Come sapete bene la notte fra il 29 e il 30 aprile alcune barche militari israeliane hanno assalito 20 barche a vela appartenenti alla Global Sumud Flotilla che si dirigevano verso Gaza con una azione di protesta pacifica. Questo è avvenuto a 600 miglia nautiche da Gaza e a 150 miglia dalle coste di Creta.
Si è trattato di un assalto nel mare aperto nel più completo disprezzo del diritto internazionale del mare regolato dalla Convenzione ONU di Montego Bay firmata nel 1982 ed entrata in vigore nel 1994.
La Convenzione è stata firmata da 168 Stati e ratificata da 158. Si tratta praticamente della più larga maggioranza degli Stati del mondo, compresa l’Unione Europea, mentre gli Stati Uniti e Israele l’hanno soltanto firmata ma non ratificata.
È vero che la firma di una Convenzione così importante dovrebbe essere consacrata dalla sua ratifica che spetta in genere ai parlamenti degli Stati perché la ratifica la trasforma completamente nei sistemi giuridici nazionali, assicurati dai giudici. Però uno Stato serio si impegna già con la firma e molte parti della Convenzione facevano già parte del diritto interno israeliano. Inoltre una convenzione di tale importanza, secondo il diritto internazionale, anche se non ratificata, diventa giuridicamente vincolante, perché il diritto internazionale considera anche la consuetudine come fonte di diritto.
È chiaro che Trump e Netanyahu se ne fregano del diritto internazionale e che hanno sostituito la logica della forza a quella del diritto. Questo lo sanno non solo gli esperti del diritto internazionale, ma la libertà del mare è stata uno dei fondamenti della convivenza fra popoli e nazioni. In linea di principio il mare è un bene libero e comune e la navigazione “innocente”, cioè senza minacce armate, dovrebbe essere consentita anche nel mare territoriale degli Stati che, sempre secondo la convenzione, si estende per 12 miglia dalla costa, con anche una fascia chiamata Zona Contigua, di altre 12 miglia, dove gli Stati rivieraschi possono effettuare controlli di sicurezza e polizia, sempre però per prevenire reati o minacce violente.
In questo caso però Israele ha violato ogni forma di libertà del mare aggredendo la Flotilla con una azione che può essere definita soltanto come un atto di reale pirateria. Purtroppo quando si arriva a un tale livello di crimine e violenza, soprattutto nelle acque libere, dovrebbe finire l’ipocrita condanna verbale di questi atti che continuiamo a constatare da parte dei politici italiani e di molti altri paesi del mondo. Quando si arriva a un tale livello di disprezzo del diritto anche di protesta pacifica, persino fuori dalle zone di competenza dello stato (24 miglia), le chiacchiere stanno a zero. La navigazione nel libero mare deve essere protetta seriamente da attacchi ingiustificati e criminali con mezzi adeguati, che purtroppo devono finire per essere la protezione della Marina Militare degli Stati dei quali le navi in navigazione battono la bandiera. Non si può più rispondere a criminali atti di pirateria con dichiarazioni e condanne verbali, occorre che ogni nave italiana o di qualsiasi paese, sia protetta dalla Marina Militare che ha diritto di difendere il naviglio che batte la propria bandiera con le armi contro attacchi illegali e ingiustificati.
Sembra che ai nuovi dittatori, come i tre criminali che governano Israele, sia lasciata compiere ogni forma di violenza, anche sul mare che ha rappresentato una libertà difesa in tutta l’antichità, così come è obbligatorio per qualsiasi nave andare a salvare persone in difficoltà su ogni angolo di mare.
I prepotenti e i criminali vanno colpiti con armi e cannoni quando pensano di poter fare tutto quello che vogliono in barba ad ogni regola.
La debolezza non ha mai impedito questi crimini e il mondo occidentale ha dovuto faticare per molti anni con la guerra, sessanta milioni di morti, per evitare che Hitler si impadronisse del mondo. Al prepotente che entra in casa mia armato di un bastone, devo rispondere immediatamente con tutte le armi che ho a disposizione, per fargli capire che con la violenza non otterrà nulla. Solo dopo che l’aggressore e l’aggredito si troveranno per terra, magari sanguinanti, si potrà avviare una discussione, un negoziato.
Dobbiamo tutelare la pace in ogni modo possibile ma quando il prepotente crede solo alla violenza bisogna fargli capire, con la stessa violenza, che in quel modo non otterrà nessun risultato.


