Nella serata di lunedì 8 settembre si è disputata, per la qualificazione ai Mondiali del 2026, la partita di calcio Israele/Italia, che, per ragioni di sicurezza, è stata giocata in Ungheria. L’opinione pubblica è apparsa divisa sulla opportunità di far partecipare la nazionale di calcio all’incontro al fine di contestare i comportamenti aggressivi di Israele, che hanno trasformato una giusta reazione ai fatti del 7 ottobre 2023 in una cruenta occupazione dei territori di Gaza.
Senza entrare nel merito di una vicenda complessa e annosa, che potrà risolversi solo con la effettiva (speriamo non utopistica) realizzazione dei due diversi stati per i due popoli , cosa che avrebbe dovuto farsi nel 1948 ad opera degli inglesi, che invece preferirono disinteressarsi del problema lasciando quei territori, e’ invece necessario ricordare il ruolo che lo sport ha da sempre avuto per avvicinare i popoli e stimolare il dialogo (si pensi alle olimpiadi della antica Grecia che sospendevano le guerre durante la loro celebrazione).
Non è compito della Federazione valutare la opportunità della partecipazione, dovranno essere gli organismi internazionali, che regolano lo Sport salvaguardando la sua autonomia, ad operare tale valutazione. Pertanto, è giusto disputare la gara, piuttosto (nella partita di ritorno, che sarà giocata in Italia ad Udine) le nostre autorità, civili e politiche dovrebbero utilizzare l’occasione per sottolineare la necessità di un ritorno alla normalità e di cessare i comportamenti oppressivi nei confronti della popolazione palestinese!