Nel diritto internazionale esiste il principio Ex injuria jus non oritur (il diritto non origina dall’ingiustizia).

Si tratta di uno dei principi fondamentali (!), potremmo dire cardine, del diritto internazionale. Esso significa che gli atti illegali non generano diritto, che le violazioni del diritto non possono costituire una base giuridica legittima.

Questo principio è inoltre alla base della Stimson Doctrine, la cui origine è direttamente collegata alla posizione degli Stati Uniti, in particolare sulla questione dell’aggressione del Giappone contro la Cina, all’inizio degli anni Trenta.

In risposta all’occupazione giapponese della Manciuria, gli Stati Uniti dichiararono che non avrebbero riconosciuto alcun cambiamento dello status territoriale realizzato mediante l’uso della forza. Si trattava della concreta applicazione del principio Ex injuria jus non oritur.

Alla Dottrina Stimson fecero riferimento anche gli Stati Uniti nella Dichiarazione Welles del 1940, condannando l’occupazione dei Paesi baltici da parte dell’Unione Sovietica e rifiutando di riconoscere l’annessione di Lettonia, Lituania ed Estonia.

Questa rimase la posizione ufficiale degli Stati Uniti fino a quando i Paesi baltici non ristabilirono la propria indipendenza nel 1991.

Foto di Alexander Chernitsky

Foto di Alexander Chernitsky

Quando Donald Trump ha iniziato a parlare apertamente del riconoscimento della Crimea come territorio russo, mi sono posta una domanda: ricorda gli impegni assunti dagli Stati Uniti proprio durante la sua presidenza? E annunciati dal suo stesso Segretario di Stato?

Si tratta della Dichiarazione sulla Crimea, o come viene comunemente chiamata, della Dichiarazione Pompeo. Un documento in cui viene confermato il mancato riconoscimento dell’annessione della penisola e viene proclamata una politica di lungo periodo di rifiuto del riconoscimento delle pretese della Russia su un territorio conquistato con la forza, in violazione del diritto internazionale.

La Dichiarazione è stata pubblicata dal Dipartimento di Stato il 25 luglio 2018, dieci giorni dopo l’incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin a Helsinki. Cito:

«…Insieme ai nostri alleati, partner e alla comunità internazionale, gli Stati Uniti respingono il tentativo della Russia di annettere la Crimea e si impegnano a mantenere questa politica fino al ripristino dell’integrità territoriale dell’Ucraina…»

Foto di Alexander Chernitsky

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Oggi il documento è stato rimosso dal sito ufficiale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, cosa che di per sé ricorda il comportamento di un bambino piccolo che si copre gli occhi con le mani e crede di non essere più visibile.

Aggiungiamo ancora un ulteriore elemento.

Le disposizioni della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati del 1969 (artt. 51 e 52), così come i principi sanciti dall’Atto finale di Helsinki (1975), stabiliscono l’inammissibilità di qualsiasi forma di coercizione nella conclusione degli accordi internazionali.

L’Atto di Helsinki ha inoltre consacrato l’inviolabilità delle frontiere esistenti in Europa e l’inammissibilità di qualsiasi “annessione” o “incorporazione” realizzata mediante l’uso della forza.

Che l’aggressore violi le norme del diritto internazionale è, purtroppo, un fatto prevedibile. Che il mondo civile si sia rivelato impreparato a questo scenario e non sappia come fermare l’aggressione è, in un certo senso, anch’esso comprensibile. Ciò che non è normale è la legalizzazione dell’aggressione sotto le spoglie della sua cessazione. E qui la questione non è nemmeno di natura morale, bensì di estrema pericolosità. Questo può condurre a conseguenze imprevedibili, e il mondo non vedrà un solo Putin, ma decine di Putin.

Avevo annotato queste riflessioni già nel corso del 2025. Oggi, quando al Congresso degli Stati Uniti è stato presentato un disegno di legge sull’annessione della Groenlandia  e il presidente Trump discute apertamente persino un’ipotesi di annessione con l’uso della forza, comprendo che quelle mie riflessioni oggi suonano quasi ingenue…

Il mondo civile si sta voltando e cammina con passo deciso verso il Medioevo.