provincia di medie dimensioni, hanno perso i servizi di sharing negli ultimi due anni, a causa dei costi troppo alti. Il noleggio di un mezzo, per un tempo limitato e a costi ragionevoli, può essere una soluzione. Ma il vero gap da colmare, sono le infrastrutture per spostarsi, i soldi da spendere in piste ciclabili, i mezzi pubblici efficienti, le concessioni di licenze per taxi, i piani di viabilità, i parcheggi a prezzi accessibili. Tutte cose da fare, se si avesse contezza che nelle nostre città si concentrano i maggiori pericoli per la salute e il benessere collettivo. Finché i sindaci – si, loro, prima e più di tutti – non diventeranno “attivisti”, non imbracceranno la bandiera di una mobilità moderna ed efficiente, gli obiettivi di miglioramento delle condizioni di vita degli italiani resteranno stampati nelle relazioni per convegni e seminari di studio.